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Economia

Oggi la firma sull’accordo Ue-Mercosur ma la partita è aperta

Mercoledì il dibattito all'Europarlamento: i Patriots chiamano la Corte di Giustizia

di Cristiana Flaminio -

epa11955083 Ursula von der Leyen, European Commission President, speaks during a debate on 'European Council meetings and European Security' at the European Parliament in Strasbourg, France, 11 March 2025. The EU Parliament's session runs from 10 till 13 March 2025. EPA/RONALD WITTEK


Oggi è il gran giorno della firma sull’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur. Lontano dal freddo della Groenlandia, al caldo dell’estate sudamericana, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il numero uno del Consiglio Europeo Antonio Costa sigleranno l’intesa che aprirà i mercati tra il Vecchio Continente e l’America Latina. Un fine settimana in Paraguay per scongelare un po’ la statica e zoppicante economia europea e per allontanarsi dal dossier artico. Foto, incontri e strette di mano. Poi si torna alla realtà. E non sarà per niente dolce per i vertici Ue.

La firma non termina la partita Ue-Mercosur

Già, perché va bene la firma ma l’accordo Ue-Mercosur dovrà essere ratificato dal Parlamento europeo. Ciò significa che la signora Ursula dovrà, al solito, ascoltare le richieste (o le pretese, a seconda dei punti di vista) dei gruppi e poi allargare i cordoni della borsa. È il solito schema. Bizantino ed estenuante. Non c’è gran visione, c’è però un parlamento che sembra aver accettato un ruolo subalterno al potere esecutivo comunitario. E che, però, quando c’è da pungere e contare, una volta tanto, è pronto a vendere (in senso figurato, si capisce) cara la pelle.

L’offensiva dei Patriots, il ruolo dell’Eurocamera

La sfida migliore, a Ursula, ancora una volta gliela offriranno i Patriots europei. Che hanno deciso di denunciare il trattato e di chiedere l’intervento della Corte di giustizia. Ritengono che la Commissione abbia agito forse troppo precipitosamente. E che l’accordo col Mercosur non sia compatibile ai trattati Ue. Se l’Eurocamera votasse sì, spedendo al vaglio della corte Ue l’analisi del trattato, inizierebbe sul serio una guerra di logoramento. Capace di rinverdire i fasti delle tensioni sul Ceta, il trattato euro-canadese che oggi ancora, nonostante sia in vigore dal 2017, lo è provvisoriamente. Ursula, per controbattere ai Patriots, spedirà in aula il commissario Maros Sefcovic. Mercoledì sarà l’appuntamento decisivo. L’ennesimo. Intanto la battaglia sull’opinione pubblica non è mica finita.

Chi sfida chi

Gli agricoltori sono ancora infuriati, coi francesi in testa. Da Bruxelles si ostinano a dire che basterà l’intesa con il Sudamerica a compensare il gap del mancato commercio con la Cina. La sfida, sotto il profilo economico, è tra l’industria e l’agricoltura. Anzi, per dirla meglio: tra l’industria tedesca, e le filiere che da essa dipendono (come, per esempio, buona parte del tessuto produttivo italiano) e il settore primario. Un braccio di ferro che, politicamente, arride (al solito) alla Germania. Che ha trovato nell’Italia, rassicurata dalle ulteriori garanzie messe a sostegno dell’intesa per meglio tutelare la posizione degli agricoltori (tra cui l’anticipo miliardario per la Pac), un solido alleato. La partita, dunque, non si chiude certo domani. Ma, anzi, si potrebbe quasi dire che con la firma dell’accordo Ue-Mercosur rischia di riaprirsi. Tanto dipenderà da ciò che accadrà a Strasburgo mercoledì prossimo. Non sarà facile per Orban e i suoi (tra cui i leghisti italiani) spuntarla. C’è da capire cosa faranno (e chiederanno) da sinistra, tra socialisti e verdi. Che sempre, in queste bagarre, sanno infilarsi.


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