PNGR, Assoambiente: il Governo stimoli e coordini i livelli locali della gestione dei rifiuti

Il Programma Nazionale Gestione Rifiuti registra reazioni dal mondo delle imprese di settore: “Un passo in avanti significativo verso una gestione più efficace e sostenibile dei rifiuti che prende atto del gap impiantistico che penalizza alcune aree del nostro Paese”. Così Chicco Testa, presidente dell’appena costituita Assoambiente (Associazione imprese di servizi ambientali ed economia circolare) che ha promosso un evento digital per discutere l’intera questione.
“Occorre, per le frazioni avviate a valorizzazione secondo l’economia circolare – rileva Testa -, rivedere le limitazioni territoriali per assicurare coerenza con il criterio di specializzazione impiantistica, che impone impianti di taglia adeguata e tecnologie avanzate, non facilmente realizzabili ovunque e da chiunque. Non ha senso indirizzare la programmazione e le risorse pubbliche su impianti che possono essere realizzati da imprese che già oggi sarebbero pronte ad investire se solo i tempi per ottenere un’autorizzazione glielo consentissero”.
“PNGR, l’Italia dei rifiuti tra luci e ombre”, il titolo dell’appuntamento realizzato in partnership con Ricicla TV che ha anche voluto segnare il battesimo della nuova Associazione. Testa, con essa, si propone di dare impulso alla rappresentanza del comparto abbracciando ora tutto il ciclo integrato dei rifiuti.

In Rete, con lui, anche Valeria Frittelloni – ISPRA; Sabrina Alfonsi, assessora all’Ambiente del Comune di Roma e Filippo Brandolin, vp Utilitalia, che hanno discusso circa il Programma Nazionale Gestione Rifiuti, un nuovo strumento di politica ambientale che punta a superare le disomogeneità sul territorio nazionale, e a rappresentare un indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione della gestione dei rifiuti.
Da Testa, in apertura, le note positive contenute nel Programma, dall’obiettivo esplicito di dare indirizzi per colmare i gap impiantistici presenti nel territorio al superamento della disomogeneità registrata a livello nazionale. E un’altra novità del Programma è il principio di prossimità ed autosufficienza regionale per rifiuti urbani indifferenziati, per gli scarti dei rifiuti urbani avviati a smaltimento e per gli organici. Ma qui la bacinizzazione, ha evidenziato, £genera perplessità per il possibile contrasto con le norme che oggi consentono la libera circolazione sul territorio nazionale delle frazioni da raccolte differenziate destinate a riciclo e recupero”.
Nell’incontro, avanzate anche alcune valutazioni, basate su analisi Life Cicle Assestment, relative a performance ambientali degli attuali sistemi di gestione per indirizzare le scelte future. Qui, un accenno al fatto che “per il trattamento della frazione organica risulta molto più conveniente, sotto il profilo ambientale, un impianto che integri la fase aerobica con quella anaerobica. Allo stesso modo si chiarisce che al pretrattamento del rifiuto residuo in impianti TMB è preferibile l’invio diretto a recupero energetico. E si stabilisce che l’obiettivo di discarica al 10% al 2035 deve essere raggiunto progressivamente indicando chiari step intermedi a partire dal 2023”.
In Rete, Assoambiente ha insistito sulla necessità di stimoli e coordinamento che il Governo “potrà svolgere nei confronti del livello locale”. E testa ha tenuto a rimarcare che “Sebbene il PNGR non sia un vero piano che prevede localizzazioni ed impianti, obbliga però le Regioni a stimare correttamente i flussi dei rifiuti, compresi gli scarti prodotti dalle raccolte differenziate, e compie un significativo passo in avanti al fine di superare l’attuale disomogeneità delle pianificazioni e delle realtà gestionali”. Quindi “occorrerà introdurre per tutte le attività strategiche indicate dal Programma (aumentare le raccolte differenziate, incrementare qualità delle raccolte, definire il fabbisogno impiantistico, incrementare o promuovere il riciclaggio) adeguati criteri di misurazione, per non lasciare ad una eccessiva discrezionalità la valutazione del loro effettivo compimento e successo”.

