PERCHE’ “NON SONO” CHARLIE HEBDO

La libertà ha o no dei confini? Fino a che punto è lecito colpire l’altro nei suoi valori più sensibili e radicati? E fino a che punto questo ha a che fare con il bene comune e con il senso di civiltà?

Quello che è accaduto in Francia ultimamente ad opera dell’estremismo islamico è qualcosa di inumano e mostruoso. Qualcosa con cui l’occidente deve e dovrà fare i conti se non sarà capace di arginarne la deriva attraverso una politica lungimirante e attenta, ma nel contempo forte, che faccia rispettare la propria reputazione, le proprie genti, la propria storia, le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria diversità di pensiero e di religione, pilastri base di ogni civiltà che a questa categoria vuol appartenere. Ma nel contempo l’occidente deve essere capace di comprendere che il senso e il livello di libertà manifestate nei suoi confini, non possono andare a discapito delle libertà e del credo altrui. Quanto hanno fatto in questi ultimi anni i giornalisti del periodico francese Charlie Hebdo attraverso le loro vignette, in nome di un malinteso senso di libertà, non ha motivo alcuno di giustificazione. Sbeffeggiare il Dio dei musulmani, quello dei cattolici, la situazione in cui l’Italia si è venuta a trovare dopo il terremoto dell’Aquila e di Amatrice, e altro ancora, è assolutamente condannabile. E’ il sintomo di un menefreghismo e di un anarchismo etico camuffato sotto le lenzuola della libertà di espressione e di satira. La libertà di infischiarsene dei dolori, delle disgrazie, dei sentimenti e dei valori altrui. E’ il riverbero diffuso e ormai divenuto motivo d’orgoglio del “me ne frego di tutto e di tutti, io faccio quello che voglio”. Il più egoistico dei motivi, il più anticomunitario dei pensieri, il più vigliacco degli atteggiamenti. La libertà d’espressione è una ricchezza che l’uomo deve saper confinare entro il rispetto dell’altro, del diverso da noi, eppure a noi uguale per essere anch’egli “persona”. E’ una cultura che va alimentata e coltivata momento per momento, perché non si perda nei meandri o negli anfratti delle logiche di una modernità che vuole tutto possibile, tutto lecito, tutto permissibile, tutto realizzabile, anche a scapito di valori che dovrebbero essere la guida di un vivere comune tendente al bene e alla crescita costante del senso e del livello di civiltà. E’ una cultura che deve trovare vita e nutrimento sin da quando si è piccoli, in famiglia, dove si foggiano le donne e gli uomini del domani. Dove l’amore e il rispetto per l’altro, la comprensione, la mutualità, il senso di responsabilità, la condivisione, l’osmosi di pensiero, la temperanza, la resilienza, la creatività, il coraggio, il valore del tempo e quello dello spirito siano dettati e favoriti dai genitori, ai quali non può che riconoscersi l’autorevolezza dovuta all’esperienza e, soprattutto al bene, cui loro sono vettori. La società non deve intaccare tali valori, pena la sua disgregazione. Deve saper arginare le forze che vogliono disporre l’uomo a essere oggetto e succube dei loro interessi. Il mercato, la finanza, la scienza e la tecnica sono tra queste, quando non hanno barriere etiche. Quando non sono sottoposte al vero bene per la persona, ma solo al raggiungimento del successo e dell’utile, da perseguire in ogni modo e a qualsiasi costo. La pandemia che ci ha colpiti e ci sta colpendo duramente, ha manifestato con evidenza questo ingannevole senso di libertà che abbiamo in Italia e in occidente. Ci ha mostrato l’egoismo di sentirsi liberi a discapito di altri. Di fare quello che si vuole, malgrado i consigli a non farlo, per il bene di chi ci sta accanto, del più debole e della comunità intera. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.  La libertà, il senso d’umanità non albergano tra le righe di fogli come Charlie Hebdo, o in luoghi dove tutto è lecito fare e disfare, senza alcun freno, senza alcun “perché?”, ma stanno nella capacità d’agire con la responsabilità di non danneggiare l’altro, nella facoltà di pensare, criticare e dissentire, anche e soprattutto attraverso la satira, rispettando però l’altrui sensibilità, gli altrui valori, le altrui divinità. Certo, così è più difficile. Servono coscienza, cultura, capacità umane, intelligenza e coraggio, quello di resistere alle tentazioni liberticide ed egoistiche. E non da ultimo, un certo grado di autentica civiltà

Romolo Paradiso

La libertà ha o no dei confini? Fino a che punto è lecito colpire l’altro nei suoi valori più sensibili e radicati? E fino a che punto questo ha a che fare con il bene comune e con il senso di civiltà?

