“Pagateci le bollette”

di Cristiana Flaminio

In attesa che il peso delle bollette si sgonfi per effetto dei cali del prezzo delle materie prime, il prezzo del gas, dopo aver inanellato una lunga serie di ribassi, torna a salire attestandosi sui 118 euro al mwh e facendo registrare un aumento che sfiora il 5%. In Italia, intanto, l’unica novità riguarda l’apertura di un’istruttoria, da parte dell’autorità antitrust su diverse società energetiche. Mentre Confindustria torna a chiedere al governo di focalizzarsi sull’emergenza bollette e Unimpresa rende pubblici gli extraprofitti delle imprese.

L’urlo di Bonomi

Carlo Bonomi, intervenuto a Rtl 102.5, ha affermato che il governo che verrà deve mettere da parte le proposte, seppur storiche, di flat tax e prepensionamenti. Le aziende, secondo il numero uno di Confindustria, sono alla partita della vita. “Noi avremo poche risorse e dovremo metterle sul caro bollette. Ci sarà tempo per fare altri interventi. Oggi dobbiamo salvare l’industria, perché senza non c’è l’Italia”. Sulle cause dei rincari, Bonomi è sicuro: “Il caro energia viene associato alla guerra in Ucraina ma non è così. Il mio primo intervento è del 10 settembre 2021, perché già allora vedevamo una speculazione in essere sul mercato olandese e avevamo chiesto di intervenire”. Quindi ha chiosato: “Ci siamo fatti trovare impreparati e ora sui mercati ci sono comportamenti non consoni che vanno censurati”.

Qualcuno si è arricchito?

Nel frattempo, in Italia, s’è mossa l’Antitrust. L’autorità garante per la Concorrenza e i Mercati ha licenziato una nota in cui ha affermato di aver “avviato quattro procedimenti istruttori – e altrettanti sub-procedimenti cautelari – nei confronti delle società Iren, Iberdrola, E.On e Dolomiti, fornitrici di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero”. Inoltre Agcm ha riferito di aver “inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A Energia, Acea Energia, Agsm Energia, Alleanza Luce & Gas, Alperia, Amgas, Argos, Audax Energia, Axpo Italia, Bluenergy Group, Duferco Energia, Edison Energia, Enegan, Enel Energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne Energia, Estra Energie, Hera Comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi”. Al vaglio dell’authority “le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas ”, in contrasto quanto disposto dal Decreto Aiuti bis che sospende, fino al 30 aprile 2023, “l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso”.

I numeri dell’energia

Quali sono i numeri della questione? Li ha calcolati Unimpresa. Secondo cui “l’aumento dei prezzi di gas, petrolio ed energia elettrica ha spinto il fatturato delle imprese produttrici e venditrici di prodotti energetici, cresciuto di oltre 91 miliardi di euro (+161%) già nei primi quattro mesi del 2022”. E ancora: “Un aumento esponenziale del volume degli incassi che si è tradotto, complessivamente, in una crescita di oltre 106 miliardi di euro (+40%) del fatturato totale di aziende, pmi, liberi professionisti e partite Iva tra gennaio e aprile di quest’anno rispetto al primo quadrimestre del 2021, da 264 miliardi a 370 miliardi”. Secondo il presidente Giuseppe Spadafora: “Occorrono interventi decisi e strutturali, non è possibile andare avanti con piccoli interventi spot”.

Il paradosso siciliano

La Sicilia è al centro delle rotte energetiche, alcuni suoi territori hanno registrato importanti passi avanti nella produzione, eppure, come denuncia Confcommercio, “l’Isola è in ginocchio”. Secondo l’organizzazione “L’inflazione, alla fine di ottobre, si è attestata su un preoccupante +9,8% dall’inizio dell’anno e di contro si registra un calo dei consumi che a settembre è risultato essere pari al 2,5%”. E dunque: “Il tutto ha determinato una contrazione del Pil pari a un punto e mezzo percentuale. I segnali della devastazione causata dal caro energia ci sono tutti. E se non sarà posto subito un freno, da qui alla fine del 2022, chiuderanno centinaia di imprese dei vari settori produttivi”. Annunciata, per lunedì 7 novembre, una grande mobilitazione di esercenti, pmi, aziende e lavoratori.

“Pratiche scorrette”

Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli ha lanciato la mobilitazione dei professionisti a favore di famiglie e imprese contro il caro energia. Uno dei grandi temi è legato alle segnalazioni di comportamenti ritenuti scorretti: “Le segnalazioni dei consumatori – ha evidenziato Vincenzo Tiby, consigliere Odcec Napoli – hanno fatto scattare un ‘ammonimento’ da parte delle Authority che hanno ribadito come l’utilizzo improprio di alcuni strumenti non è consentito dalla legge. Troppi consumatori si sono visti addebitare fatture con importi alle stelle e molti sono rimasti senza luce e gas, senza alcun preavviso”.

di Cristiana Flaminio

In attesa che il peso delle bollette si sgonfi per effetto dei cali del prezzo delle materie prime, il prezzo del gas, dopo aver inanellato una lunga serie di ribassi, torna a salire attestandosi sui 118 euro al mwh e facendo registrare un aumento che sfiora il 5%. In Italia, intanto, l’unica novità riguarda l’apertura di un’istruttoria, da parte dell’autorità antitrust su diverse società energetiche. Mentre Confindustria torna a chiedere al governo di focalizzarsi sull’emergenza bollette e Unimpresa rende pubblici gli extraprofitti delle imprese.

