Ecco le linee guida di Bruxelles, l'apertura a Pechino mentre Berlino punta a un accordo Ue di libero scambio con l'India
Ok, il prezzo è…minimo per le auto elettriche. Segnali di disgelo nella guerra commerciale tra l’Unione europea e la Cina. C’è un canovaccio su cui poter costruire, forse, un’intesa sul futuro dell’automotive elettrico. Detta meglio: Bruxelles ha proposto a Pechino l’imposizione di una sorta di “prezzo minimo” da imporre alle auto Bev cinesi sul mercato europeo. E il Dragone sarebbe propenso ad accettare l’offerta. Se l’affare si chiude, forse, potrebbe rientrare tutta la tensione che ha caratterizzato l’ultimo anno. E, probabilmente, riaprire – seppur a condizioni diverse – i ponti del dialogo commerciale tra le due sponde del continente eurasiatico.
Non solo auto elettriche: prezzo minimo per il disgelo Ue-Cina
L’annuncio è arrivato ieri mattina da Pechino, a distanza di qualche ora è giunta pure la conferma da Bruxelles. L’Unione europea ha pubblicato un documento con le linee guida per “valutare alternative ai dazi” che sono stati imposti sulle auto elettriche cinesi. Si tratta di una sorta di vademecum a uso e consumo degli esportatori e produttori cinesi. Una sorta di manuale d’istruzioni per fare il prezzo (minimo) da praticare sui mercati del Vecchio continente per le auto elettriche. E, inoltre, le indicazioni per i canali di vendita, le compensazioni e gli investimenti sul territorio Ue. Insomma, una serie di requisiti da tenere presenti per tornare a lavorare sui mercati Ue senza dover sottostare alle tariffe imposte da Bruxelles e che pesano oggi tra poco meno dell’8% e il 35,3%. Un’apertura, da parte della Commissione Ue, a cui corrisponde una promessa. Ossia quella a trattare e a valutare ogni proposta “in modo obiettivo ed equo” tenendo ben presente i principi di “non discriminazione” e di “conformità alle nome del Wto”.
Un anno di guerra (commerciale)
L’Europa apre, dunque, al dialogo con Pechino. Dopo aver passato un anno intero a battagliare tra tariffe incrociati e dazi veri, non solo annunciati. L’Ue, a gennaio scorso, aveva chiuso l’indagine sulle auto elettriche cinesi ravvisando la concorrenza sleale dovuta ai sussidi statali che avrebbero avvantaggiato le imprese asiatiche. Accuse a cui la Cina ha replicato con durezza, sanzionando tutta una serie di prodotti dell’agroalimentare, dai formaggi fino ai superalcolici. Un braccio di ferro che dura ancora in attesa di una tregua. E che pesa, per l’Europa, pure su altri settori economici, a cominciare proprio dall’automotive. E ieri i dati diffusi da Mercedes, che ha venduto nel 2025 il 10% in meno di veicoli, lo dimostra. Perdere il mercato cinese non è un affare. Ma la battaglia per le auto del futuro è ancora aperta. E in vantaggio ci sono, chiaramente, i cinesi.
Perché il Dragone vende (e noi no)
Il marchio Byd ha superato già nel 2025 Tesla nei volumi di vendita globali. E non poteva essere altrimenti. Se è vero il dato che arriva da Bruxelles, secondo cui il valore complessivo dell’import Ue di auto Bev prodotte in Cina è poco meno che decuplicato nel breve volgere di tre anni. Passando dagli 1,6 miliardi del 2020 a ben 11,5 miliardi nel 2023. Un segnale fin troppo forte della sproporzione tra Europa e Cina. Con la prima a rischio desertificazione e la seconda, invece, sempre più capace di aggredire i mercati. Anche in virtù di una strategia complessiva che, al netto della vicenda sussidi, è stata completamente diversa rispetto a quella scelta dal comparto in Occidente. Se qui le case automobilistiche hanno cercato, più che la concorrenza, una sorta di collaborazione, in Asia invece s’è assistito a una vera e propria battaglia per la sopravvivenza. Che s’è conclusa con la sopravvivenza delle aziende più forti. O meglio, quelle più competitive. Il resto l’hanno fatto gli obiettivi green che l’Europa s’è imposta da sola. Per raggiungere i quali, Bruxelles non può non dialogare con quella che sta diventando la prima potenza mondiale per quanto riguarda l’automotive elettrico.
E la Germania punta all’India
Fatto che apre alle questioni di opportunità e convenienze reciproche, in un’epoca travagliata con i dazi americani che già pesano (e tanto) sulle economie globali. A questo proposito, dopo l’ok all’intesa Mercosur, sono state più che interessanti le parole pronunciate dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Che, ora, apre a un’intesa commerciale con l’India. Da raggiungere, magari, già entro il 27 gennaio prossimo, quando Ursula von der Leyen, insieme al presidente del consiglio europeo Antonio Costa volerà a Nuova Delhi per un vertice con il premier indiano Narendra Modi. Per Merz, un’intesa sarebbe “urgentemente necessaria” rappresentando “un’opportunità che non possiamo e non vogliamo lasciare inutilizzata”. Il dialogo tra India e Germania è buono e per Berlino aprire una via del cotone diretta con lo sterminato mercato del subcontinente rappresenterebbe un successo. E una possibile soluzione al commercio estero, prima tedesco e poi europeo, minacciato dalla “chiusura” decretata da Trump e dalle sue tariffe doganali. Un prezzo neanche così minimo e non solo per le auto elettriche ma per dare fiato a un’economia alla ricerca di clienti internazionali.