Palermo laboratorio nazionale

Alle amministrative di domenica centrodestra e Italia Viva sostengono Lagalla, mentre centrosinistra e M5s portano Miceli. Il tema dell’antimafia ha monopolizzato la campagna elettorale

Finita la prima repubblica, durante la quale era stata una roccaforte democristiana, Palermo è diventata un feudo personale di Leoluca Orlando. Se si considera anche il suo primo mandato da sindaco sotto l’egida dello scudo crociato dal 1985 al 1990, l’attuale primo cittadino con i suoi cinque mandati ha ricoperto la più alta carica di Palazzo Pretorio complessivamente per poco meno di ventidue anni. Un’enormità. Quella di domenica prossima alle urne assume dunque il potenziale di una svolta dal sapore storico per il capoluogo siciliano. Ma l’esito elettorale nella quinta città italiana per numero di abitanti si riverbererà in modo significativo anche su scala nazionale. È qui che il centrodestra è riuscito, benché molto faticosamente, a comporre una coalizione unitaria che va dai reduci della Dc a Lega e Fratelli d’Italia passando per Forza Italia. Non solo: ritiratosi dalla corsa elettorale il senatore Davide Faraone, la coalizione ha finito per allargarsi fino ad abbracciare anche Italia Viva. Palermo diventa così un laboratorio, per testare eventuali nuove alleanze in vista delle politiche del 2023. A proposito di rinunce alla candidatura, da segnalare quelle di Carolina Varchi, deputato di Fratelli d’Italia, di Francesco Scoma della Lega e di Francesco Cascio di Forza Italia: tutte avvenute per evitare che il centrodestra si presentasse alle elezioni di nuovo spaccato. Ora il compito di riportare il vessillo azzurro a Palazzo Pretorio è affidato unicamente a Roberto Lagalla, radiologo ed assessore regionale alla Sanità ai tempi della presidenza di Salvatore Cuffaro. Ed è proprio la figura di Cuffaro, condannato in via definitiva per favoreggiamento personale a Cosa Nostra (pena che ha scontato), ad aver alimentato le critiche del centrosinistra nei confronti di Lagalla. “Dire che Cuffaro è il king maker della mia coalizione è una bugia strumentale”, si è difeso dalle accuse Lagalla in un’intervista a Il Giornale di Sicilia. Ma la bolla delle polemiche si è gonfiata ancora dopo l’arresto nei giorni scorsi per voto di scambio politico-mafioso del candidato di Forza Italia al consiglio comunale Pietro Polizzi, che si è ritirato dalla corsa. Il tema dell’antimafia è dunque una delle armi della coalizione giallo-rossa che si riunisce attorno alla candidatura dell’architetto ex Pci Franco Miceli. Nonostante i sondaggi diano in vantaggio Lagalla, il suo principale avversario può trarre beneficio dal sostegno del Movimento 5 Stelle, interprete di una politica assistenzialista nella città prima in Italia per numero di ricettori del Reddito di cittadinanza. Tra gli altri candidati: Fabrizio Ferrandelli, sostenuto da +Europa e Azione, e l’ex leghista eurodeputata Francesca Donato, nota per le sue posizioni critiche nei confronti delle politiche di contrasto al Covid.

Alle amministrative di domenica centrodestra e Italia Viva sostengono Lagalla, mentre centrosinistra e M5s portano Miceli. Il tema dell’antimafia ha monopolizzato la campagna elettorale

Finita la prima repubblica, durante la quale era stata una roccaforte democristiana, Palermo è diventata un feudo personale di Leoluca Orlando. Se si considera anche il suo primo mandato da sindaco sotto l’egida dello scudo crociato dal 1985 al 1990, l’attuale primo cittadino con i suoi cinque mandati ha ricoperto la più alta carica di Palazzo Pretorio complessivamente per poco meno di ventidue anni. Un’enormità. Quella di domenica prossima alle urne assume dunque il potenziale di una svolta dal sapore storico per il capoluogo siciliano. Ma l’esito elettorale nella quinta città italiana per numero di abitanti si riverbererà in modo significativo anche su scala nazionale. È qui che il centrodestra è riuscito, benché molto faticosamente, a comporre una coalizione unitaria che va dai reduci della Dc a Lega e Fratelli d’Italia passando per Forza Italia. Non solo: ritiratosi dalla corsa elettorale il senatore Davide Faraone, la coalizione ha finito per allargarsi fino ad abbracciare anche Italia Viva. Palermo diventa così un laboratorio, per testare eventuali nuove alleanze in vista delle politiche del 2023. A proposito di rinunce alla candidatura, da segnalare quelle di Carolina Varchi, deputato di Fratelli d’Italia, di Francesco Scoma della Lega e di Francesco Cascio di Forza Italia: tutte avvenute per evitare che il centrodestra si presentasse alle elezioni di nuovo spaccato. Ora il compito di riportare il vessillo azzurro a Palazzo Pretorio è affidato unicamente a Roberto Lagalla, radiologo ed assessore regionale alla Sanità ai tempi della presidenza di Salvatore Cuffaro. Ed è proprio la figura di Cuffaro, condannato in via definitiva per favoreggiamento personale a Cosa Nostra (pena che ha scontato), ad aver alimentato le critiche del centrosinistra nei confronti di Lagalla. “Dire che Cuffaro è il king maker della mia coalizione è una bugia strumentale”, si è difeso dalle accuse Lagalla in un’intervista a Il Giornale di Sicilia. Ma la bolla delle polemiche si è gonfiata ancora dopo l’arresto nei giorni scorsi per voto di scambio politico-mafioso del candidato di Forza Italia al consiglio comunale Pietro Polizzi, che si è ritirato dalla corsa. Il tema dell’antimafia è dunque una delle armi della coalizione giallo-rossa che si riunisce attorno alla candidatura dell’architetto ex Pci Franco Miceli. Nonostante i sondaggi diano in vantaggio Lagalla, il suo principale avversario può trarre beneficio dal sostegno del Movimento 5 Stelle, interprete di una politica assistenzialista nella città prima in Italia per numero di ricettori del Reddito di cittadinanza. Tra gli altri candidati: Fabrizio Ferrandelli, sostenuto da +Europa e Azione, e l’ex leghista eurodeputata Francesca Donato, nota per le sue posizioni critiche nei confronti delle politiche di contrasto al Covid.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli