Ora serve un governo forte per la stabilità e le riforme promesse
Per vincere serve anche e soprattutto lavorare bene sulla comunicazione. L’esito del referendum è anche e soprattutto una questione di comunicazione – difettosa quando non sbagliata quella della maggioranza; sleale, scorretta, piena di fake news ma vincente quella delle opposizioni e delle toghe politicizzate. Troppo tecnica la comunicazione degli esponenti del governo, è la critica più diffusa. In sostanza, pure se la maggioranza ha detto la verità sulle ragioni del Sì e sulla bontà della riforma della magistratura, hanno vinto le bugie della sinistra. Perché la demagogia e la propaganda – il famigerato “attentato alla Costituzione” – in comunicazione spesso hanno la meglio sull’onestà intellettuale.
A proposito di comunicazione sbagliata da parte del governo, con le dimissioni del capo di gabinetto del ministero della Giustizia Bartolozzi, si può voltare pagina sulle accuse ai magistrati. Altro discorso le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Delmastro, che comunque arrivano per “disarmare” le toghe politicizzate, oltre che le opposizioni. Con queste dimissioni dunque possiamo considerare chiuso il capitolo referendum. Ora dobbiamo guardare avanti e a nostro avviso questo governo ha la responsabilità di continuare a garantire stabilità al Paese e di proseguire sulla strada delle riforme.
Ma per farlo a pieno titolo e a pieno mandato forse ha bisogno di una nuova investitura popolare e non soltanto della fiducia in Parlamento. Il governo vuole portare avanti l’iter di modifica della legge elettorale, per esempio. Ma a conti fatti, forse il tempo stringe. Meglio una nuova legge elettorale o una nuova vittoria alle elezioni per avere altri cinque anni per fare le riforme promesse? La strada del governo in qualche modo non solo si restringe ma è anche a un bivio.
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