PA e PNRR: la corsa per non mettere a rischio gli investimenti

Il 2021 è stato un anno di transizione anche per la pubblica amministrazione, chiamata ad attuare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma a causa della sua attuale strutturazione, con il minimo storico di dipendenti, l’alta anzianità, le ancora scarse competenze digitali e manageriali, la PA è a rischio di non riuscire a spendere in maniera efficace e nei tempi richiesti gli oltre 300 miliardi di euro di risorse tra PNRR e Fondi strutturali 2021-2027. Se solo si ricorda che nel periodo 2014-2020 l’Italia è stata capace di assorbire solo il 44% dei fondi europei. E che, allo stato, è prevista una capacità di spesa (30 miliardi l’anno nei prossimi 9) che è dieci volte superiore rispetto a quella dimostrata negli ultimi sette anni (circa 3 miliardi l’anno di fondi strutturali).

Le urgenze di potenziamento della capacità amministrativa con l’aumento delle competenze interne alla PA, la digitalizzazione e la semplificazione amministrativa, sono al centro della settima edizione dell’Annual Report di Forum Pubblica Amministrazione (FPA), che riassume i principali fenomeni del 2021 e gli scenari futuri della PA italiana.

Nel 2021 diverse nuove importanti iniziative hanno supportato la macchina pubblica. Dal nuovo “alfabeto della PA” del ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (Accesso, Buona amministrazione, Capitale umano, Digitalizzazione) allo sblocco dei concorsi. Dallo snellimento delle procedure ai rinnovi dei contratti collettivi del pubblico impiego.

Sono cresciuti gli strumenti nazionali per la PA digitale con 27,4 milioni di identità Spid rilasciate, 24,5 milioni di download dell’app IO, 182 milioni di transazioni su pagoPA. Ci sono però ancora segnali di reazione e non di trasformazione radicale. Nel lavoro pubblico, a fine 2021 nessuno dei concorsi sbloccati si è ancora concluso con le assunzioni previste e si è appiattito il confronto sul tema dello smart working. Nel campo della trasformazione digitale, alla crescita della domanda di servizi digitali non sempre è corrisposta una maturità di offerta da parte delle amministrazioni.

Un dato che si rileva anche dalla seconda edizione dell’Osservatorio PA “La Pubblica Amministrazione di fronte alle sfide dell’innovazione”, l’indagine demoscopica realizzato da FPA in collaborazione con l’Istituto Piepoli nel dicembre scorso: l’80% del campione ritiene che la digitalizzazione della PA produca benefici per cittadini e imprese ma quasi la metà, il 47%, risponde che nell’ultimo anno i servizi pubblici non sono sostanzialmente cambiati per livello di efficienza e qualità, in presenza c online.

“Dopo anni di indebolimento del settore pubblico e mancati investimenti in persone, competenze e innovazione organizzativa, oggi è necessario sostenere le amministrazioni nella grande sfida del PNRR – dice Gianni Dominici, dg di FPA -. Un piano che è stato calato dall’alto e oggi richiede un potenziamento della capacità amministrativa, con nuove competenze, semplificazione e accompagnamento costante per ovviare al ritardo e all’impreparazione con cui siamo arrivati all’appuntamento. È necessario, supportare i territori nell’attuazione, comprendendo i bisogni delle comunità locali e mettendo a sistema le migliori esperienze. E restituire valore alle persone che lavorano nella PA, dando voce a progetti, iniziative, proposte e considerazioni di coloro che saranno i protagonisti del cambiamento”.

Luci e ombre anche nella lettura di Carlo Mochi Sismondi, presidente di FPA: “Nel 2021 non sono mancati alcuni importanti rinnovamenti per la PA italiana. In particolare l’alfabeto per la PA proposto dal ministro Brunetta è un’opera di rigenerazione delle amministrazioni, che punta a sanarne i deficit più gravi con una forte attenzione alle persone. È necessaria però anche una riforma della dirigenza, grande assente dal panorama legislativo degli ultimi decenni, e una nuova valorizzazione dei manager pubblici che dovranno trasformare gli obiettivi del PNRR in programmi e progetti. Serve valorizzare le professionalità presenti e un qualificato ricambio generazionale, inserendo innovazione, determinazione, visione di sistema, sensibilità al dialogo con altri soggetti pubblici e privati”.

Il PNRR come strumento per superare il digital delay: “L’Italia ha di fronte a sé la grande opportunità di recuperare finalmente il ritardo digitale dai paesi più avanzati grazie alla disponibilità dei fondi del PNRR e all’elettroshock culturale generato dalla pandemia – dice Andrea Rangone, presidente di DIGITAL360 -. La differenza, come sempre, la faranno le persone, nei loro rispettivi ruoli: politici, governanti, manager, imprenditori, professori, studenti, che sapranno sfruttare questo scenario per cambiare e per contribuire a questa grande sfida”.

Il pianeta PA è in continua trasformazione. Sono 3,2 milioni i dipendenti pubblici italiani, che a fine 2020 hanno toccato il minimo storico degli ultimi 10 anni. Il 16,3% dei dipendenti ha più di 60 anni, appena il 4,2% è under 30. Oltre 500.000 lavoratori hanno oltre 62 anni e 183mila superano 38 anni di anzianità di servizio. Il rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro 2019-2021 riguarda 2,6 milioni di addetti a cui si aggiungono 600mila dipendenti non contrattualizzati. Il decreto-legge 44/2021 ha sbloccato i concorsi pubblici, ma a dicembre 2021 nessuno si era ancora concluso con le assunzioni previste. Non il concorso per i 2.800 tecnici per il Sud impantanato nella difficoltà di trovare candidati idonei, né quello per 2.736 funzionari amministrativi della PA centrale, né quello per 1.541 profili per l’Ispettorato del lavoro, né il concorso per 1.502 assistenti alla fruizione museale per cui a fine 2021 non si erano ancora svolti gli orali, oltre due anni dalla pubblicazione del bando. In questo scenario, l’Osservatorio PA di FPA e l’Istituto Piepoli rilevano che per il 49% degli Italiani lo Smart Working nella PA è un’opportunità per un’amministrazione più efficiente e moderna, per il 19% è ininfluente, mentre per il 32% c’è il rischio che faciliti assenteismo e comportamenti opportunistici.

E sullo stallo della formazione dei dipendenti pubblici, l’Italia segna il passo, perché ha continuato in questi anni ad investire poco. Secondo gli ultimi dati ufficiali della Ragioneria Generale dello Stato (2019) l’investimento complessivo è stato di 163,7 milioni di euro, 110 milioni in meno rispetto a 10 anni fa, per una media di 1,2 giorni di formazione l’anno. Una formazione che secondo i dati Istat si concentra soprattutto su competenze tecnico specialistiche (per il 45,2% dei partecipanti) e giuridico-normative (30,9%). Solo il 5% riguarda competenze digitali, il 2,3% project management. I laureati nella PA sono il 41,5%: tre su dieci in giurisprudenza, il 17% in economia, il 16% in scienze politiche o sociologia. Quelle che mancano sono le professionalità tecniche e le lauree in discipline STEM.
All’inizio di quest’anno è prevista la partenza di un maxi-piano di formazione per i 3,2 milioni di dipendenti pubblici. Ed è stato presentato il Piano “Ri-formare la PA. Persone qualificate per qualificare il Paese”, Piano strategico per la valorizzazione e lo sviluppo del capitale umano della Pubblica amministrazione, con l’obiettivo di accompagnare all’assunzione di personale sempre più qualificato anche la formazione di chi già lavora nella PA.

Circa la trasformazione digitale, nello scorso anno, la PA ha viaggiato a velocità variabile sul fronte sempre aperto dell’innovazione, da un lato con l’accelerazione dei progetti nazionali, dall’altro con le difficoltà di molte amministrazioni ancora ferme al mero adempimento. A fine anno le identità digitali SPID attivate hanno superato i 27,4 milioni (erano 15,5 milioni a fine 2020). Solo con SPID gli accessi dell’ultimo anno sono stati 570 milioni, 22 milioni le autenticazioni con CIE. L’App IO è stata scaricata 24,5 milioni di volte. Cresce via via l’utilizzo di pagoPA: 182 milioni di transazioni registrate (+80% rispetto al 2020), 33,7 miliardi di euro di valore economico. E – una significativa novità – tutti i comuni italiani sono entrati nell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, con oltre 66,8 milioni di cittadini presenti.
Su questo, Osservatorio PA di FPA e Istituto Piepoli rilevano che, nel 2021 l’86% del campione ha utilizzato almeno una volta strumenti come SPID, CIE o appIO per accedere ai servizi digitali della PA. Un risultato dovuto soprattutto all’utilizzo di killer application: i servizi più utilizzati sono stati infatti green pass (59%), servizi di enti centrali INPS e Agenzia delle entrate (49%) e cashback (38%).

Città e Territori: quali gli effetti della pandemia? Dopo le profonde contrazioni della popolazione del 2020 – le iscrizioni anagrafiche delle Città metropolitane erano crollate del 23% -, nel 2021 le grandi aree urbane hanno riacquistato il loro appeal, anche sul versante del mercato immobiliare, in ripresa. Nelle maggiori città italiane per popolazione, secondo le stime di Gabetti, le compravendite sono cresciute del 29,4% rispetto al primo semestre del 2020 e del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Però, sulla qualità della vita, gli italiani sono pessimisti: per il 44% la propria città non è cambiata in questi anni di emergenza, tornando esattamente alla situazione di partenza, per il 31% è cambiata in peggio e solo per il 18% è migliorata.
Ora, le amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni e ASL) dovranno gestire una quota di risorse del PNNR compresa tra i 66 e i 71 miliardi di euro, un terzo delle risorse totali. Nel solo biennio 2024-2025 avranno risorse aggiuntive superiori del 40% rispetto alla media annua della spesa effettuata tra il 2018 e il 2020. Ma c’è un rischio che si ripete: quello di non riuscire a presentare i progetti o che questi non rispondano ai requisiti richiesti.

Come accelerare le procedure? Al decreto “semplificazioni” del 2020 centrato su edilizia, appalti e green economy, nel 2021 ha fatto seguito il decreto “Governance e semplificazioni” che vuole dimezzare i tempi delle valutazioni ambientali, ridurre i tempi di autorizzazioni per la banda ultra-larga, sbloccare il “superbonus 110%”, rafforzare il silenzio assenso e i poteri sostitutivi, accelerare appalti e opere strategiche.
C’è una ripresa degli appalti pubblici, aumentati sensibilmente. 69mila gare realizzate per il settore ordinario alla fine del 2020 e di poco inferiore il quadrimestre successivo con quasi 58mila gare aggiudicate, numeri mai raggiunti negli ultimi cinque anni. In crescita anche gli importi di gara: 56,6 milioni di euro ad inizio 2021, cifre mai raggiunte a partire dal 2016. In salita anche le gare di importo superiore alla soglia comunitaria: nel 2021, 98 per un valore di 9,1 miliardi (87 nel 2020 per un controvalore di 7,4 miliardi).

Grande protagonista del 2021 la Sanità. Dopo un taglio di 37 miliardi di euro tra il 2010 e il 2019, concentrato prevalentemente sul personale, il Sistema Sanitario Nazionale ha subito una tensione senza precedenti a causa della pandemia. Oggi, tra Missione Salute del PNRR (15,63 miliardi di euro), React-EU e Fondo Nazionale Complementare, le risorse disponibili per la Sanità ammontano a 20,22 miliardi da spendere nel periodo 2021-2026. Investimenti che sembrano andare nella direzione giusta, divisi a metà tra riorganizzazione del territorio e potenziamento delle strutture tecnologiche degli ospedali.

Anch’essa protagonista del 2021, ma in senso negativo, la Scuola, uno dei settori più colpiti dalla pandemia. L’Italia è il Paese che ha tenuto chiuse le scuole superiori per più tempo: 90 giorni contro una media di 70 per tutti i paesi industrializzati, superata in Europa solo da Slovacchia (115), Turchia (113) e Polonia (110). Ora, numerosi i problemi a cui si dovrà cercare di rimediare con i 30 miliardi di euro per istruzione e ricerca del PNRR. Per prima, la dispersione: il 13,1% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato la scuola alla licenza media, solo il 28% dei giovani 25 – 34 anni ha un titolo di studio di livello terziario (nella media OCSE il 44%). Poi, gli edifici inadeguati: oltre due terzi delle scuole italiane non sono accessibili, meno di una su due dispone del certificato di agibilità (42,1%), di collaudo statico (47,6%), il 55% non ha la mensa. E ancora, il grande tema del numero e delle competenze de docenti. Anche a questo dovrà pensare il PNRR, entrato nella fase operativa: il 30 novembre sono stati presentati i primi bandi per 5,2 miliardi per il settore Istruzione.

Il 2021 è stato un anno di transizione anche per la pubblica amministrazione, chiamata ad attuare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma a causa della sua attuale strutturazione, con il minimo storico di dipendenti, l’alta anzianità, le ancora scarse competenze digitali e manageriali, la PA è a rischio di non riuscire a spendere in maniera efficace e nei tempi richiesti gli oltre 300 miliardi di euro di risorse tra PNRR e Fondi strutturali 2021-2027. Se solo si ricorda che nel periodo 2014-2020 l’Italia è stata capace di assorbire solo il 44% dei fondi europei. E che, allo stato, è prevista una capacità di spesa (30 miliardi l’anno nei prossimi 9) che è dieci volte superiore rispetto a quella dimostrata negli ultimi sette anni (circa 3 miliardi l’anno di fondi strutturali).

Le urgenze di potenziamento della capacità amministrativa con l’aumento delle competenze interne alla PA, la digitalizzazione e la semplificazione amministrativa, sono al centro della settima edizione dell’Annual Report di Forum Pubblica Amministrazione (FPA), che riassume i principali fenomeni del 2021 e gli scenari futuri della PA italiana.

Nel 2021 diverse nuove importanti iniziative hanno supportato la macchina pubblica. Dal nuovo “alfabeto della PA” del ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (Accesso, Buona amministrazione, Capitale umano, Digitalizzazione) allo sblocco dei concorsi. Dallo snellimento delle procedure ai rinnovi dei contratti collettivi del pubblico impiego.

Sono cresciuti gli strumenti nazionali per la PA digitale con 27,4 milioni di identità Spid rilasciate, 24,5 milioni di download dell’app IO, 182 milioni di transazioni su pagoPA. Ci sono però ancora segnali di reazione e non di trasformazione radicale. Nel lavoro pubblico, a fine 2021 nessuno dei concorsi sbloccati si è ancora concluso con le assunzioni previste e si è appiattito il confronto sul tema dello smart working. Nel campo della trasformazione digitale, alla crescita della domanda di servizi digitali non sempre è corrisposta una maturità di offerta da parte delle amministrazioni.

Un dato che si rileva anche dalla seconda edizione dell’Osservatorio PA “La Pubblica Amministrazione di fronte alle sfide dell’innovazione”, l’indagine demoscopica realizzato da FPA in collaborazione con l’Istituto Piepoli nel dicembre scorso: l’80% del campione ritiene che la digitalizzazione della PA produca benefici per cittadini e imprese ma quasi la metà, il 47%, risponde che nell’ultimo anno i servizi pubblici non sono sostanzialmente cambiati per livello di efficienza e qualità, in presenza c online.

“Dopo anni di indebolimento del settore pubblico e mancati investimenti in persone, competenze e innovazione organizzativa, oggi è necessario sostenere le amministrazioni nella grande sfida del PNRR – dice Gianni Dominici, dg di FPA -. Un piano che è stato calato dall’alto e oggi richiede un potenziamento della capacità amministrativa, con nuove competenze, semplificazione e accompagnamento costante per ovviare al ritardo e all’impreparazione con cui siamo arrivati all’appuntamento. È necessario, supportare i territori nell’attuazione, comprendendo i bisogni delle comunità locali e mettendo a sistema le migliori esperienze. E restituire valore alle persone che lavorano nella PA, dando voce a progetti, iniziative, proposte e considerazioni di coloro che saranno i protagonisti del cambiamento”.

Luci e ombre anche nella lettura di Carlo Mochi Sismondi, presidente di FPA: “Nel 2021 non sono mancati alcuni importanti rinnovamenti per la PA italiana. In particolare l’alfabeto per la PA proposto dal ministro Brunetta è un’opera di rigenerazione delle amministrazioni, che punta a sanarne i deficit più gravi con una forte attenzione alle persone. È necessaria però anche una riforma della dirigenza, grande assente dal panorama legislativo degli ultimi decenni, e una nuova valorizzazione dei manager pubblici che dovranno trasformare gli obiettivi del PNRR in programmi e progetti. Serve valorizzare le professionalità presenti e un qualificato ricambio generazionale, inserendo innovazione, determinazione, visione di sistema, sensibilità al dialogo con altri soggetti pubblici e privati”.

Il PNRR come strumento per superare il digital delay: “L’Italia ha di fronte a sé la grande opportunità di recuperare finalmente il ritardo digitale dai paesi più avanzati grazie alla disponibilità dei fondi del PNRR e all’elettroshock culturale generato dalla pandemia – dice Andrea Rangone, presidente di DIGITAL360 -. La differenza, come sempre, la faranno le persone, nei loro rispettivi ruoli: politici, governanti, manager, imprenditori, professori, studenti, che sapranno sfruttare questo scenario per cambiare e per contribuire a questa grande sfida”.

Il pianeta PA è in continua trasformazione. Sono 3,2 milioni i dipendenti pubblici italiani, che a fine 2020 hanno toccato il minimo storico degli ultimi 10 anni. Il 16,3% dei dipendenti ha più di 60 anni, appena il 4,2% è under 30. Oltre 500.000 lavoratori hanno oltre 62 anni e 183mila superano 38 anni di anzianità di servizio. Il rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro 2019-2021 riguarda 2,6 milioni di addetti a cui si aggiungono 600mila dipendenti non contrattualizzati. Il decreto-legge 44/2021 ha sbloccato i concorsi pubblici, ma a dicembre 2021 nessuno si era ancora concluso con le assunzioni previste. Non il concorso per i 2.800 tecnici per il Sud impantanato nella difficoltà di trovare candidati idonei, né quello per 2.736 funzionari amministrativi della PA centrale, né quello per 1.541 profili per l’Ispettorato del lavoro, né il concorso per 1.502 assistenti alla fruizione museale per cui a fine 2021 non si erano ancora svolti gli orali, oltre due anni dalla pubblicazione del bando. In questo scenario, l’Osservatorio PA di FPA e l’Istituto Piepoli rilevano che per il 49% degli Italiani lo Smart Working nella PA è un’opportunità per un’amministrazione più efficiente e moderna, per il 19% è ininfluente, mentre per il 32% c’è il rischio che faciliti assenteismo e comportamenti opportunistici.

E sullo stallo della formazione dei dipendenti pubblici, l’Italia segna il passo, perché ha continuato in questi anni ad investire poco. Secondo gli ultimi dati ufficiali della Ragioneria Generale dello Stato (2019) l’investimento complessivo è stato di 163,7 milioni di euro, 110 milioni in meno rispetto a 10 anni fa, per una media di 1,2 giorni di formazione l’anno. Una formazione che secondo i dati Istat si concentra soprattutto su competenze tecnico specialistiche (per il 45,2% dei partecipanti) e giuridico-normative (30,9%). Solo il 5% riguarda competenze digitali, il 2,3% project management. I laureati nella PA sono il 41,5%: tre su dieci in giurisprudenza, il 17% in economia, il 16% in scienze politiche o sociologia. Quelle che mancano sono le professionalità tecniche e le lauree in discipline STEM.
All’inizio di quest’anno è prevista la partenza di un maxi-piano di formazione per i 3,2 milioni di dipendenti pubblici. Ed è stato presentato il Piano “Ri-formare la PA. Persone qualificate per qualificare il Paese”, Piano strategico per la valorizzazione e lo sviluppo del capitale umano della Pubblica amministrazione, con l’obiettivo di accompagnare all’assunzione di personale sempre più qualificato anche la formazione di chi già lavora nella PA.

Circa la trasformazione digitale, nello scorso anno, la PA ha viaggiato a velocità variabile sul fronte sempre aperto dell’innovazione, da un lato con l’accelerazione dei progetti nazionali, dall’altro con le difficoltà di molte amministrazioni ancora ferme al mero adempimento. A fine anno le identità digitali SPID attivate hanno superato i 27,4 milioni (erano 15,5 milioni a fine 2020). Solo con SPID gli accessi dell’ultimo anno sono stati 570 milioni, 22 milioni le autenticazioni con CIE. L’App IO è stata scaricata 24,5 milioni di volte. Cresce via via l’utilizzo di pagoPA: 182 milioni di transazioni registrate (+80% rispetto al 2020), 33,7 miliardi di euro di valore economico. E – una significativa novità – tutti i comuni italiani sono entrati nell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, con oltre 66,8 milioni di cittadini presenti.
Su questo, Osservatorio PA di FPA e Istituto Piepoli rilevano che, nel 2021 l’86% del campione ha utilizzato almeno una volta strumenti come SPID, CIE o appIO per accedere ai servizi digitali della PA. Un risultato dovuto soprattutto all’utilizzo di killer application: i servizi più utilizzati sono stati infatti green pass (59%), servizi di enti centrali INPS e Agenzia delle entrate (49%) e cashback (38%).