Quello che è accaduto in Francia ultimamente ad opera dell’estremismo islamico è qualcosa di inumano e mostruoso. Qualcosa con cui l’occidente deve e dovrà fare i conti se non sarà capace di arginarne la deriva attraverso una politica lungimirante e attenta, ma nel contempo forte, che faccia rispettare la propria reputazione, le proprie genti, la propria storia, le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria diversità di pensiero e di religione, pilastri base di ogni civiltà che a questa categoria vuol appartenere. Ma nel contempo l’occidente deve essere capace di comprendere che il senso e il livello di libertà manifestate nei suoi confini, non possono andare a discapito delle libertà e del credo altrui. Quanto hanno fatto in questi ultimi anni i giornalisti del periodico francese Charlie Hebdo attraverso le loro vignette, in nome di un malinteso senso di libertà, non ha motivo alcuno di giustificazione. Sbeffeggiare il Dio dei musulmani, quello dei cattolici, la situazione in cui l’Italia si è venuta a trovare dopo il terremoto dell’Aquila e di Amatrice, e altro ancora, è assolutamente condannabile. E’ il sintomo di un menefreghismo e di un anarchismo etico camuffato sotto le lenzuola della libertà di espressione e di satira. La libertà di infischiarsene dei dolori, delle disgrazie, dei sentimenti e dei valori altrui. E’ il riverbero diffuso e ormai divenuto motivo d’orgoglio del “me ne frego di tutto e di tutti, io faccio quello che voglio”. Il più egoistico dei motivi, il più anticomunitario dei pensieri, il più vigliacco degli atteggiamenti. La libertà d’espressione è una ricchezza che l’uomo deve saper confinare entro il rispetto dell’altro, del diverso da noi, eppure a noi uguale per essere anch’egli “persona”. E’ una cultura che va alimentata e coltivata momento per momento, perché non si perda nei meandri o negli anfratti delle logiche di una modernità che vuole tutto possibile, tutto lecito, tutto permissibile, tutto realizzabile, anche a scapito di valori che dovrebbero essere la guida di un vivere comune tendente al bene e alla crescita costante del senso e del livello di civiltà. E’ una cultura che deve trovare vita e nutrimento sin da quando si è piccoli, in famiglia, dove si foggiano le donne e gli uomini del domani. Dove l’amore e il rispetto per l’altro, la comprensione, la mutualità, il senso di responsabilità, la condivisione, l’osmosi di pensiero, la temperanza, la resilienza, la creatività, il coraggio, il valore del tempo e quello dello spirito siano dettati e favoriti dai genitori, ai quali non può che riconoscersi l’autorevolezza dovuta all’esperienza e, soprattutto al bene, cui loro sono vettori. La società non deve intaccare tali valori, pena la sua disgregazione. Deve saper arginare le forze che vogliono disporre l’uomo a essere oggetto e succube dei loro interessi. Il mercato, la finanza, la scienza e la tecnica sono tra queste, quando non hanno barriere etiche. Quando non sono sottoposte al vero bene per la persona, ma solo al raggiungimento del successo e dell’utile, da perseguire in ogni modo e a qualsiasi costo. La pandemia che ci ha colpiti e ci sta colpendo duramente, ha manifestato con evidenza questo ingannevole senso di libertà che abbiamo in Italia e in occidente. Ci ha mostrato l’egoismo di sentirsi liberi a discapito di altri. Di fare quello che si vuole, malgrado i consigli a non farlo, per il bene di chi ci sta accanto, del più debole e della comunità intera. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.  La libertà, il senso d’umanità non albergano tra le righe di fogli come Charlie Hebdo, o in luoghi dove tutto è lecito fare e disfare, senza alcun freno, senza alcun “perché?”, ma stanno nella capacità d’agire con la responsabilità di non danneggiare l’altro, nella facoltà di pensare, criticare e dissentire, anche e soprattutto attraverso la satira, rispettando però l’altrui sensibilità, gli altrui valori, le altrui divinità. Certo, così è più difficile. Servono coscienza, cultura, capacità umane, intelligenza e coraggio, quello di resistere alle tentazioni liberticide ed egoistiche. E non da ultimo, un certo grado di autentica civiltà

Romolo Paradiso

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli