PILLOLA PRET A PORTER

 

Cambia il panorama dei diritti sull’aborto negli Stati Uniti. Dopo l’abolizione da parte della Corte Suprema, a giugno dello scorso anno, della storica sentenza Roe v. Wade con cui nel 1973 era stato legalizzato l’aborto negli Usa – è stata approvata martedì, dalla Fda (Food and drug administration) una modifica normativa che rende la pratica dell’interruzione di gravidanza più accessibile alla popolazione. Da questo momento, infatti, le pazienti dotate di prescrizione medica, potranno acquistare la pillola abortiva nelle farmacie al dettaglio aderenti. Il mifepristone, uno dei due farmaci generalmente utilizzati negli aborti farmacologici (che oggi rappresentano più della metà degli aborti negli Stati federali), prima di martedì poteva essere dispensato solo da cliniche, medici o da organi sanitari per corrispondenza. Ora, se il rivenditore accetta, può fornirle alle clienti (entro la decima settimana di gravidanza) previa prescrizione.
Il mifepristone, che blocca il progesterone, è in commercio dal 2000 e viene assunto in combinazione con un secondo farmaco, il misoprostolo. Quest’ultimo – comunemente usato per la gestione dell’aborto spontaneo e non soggetto a restrizioni – viene assunto da 24 a 48 ore dopo il mifepristone, causando contrazioni che espellono i tessuti gestazionali.
L’azione di martedì è il risultato di un accordo tra l’amministrazione Biden e le aziende produttrici di pillole. Già nel dicembre 2021, la Fda, aprendo la strada ai servizi di aborto di telemedicina (consultazioni tramite video, telefono o questionari online, e pillole prescritte via posta) aveva allentato le regole.
Di quest’azione, la Fda non ha rilasciato annunci ufficiali: ha solo aggiornato il sito web aggiungendo una serie di domande e risposte, mentre i due produttori della pillola, Danco Laboratories e GenBioPro, hanno semplicemente fatto sapere di essere stati messi al corrente.
Evan Masingill, amministratore delegato di GenBioPro, l’azienda che produce la versione generica del mifepristone, ha dichiarato: “L’annuncio della Fda di oggi espande l’accesso ai farmaci essenziali per l’autonomia riproduttiva ed è un passo nella giusta direzione che è particolarmente necessario per aumentare l’accesso alle cure per l’aborto”.
Le farmacie, per ottenere la certificazione necessaria a dispensare il mifepristone, dovranno essere in possesso di alcuni requisiti amministrativi che vanno oltre quelli solitamente utilizzati con la maggior parte dei farmaci. Dato il tempo e le risorse richieste da tali passaggi amministrativi, si presuppone che diverse farmacie non reputeranno utile offrire un farmaco che solo una minima percentuale dei loro clienti, alla fine, utilizzerà.
Inoltre, rispetto ai piccoli utili che le farmacie potrebbero ricavare dalla vendita di queste pillole, l’impatto sul loro profilo pubblico potrebbe essere decisamente significativo.
La percezione pubblica e il panorama politico di riferimento, infatti, molto probabilmente influenzeranno la scelta di una farmacia piuttosto che un’altra. Non solo. In circa la metà degli stati (14), i vari divieti o le restrizioni, renderebbero illegale o molto difficile per i drugstore di quartiere e le catene quali Cvs, fornire pillole abortive.

Le donne che vivono in quegli stati antiabortisti dovranno comunque recarsi altrove per ottenere il farmaco.

 

Cambia il panorama dei diritti sull’aborto negli Stati Uniti. Dopo l’abolizione da parte della Corte Suprema, a giugno dello scorso anno, della storica sentenza Roe v. Wade con cui nel 1973 era stato legalizzato l’aborto negli Usa – è stata approvata martedì, dalla Fda (Food and drug administration) una modifica normativa che rende la pratica dell’interruzione di gravidanza più accessibile alla popolazione. Da questo momento, infatti, le pazienti dotate di prescrizione medica, potranno acquistare la pillola abortiva nelle farmacie al dettaglio aderenti. Il mifepristone, uno dei due farmaci generalmente utilizzati negli aborti farmacologici (che oggi rappresentano più della metà degli aborti negli Stati federali), prima di martedì poteva essere dispensato solo da cliniche, medici o da organi sanitari per corrispondenza. Ora, se il rivenditore accetta, può fornirle alle clienti (entro la decima settimana di gravidanza) previa prescrizione.
Il mifepristone, che blocca il progesterone, è in commercio dal 2000 e viene assunto in combinazione con un secondo farmaco, il misoprostolo. Quest’ultimo – comunemente usato per la gestione dell’aborto spontaneo e non soggetto a restrizioni – viene assunto da 24 a 48 ore dopo il mifepristone, causando contrazioni che espellono i tessuti gestazionali.
L’azione di martedì è il risultato di un accordo tra l’amministrazione Biden e le aziende produttrici di pillole. Già nel dicembre 2021, la Fda, aprendo la strada ai servizi di aborto di telemedicina (consultazioni tramite video, telefono o questionari online, e pillole prescritte via posta) aveva allentato le regole.
Di quest’azione, la Fda non ha rilasciato annunci ufficiali: ha solo aggiornato il sito web aggiungendo una serie di domande e risposte, mentre i due produttori della pillola, Danco Laboratories e GenBioPro, hanno semplicemente fatto sapere di essere stati messi al corrente.
Evan Masingill, amministratore delegato di GenBioPro, l’azienda che produce la versione generica del mifepristone, ha dichiarato: “L’annuncio della Fda di oggi espande l’accesso ai farmaci essenziali per l’autonomia riproduttiva ed è un passo nella giusta direzione che è particolarmente necessario per aumentare l’accesso alle cure per l’aborto”.
Le farmacie, per ottenere la certificazione necessaria a dispensare il mifepristone, dovranno essere in possesso di alcuni requisiti amministrativi che vanno oltre quelli solitamente utilizzati con la maggior parte dei farmaci. Dato il tempo e le risorse richieste da tali passaggi amministrativi, si presuppone che diverse farmacie non reputeranno utile offrire un farmaco che solo una minima percentuale dei loro clienti, alla fine, utilizzerà.
Inoltre, rispetto ai piccoli utili che le farmacie potrebbero ricavare dalla vendita di queste pillole, l’impatto sul loro profilo pubblico potrebbe essere decisamente significativo.
La percezione pubblica e il panorama politico di riferimento, infatti, molto probabilmente influenzeranno la scelta di una farmacia piuttosto che un’altra. Non solo. In circa la metà degli stati (14), i vari divieti o le restrizioni, renderebbero illegale o molto difficile per i drugstore di quartiere e le catene quali Cvs, fornire pillole abortive.

Le donne che vivono in quegli stati antiabortisti dovranno comunque recarsi altrove per ottenere il farmaco.
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