Il Programma Nazionale Gestione Rifiuti registra reazioni dal mondo delle imprese di settore: “Un passo in avanti significativo verso una gestione più efficace e sostenibile dei rifiuti che prende atto del gap impiantistico che penalizza alcune aree del nostro Paese”. Così Chicco Testa, presidente dell’appena costituita Assoambiente (Associazione imprese di servizi ambientali ed economia circolare) che ha promosso un evento digital per discutere l’intera questione.
“Occorre, per le frazioni avviate a valorizzazione secondo l’economia circolare – rileva Testa -, rivedere le limitazioni territoriali per assicurare coerenza con il criterio di specializzazione impiantistica, che impone impianti di taglia adeguata e tecnologie avanzate, non facilmente realizzabili ovunque e da chiunque. Non ha senso indirizzare la programmazione e le risorse pubbliche su impianti che possono essere realizzati da imprese che già oggi sarebbero pronte ad investire se solo i tempi per ottenere un’autorizzazione glielo consentissero”.
“PNGR, l’Italia dei rifiuti tra luci e ombre”, il titolo dell’appuntamento realizzato in partnership con Ricicla TV che ha anche voluto segnare il battesimo della nuova Associazione. Testa, con essa, si propone di dare impulso alla rappresentanza del comparto abbracciando ora tutto il ciclo integrato dei rifiuti.

In Rete, con lui, anche Valeria Frittelloni – ISPRA; Sabrina Alfonsi, assessora all’Ambiente del Comune di Roma e Filippo Brandolin, vp Utilitalia, che hanno discusso circa il Programma Nazionale Gestione Rifiuti, un nuovo strumento di politica ambientale che punta a superare le disomogeneità sul territorio nazionale, e a rappresentare un indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione della gestione dei rifiuti.
Da Testa, in apertura, le note positive contenute nel Programma, dall’obiettivo esplicito di dare indirizzi per colmare i gap impiantistici presenti nel territorio al superamento della disomogeneità registrata a livello nazionale. E un’altra novità del Programma è il principio di prossimità ed autosufficienza regionale per rifiuti urbani indifferenziati, per gli scarti dei rifiuti urbani avviati a smaltimento e per gli organici. Ma qui la bacinizzazione, ha evidenziato, £genera perplessità per il possibile contrasto con le norme che oggi consentono la libera circolazione sul territorio nazionale delle frazioni da raccolte differenziate destinate a riciclo e recupero”.
Nell’incontro, avanzate anche alcune valutazioni, basate su analisi Life Cicle Assestment, relative a performance ambientali degli attuali sistemi di gestione per indirizzare le scelte future. Qui, un accenno al fatto che “per il trattamento della frazione organica risulta molto più conveniente, sotto il profilo ambientale, un impianto che integri la fase aerobica con quella anaerobica. Allo stesso modo si chiarisce che al pretrattamento del rifiuto residuo in impianti TMB è preferibile l’invio diretto a recupero energetico. E si stabilisce che l’obiettivo di discarica al 10% al 2035 deve essere raggiunto progressivamente indicando chiari step intermedi a partire dal 2023”.
In Rete, Assoambiente ha insistito sulla necessità di stimoli e coordinamento che il Governo “potrà svolgere nei confronti del livello locale”. E testa ha tenuto a rimarcare che “Sebbene il PNGR non sia un vero piano che prevede localizzazioni ed impianti, obbliga però le Regioni a stimare correttamente i flussi dei rifiuti, compresi gli scarti prodotti dalle raccolte differenziate, e compie un significativo passo in avanti al fine di superare l’attuale disomogeneità delle pianificazioni e delle realtà gestionali”. Quindi “occorrerà introdurre per tutte le attività strategiche indicate dal Programma (aumentare le raccolte differenziate, incrementare qualità delle raccolte, definire il fabbisogno impiantistico, incrementare o promuovere il riciclaggio) adeguati criteri di misurazione, per non lasciare ad una eccessiva discrezionalità la valutazione del loro effettivo compimento e successo”.

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