Il testo dello Stabilicum depositato in Parlamento
Dopo che gli sherpa dei partiti di maggioranza hanno trovato l’intesa sulla riforma della legge elettorale la palla è passata ai leader. Con la loro benedizione a quello che è già stato ribattezzato con il nome di Stabilicum il testo è stato presentato in Parlamento. Nonostante dal centrodestra si faccia trapelare soddisfazione, ci sono però diversi nodi tecnici da sciogliere durante l’iter che dovrebbe partire dalla Camera. Soprattutto, però, sul tavolo resta una questione politica, la più spinosa: quella delle preferenze. Punto sul quale tra Fratelli d’Italia e gli alleati c’è stato un vero e proprio braccio di ferro. Tanto più che con l’eliminazione dei collegi uninominali, senza un ritorno alle preferenze, la scelta dell’elettore sarebbe limitata esclusivamente a indicare un simbolo di partito.
Il nodo delle preferenze
Le preferenze potrebbero comunque rifare capolino in qualche emendamento nel corso dell’esame parlamentare. Il risultato finale, però, sarebbe tutt’altro che scontato perché in caso la votazione si svolgesse a scrutinio segreto la modifica potrebbe finire per essere bocciata (quasi con ogni probabilità), anche se proposta dal principale partito di maggioranza. Un rischio del quale a via della Scrofa sono ben consapevoli, motivo per il quale si dovrà valutare bene su come procedere. Pacifico invece il premio di maggioranza – o di governabilità, come lo si preferisce definire dalle parti del centrodestra – pari a 70 deputati e 35 senatori, elencati in listini di coalizione, in caso di superamento del 40% dei consensi. Una quota aggiuntiva di parlamentari per garantire la stabilità che da più parti viene considerata eccessiva.
Il premio di maggioranza
A ben vedere però, non è così o, comunque, di certo non si può parlare di percentuali abnormi. Alla Camera, per esempio, tolti i 70 eletti con il premio, gli otto scelti all’estero e gli otto rappresentanti delle minoranze linguistiche tra Valle d’Aosta e Trentino, la base di partenza sulla quale effettuare i calcoli si riduce a 314 deputati. Approssimativamente, una coalizione che ottiene il 40% dei voti con il premio otterrebbe 195 deputati, meno del 51% del totale. Sempre escludendo dal computo gli eletti all’estero e i rappresentanti delle minoranze linguistiche. Con il 45% dei voti, invece, l’asticella della maggioranza si ferma a 211, con il valore del premio che si attesta attorno al 9,5%. Una soglia ben lontana da quella non scritta ma ritenuta di “garanzia” che renderebbe la maggioranza autonoma per l’elezione del Presidente della Repubblica e degli organi di garanzia.
Le altre novità della riforma della legge elettorale
Anzi, contrariamente a quanto ritenuto dall’opposizione e in particolare dal Pd che definisce “inaccettabili” le novità proposte dalla maggioranza, dal centrodestra si sottolinea che il premio non è per nulla eccessivo. Sarebbe, invece, funzionale esclusivamente a garantire la stabilità. Guardando invece allo scenario opposto, ovvero al mancato raggiungimento di una soglia tra il 35 e il 40% dei voti da parte delle prime due coalizioni, allora scatterebbe la novità del ballottaggio. L’ipotesi di inserire il nome del candidato premier sulla scheda è invece tramontata. L’indicazione troverà spazio solamente in concomitanza con la presentazione delle liste e del programma di governo. Infine, lo sbarramento è stato confermato al 10% per le coalizioni e al 3 per i partiti con il ripescaggio della prima formazione esclusa dal mancato raggiungimento della soglia.
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