Pandorogate, Chiara Ferragni assolta: non fu truffa
Accolte le argomentazioni della difesa sull'errore commerciale che ha travolto l'influencer
Chiara Ferragni in tribunale in attesa della sentenza
Chiara Ferragni è stata assolta nel processo per tutti noto come Pandorogate. La decisione del Tribunale di Milano chiude uno dei casi giudiziari più seguiti in Italia negli ultimi anni, che ha visto protagonista l’influencer e imprenditrice digitale più famosa del Paese.
Dopo mesi di attesa per la sentenza, il giudice della terza sezione penale ha deciso l’assoluzione piena nei confronti di Chiara Ferragni, imputata insieme ad altre due persone per truffa aggravata legata alla commercializzazione dei prodotti “Pink Christmas”, pandori ed edizioni speciali di uova di Pasqua.
Il Pandorogate: come è nato il caso
La vicenda ha avuto inizio con la vendita di prodotti promossi con grande risalto, indicando che una parte dei proventi sarebbe dovuta andare in beneficenza. Secondo l’accusa, la comunicazione di marketing aveva indotto i consumatori a credere che l’acquisto significasse un contributo diretto alle donazioni, cosa che poi non si sarebbe realizzata nei termini comunicati.
La Procura di Milano aveva chiesto una condanna per Ferragni, sostenendo l’accusa di truffa aggravata attraverso l’uso del mezzo informatico.
La linea della difesa e il verdetto: Ferragni assolta
Dalla prima udienza, la difesa di Ferragni ha insistito sulla totale mancanza di dolo e sull’assenza di un effettivo inganno ai consumatori. A suo sostegno, argomentazioni per dimostrare che si è trattato al massimo di un errore di comunicazione commerciale e non di una truffa penalmente rilevante.
Il giudice ha accolto questa posizione, stabilendo che non sussistono elementi per affermare una responsabilità penale: Ferragni è dunque stata assolta con formula piena.
Le reazioni social dopo l’assoluzione
Subito dopo il verdetto, reazioni sui social immediate e polarizzate. Molti utenti hanno ripreso le parole della difesa e della stessa Ferragni, citando frasi come “abbiamo agito in buona fede, nessuno di noi ha lucrato”, sostenendo che la vicenda sia stata interpretata come un errore di comunicazione e non come un inganno deliberato.
Al contempo, altri hanno sottolineato la responsabilità etica di personalità con milioni di follower, chiedendosi se “personalità così socialmente esposte non abbiano il dovere di prestare più attenzione a quello che fanno”.
Le analisi dei dati social indicano un calo di follower significativo per Ferragni, con una perdita di circa 200mila utenti e un calo del sentiment positivo, a dimostrazione della percezione pubblica più cauta o critica nei confronti della sua immagine digitale.
Cosa succede ora
Con l’assoluzione, Ferragni vede chiudersi formalmente il capitolo penale del Pandorogate. La vicenda rimane un caso di riferimento nel dibattito su responsabilità, trasparenza e regolamentazione delle campagne di influencer marketing.
Un processo che ha avuto inoltre impatti economici e contrattuali significativi per l’imprenditrice, con alcune collaborazioni commerciali interrotte e discussioni in corso tra brand partner.
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