Città e Territori: quali gli effetti della pandemia? Dopo le profonde contrazioni della popolazione del 2020 – le iscrizioni anagrafiche delle Città metropolitane erano crollate del 23% -, nel 2021 le grandi aree urbane hanno riacquistato il loro appeal, anche sul versante del mercato immobiliare, in ripresa. Nelle maggiori città italiane per popolazione, secondo le stime di Gabetti, le compravendite sono cresciute del 29,4% rispetto al primo semestre del 2020 e del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Però, sulla qualità della vita, gli italiani sono pessimisti: per il 44% la propria città non è cambiata in questi anni di emergenza, tornando esattamente alla situazione di partenza, per il 31% è cambiata in peggio e solo per il 18% è migliorata.
Ora, le amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni e ASL) dovranno gestire una quota di risorse del PNNR compresa tra i 66 e i 71 miliardi di euro, un terzo delle risorse totali. Nel solo biennio 2024-2025 avranno risorse aggiuntive superiori del 40% rispetto alla media annua della spesa effettuata tra il 2018 e il 2020. Ma c’è un rischio che si ripete: quello di non riuscire a presentare i progetti o che questi non rispondano ai requisiti richiesti.

Come accelerare le procedure? Al decreto “semplificazioni” del 2020 centrato su edilizia, appalti e green economy, nel 2021 ha fatto seguito il decreto “Governance e semplificazioni” che vuole dimezzare i tempi delle valutazioni ambientali, ridurre i tempi di autorizzazioni per la banda ultra-larga, sbloccare il “superbonus 110%”, rafforzare il silenzio assenso e i poteri sostitutivi, accelerare appalti e opere strategiche.
C’è una ripresa degli appalti pubblici, aumentati sensibilmente. 69mila gare realizzate per il settore ordinario alla fine del 2020 e di poco inferiore il quadrimestre successivo con quasi 58mila gare aggiudicate, numeri mai raggiunti negli ultimi cinque anni. In crescita anche gli importi di gara: 56,6 milioni di euro ad inizio 2021, cifre mai raggiunte a partire dal 2016. In salita anche le gare di importo superiore alla soglia comunitaria: nel 2021, 98 per un valore di 9,1 miliardi (87 nel 2020 per un controvalore di 7,4 miliardi).

Grande protagonista del 2021 la Sanità. Dopo un taglio di 37 miliardi di euro tra il 2010 e il 2019, concentrato prevalentemente sul personale, il Sistema Sanitario Nazionale ha subito una tensione senza precedenti a causa della pandemia. Oggi, tra Missione Salute del PNRR (15,63 miliardi di euro), React-EU e Fondo Nazionale Complementare, le risorse disponibili per la Sanità ammontano a 20,22 miliardi da spendere nel periodo 2021-2026. Investimenti che sembrano andare nella direzione giusta, divisi a metà tra riorganizzazione del territorio e potenziamento delle strutture tecnologiche degli ospedali.

Anch’essa protagonista del 2021, ma in senso negativo, la Scuola, uno dei settori più colpiti dalla pandemia. L’Italia è il Paese che ha tenuto chiuse le scuole superiori per più tempo: 90 giorni contro una media di 70 per tutti i paesi industrializzati, superata in Europa solo da Slovacchia (115), Turchia (113) e Polonia (110). Ora, numerosi i problemi a cui si dovrà cercare di rimediare con i 30 miliardi di euro per istruzione e ricerca del PNRR. Per prima, la dispersione: il 13,1% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato la scuola alla licenza media, solo il 28% dei giovani 25 – 34 anni ha un titolo di studio di livello terziario (nella media OCSE il 44%). Poi, gli edifici inadeguati: oltre due terzi delle scuole italiane non sono accessibili, meno di una su due dispone del certificato di agibilità (42,1%), di collaudo statico (47,6%), il 55% non ha la mensa. E ancora, il grande tema del numero e delle competenze de docenti. Anche a questo dovrà pensare il PNRR, entrato nella fase operativa: il 30 novembre sono stati presentati i primi bandi per 5,2 miliardi per il settore Istruzione.

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