Per quest’anno: solo tre parole… e nessuna è rassicurante
Non sono “sole, cuore e amore”, ma rage bait, aura farming e biohack: il vocabolario perverso del nostro tempo.
Le parole del nostro tempo
A volte un anno si può raccontare senza statistiche, senza bilanci, senza proclami. Bastano le parole che scegliamo, quelle che ripetiamo senza pensarci, quelle che ci scivolano addosso e quelle che ci restano addosso. Ogni epoca ha il suo vocabolario emotivo, e il nostro non fa eccezione: è fatto di abitudini, fragilità, piccole illusioni quotidiane. Non servono grandi discorsi per capirlo. Per quest’anno, ne bastano tre. E nessuna è rassicurante.
La rabbia a comando
Oxford University Press ha scelto “rage bait” come parola dell’anno 2025. Una scelta che non sorprende: ormai ci arrabbiamo per riflesso, come quando sbatti il mignolo contro il tavolo e imprechi prima ancora di capire cosa sia successo. Online funziona allo stesso modo: qualcuno lancia una provocazione, noi reagiamo, e l’algoritmo si sfrega le mani. È un meccanismo semplice, quasi ingenuo, eppure ci caschiamo tutti. Non per cattiveria, ma per stanchezza, per abitudine, per quel bisogno di sentirci coinvolti anche quando non c’è molto da coinvolgere.
L’apparenza che ci precede
E mentre ci indigniamo a comando, spunta la seconda parola in lizza: “aura farming”. Il carisma coltivato come una pianta grassa, che richiede poca acqua e molta esposizione. È l’arte di sembrare speciali senza fare nulla di speciale, un trucco che funziona perché viviamo in un’epoca in cui l’apparenza è più rapida della sostanza. Non è malizia, è sopravvivenza digitale: se non brilli, rischi di non essere visto. E allora eccoci lì, a lucidare la nostra immagine come si fa con le posate buone, anche se poi mangiamo tutti i giorni con le forchette spaiate.
L’illusione del controllo
Poi c’è “biohack”, che promette di farci vivere meglio, più a lungo, più performanti. Una specie di ottimismo in capsule, metà scienza e metà autosuggestione. È l’idea che basti un integratore, una routine, un’app per tenere a bada il tempo. E in fondo è comprensibile: chi non vorrebbe sentirsi un po’ più in controllo, in un mondo che cambia più in fretta di noi.
Messe insieme, queste tre parole raccontano una storia molto semplice: ci irritiamo facilmente, cerchiamo di sembrare migliori di quanto ci sentiamo e proviamo a rallentare l’invecchiamento come se fosse un bug del sistema. È un ritratto tenero, stanco, umano, che non giudica ma osserva.
Se queste parole descrivono il nostro tempo, quanto di noi stiamo mettendo in scena e quanto lo stiamo davvero vivendo?
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