Punture di spillo GOVERNO DRAGHI: “AVANTI C’E’ POSTO”

Nel primo dopoguerra ci provò Alcide De Gasperi a formare un governo del “tutti dentro”. Non andò bene e c’è chi dice che lo fece proprio per dimostrarne  l’impraticabilità. A 75 anni di distanza ci prova Mario Draghi. Anche lui di grande spessore e di riconosciuta credibilità internazionale. Allora l’Italia usciva da una disastrosa guerra ed era tutta da ricostruire. Anche oggi una terribile crisi sanitaria, economica e sociale ed anni di malgoverno hanno messo il Paese in ginocchio. Ma il rischio del fallimento di questa “ammucchiata” è dietro l’angolo. Anche perché, contrariamente a “ieri”, “oggi” la differenza in negativo la fa la classe politica con l’ingresso in Parlamento di una frotta di ragazzotti senza arte né parte,  che sembra abbiano fatto “sega” a scuola e siano capitati lì per caso. Ma anche gli altri…! Il nuovo Esecutivo di unità nazionale, al di là delle indiscusse qualità di alcuni tecnici, richiama alla memoria un vecchio film del dopoguerra, “Avanti c’è posto” dove un tram sferraglia sui binari con i passeggeri ammucchiati sul predellino posteriore e un giovane Aldo Fabrizi che si sgola e fatica a farli entrare tutti dentro. Certo, Draghi non è Conte anche se il Presidente uscente si è trovato improvvisamente a dover fronteggiare una situazione sanitaria, occupazionale ed economica che non ha precedenti dalla fine della guerra e qualche “compagno di viaggio” deliberatamente non gli ha sempre indicato la giusta direzione di marcia.  C’era una volta il Mes. Ebbene, la bandiera dei renziani oggi non sventola più. Così come sono venuti meno i tanti pretestuosi pilastri di un’offensiva che, a giochi conclusi, sembra avesse come unico e reale obiettivo solo la caduta del presidente Conte. Una posizione più che legittima! Bastava dirlo senza costringere il Paese ad assistere ancora una volta  al teatrino della vecchia politica. “La possibilità di essere governati da Draghi – ammette il segretario di Italia Viva – era una speranza incredibile. Così ho deciso di rischiare tutto (sic) perché il fine giustifica il rischio”. E candidamente ammette: “questa era la mia strategia. Ho fatto tutto da solo con il 3 per cento”. Ora, sarebbe interessante sapere cosa ne pensano Teresa Bellanova ed Ivan Scalfarotto. E la memoria non fatica a ricordare il  siluramento dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, allo “stai sereno Enrico”, alla bocciatura di Franco Marini al Quirinale  con un cinico “è un uomo del secolo scorso”, al PD portato al suo minimo storico.  Che quello di Draghi  punti ad essere il “governo dei migliori” lo dovrà dimostrare presto, anche se – a parte il valore e la competenza dei ministri tecnici – la conferma di diversi esponenti politici,  manuale Cencelli alla mano, richiama molto il Conte1 e il Conte2.  Con l’aggravante di aver “costretto” PD e Liberi Uguali a convivere, oggi, con Forza Italia e Lega. Il treno dell’auspicabile ripresa è comunque partito. Il macchinista è di indiscusso valore, alcuni passeggeri…

PdA

 

Nel primo dopoguerra ci provò Alcide De Gasperi a formare un governo del “tutti dentro”. Non andò bene e c’è chi dice che lo fece proprio per dimostrarne  l’impraticabilità. A 75 anni di distanza ci prova Mario Draghi. Anche lui di grande spessore e di riconosciuta credibilità internazionale. Allora l’Italia usciva da una disastrosa guerra ed era tutta da ricostruire. Anche oggi una terribile crisi sanitaria, economica e sociale ed anni di malgoverno hanno messo il Paese in ginocchio. Ma il rischio del fallimento di questa “ammucchiata” è dietro l’angolo. Anche perché, contrariamente a “ieri”, “oggi” la differenza in negativo la fa la classe politica con l’ingresso in Parlamento di una frotta di ragazzotti senza arte né parte,  che sembra abbiano fatto “sega” a scuola e siano capitati lì per caso. Ma anche gli altri…! Il nuovo Esecutivo di unità nazionale, al di là delle indiscusse qualità di alcuni tecnici, richiama alla memoria un vecchio film del dopoguerra, “Avanti c’è posto” dove un tram sferraglia sui binari con i passeggeri ammucchiati sul predellino posteriore e un giovane Aldo Fabrizi che si sgola e fatica a farli entrare tutti dentro. Certo, Draghi non è Conte anche se il Presidente uscente si è trovato improvvisamente a dover fronteggiare una situazione sanitaria, occupazionale ed economica che non ha precedenti dalla fine della guerra e qualche “compagno di viaggio” deliberatamente non gli ha sempre indicato la giusta direzione di marcia.  C’era una volta il Mes. Ebbene, la bandiera dei renziani oggi non sventola più. Così come sono venuti meno i tanti pretestuosi pilastri di un’offensiva che, a giochi conclusi, sembra avesse come unico e reale obiettivo solo la caduta del presidente Conte. Una posizione più che legittima! Bastava dirlo senza costringere il Paese ad assistere ancora una volta  al teatrino della vecchia politica. “La possibilità di essere governati da Draghi – ammette il segretario di Italia Viva – era una speranza incredibile. Così ho deciso di rischiare tutto (sic) perché il fine giustifica il rischio”. E candidamente ammette: “questa era la mia strategia. Ho fatto tutto da solo con il 3 per cento”. Ora, sarebbe interessante sapere cosa ne pensano Teresa Bellanova ed Ivan Scalfarotto. E la memoria non fatica a ricordare il  siluramento dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, allo “stai sereno Enrico”, alla bocciatura di Franco Marini al Quirinale  con un cinico “è un uomo del secolo scorso”, al PD portato al suo minimo storico.  Che quello di Draghi  punti ad essere il “governo dei migliori” lo dovrà dimostrare presto, anche se – a parte il valore e la competenza dei ministri tecnici – la conferma di diversi esponenti politici,  manuale Cencelli alla mano, richiama molto il Conte1 e il Conte2.  Con l’aggravante di aver “costretto” PD e Liberi Uguali a convivere, oggi, con Forza Italia e Lega. Il treno dell’auspicabile ripresa è comunque partito. Il macchinista è di indiscusso valore, alcuni passeggeri…

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