L’urlo di Bonomi

Carlo Bonomi, intervenuto a Rtl 102.5, ha affermato che il governo che verrà deve mettere da parte le proposte, seppur storiche, di flat tax e prepensionamenti. Le aziende, secondo il numero uno di Confindustria, sono alla partita della vita. “Noi avremo poche risorse e dovremo metterle sul caro bollette. Ci sarà tempo per fare altri interventi. Oggi dobbiamo salvare l’industria, perché senza non c’è l’Italia”. Sulle cause dei rincari, Bonomi è sicuro: “Il caro energia viene associato alla guerra in Ucraina ma non è così. Il mio primo intervento è del 10 settembre 2021, perché già allora vedevamo una speculazione in essere sul mercato olandese e avevamo chiesto di intervenire”. Quindi ha chiosato: “Ci siamo fatti trovare impreparati e ora sui mercati ci sono comportamenti non consoni che vanno censurati”.

Qualcuno si è arricchito?

Nel frattempo, in Italia, s’è mossa l’Antitrust. L’autorità garante per la Concorrenza e i Mercati ha licenziato una nota in cui ha affermato di aver “avviato quattro procedimenti istruttori – e altrettanti sub-procedimenti cautelari – nei confronti delle società Iren, Iberdrola, E.On e Dolomiti, fornitrici di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero”. Inoltre Agcm ha riferito di aver “inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A Energia, Acea Energia, Agsm Energia, Alleanza Luce & Gas, Alperia, Amgas, Argos, Audax Energia, Axpo Italia, Bluenergy Group, Duferco Energia, Edison Energia, Enegan, Enel Energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne Energia, Estra Energie, Hera Comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi”. Al vaglio dell’authority “le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas ”, in contrasto quanto disposto dal Decreto Aiuti bis che sospende, fino al 30 aprile 2023, “l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso”.

I numeri dell’energia

Quali sono i numeri della questione? Li ha calcolati Unimpresa. Secondo cui “l’aumento dei prezzi di gas, petrolio ed energia elettrica ha spinto il fatturato delle imprese produttrici e venditrici di prodotti energetici, cresciuto di oltre 91 miliardi di euro (+161%) già nei primi quattro mesi del 2022”. E ancora: “Un aumento esponenziale del volume degli incassi che si è tradotto, complessivamente, in una crescita di oltre 106 miliardi di euro (+40%) del fatturato totale di aziende, pmi, liberi professionisti e partite Iva tra gennaio e aprile di quest’anno rispetto al primo quadrimestre del 2021, da 264 miliardi a 370 miliardi”. Secondo il presidente Giuseppe Spadafora: “Occorrono interventi decisi e strutturali, non è possibile andare avanti con piccoli interventi spot”.

Il paradosso siciliano

La Sicilia è al centro delle rotte energetiche, alcuni suoi territori hanno registrato importanti passi avanti nella produzione, eppure, come denuncia Confcommercio, “l’Isola è in ginocchio”. Secondo l’organizzazione “L’inflazione, alla fine di ottobre, si è attestata su un preoccupante +9,8% dall’inizio dell’anno e di contro si registra un calo dei consumi che a settembre è risultato essere pari al 2,5%”. E dunque: “Il tutto ha determinato una contrazione del Pil pari a un punto e mezzo percentuale. I segnali della devastazione causata dal caro energia ci sono tutti. E se non sarà posto subito un freno, da qui alla fine del 2022, chiuderanno centinaia di imprese dei vari settori produttivi”. Annunciata, per lunedì 7 novembre, una grande mobilitazione di esercenti, pmi, aziende e lavoratori.

“Pratiche scorrette”

Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli ha lanciato la mobilitazione dei professionisti a favore di famiglie e imprese contro il caro energia. Uno dei grandi temi è legato alle segnalazioni di comportamenti ritenuti scorretti: “Le segnalazioni dei consumatori – ha evidenziato Vincenzo Tiby, consigliere Odcec Napoli – hanno fatto scattare un ‘ammonimento’ da parte delle Authority che hanno ribadito come l’utilizzo improprio di alcuni strumenti non è consentito dalla legge. Troppi consumatori si sono visti addebitare fatture con importi alle stelle e molti sono rimasti senza luce e gas, senza alcun preavviso”.

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