Punture di spillo GOVERNO: SALVINI AZIONISTA DI MAGGIORANZA, GRAZIE A RENZI

Adesso la barca del Governo con “tutti dentro”, o quasi,  può salpare. Anche se è facile prevedere che la navigazione non sarà agevole. Nessun dubbio sulle qualità del timoniere, ma oggettive riserve sull’equipaggio salito a bordo e su qualche Capociurma che, per non dare nell’occhio, si è preferito lasciare sulla banchina  a controllare che la rotta sia “quella” giusta.

E sarà sull’interpretazione da dare all’aggettivo “giusto” che si potrà misurare l’esatta rispondenza tra i fatti e le “assicurazioni” date per non restare a terra. Senza inutili giri di parole, l’obiettivo dichiarato  è quello di mettere le mani sugli  aiuti economici dell’Europa. Un po’ come  nell’Isola del Tesoro di Stevenson, dove il pirata cattivo si fingeva buono per carpire la buona fede di un ragazzo e farsi portare dove pensava di trovare un grosso tesoro.

Ecco, l’impressione è che sulla barca di Draghi  La Lega (ex nord) – e con essa Matteo Salvini –  punti ad attribuirsi di fatto  il ruolo di azionista di maggioranza e che il Presidente del Consiglio avrà il suo bel da fare nel tenerlo a bada, evitando soprattutto che il “Lumbard” offra la percezione di essere una sorta di premier-ombra. 

I segnali non mancano. Critico con i ministri dell’Interno e della Sanità del Conte 2, mal ha digerito la loro conferma e subito dopo, vestendo i panni dell’agnellino, si è lasciato sfuggire un “dovremo aiutarli” puntando a “commissariarli” con due sottosegretari “cagnacci”. Così  si è espresso con alcuni suoi collaboratori. Gli è andata bene con il Viminale dove è riuscito a piazzare il fidatissimo  Nicola Molteni, meno con la Sanità dove non figurano uomini della Lega. Ma la “pesca” comunque lo ha soddisfatto. “Sono quelli – dice con enfasi – che avrei voluto io”. E, un po’ spocchioso, aggiunge un “mi spiace perché di persone di valore ne avremmo avute altre 30”. Il fatto è che – Draghi o non Draghi – il segretario della Lega resta in campagna elettorale permanente: il taglio delle tasse, la pace fiscale, la rottamazione di milioni di cartelle esattoriali. E poi: riaprire riaprire riaprire. Una tesi sostenuta anche  prima del lockdown dell’anno scorso e in estate con le discoteche. Non a caso, echeggiando un certo Borghi, osserva che “il diritto al lavoro non è di minor rango rispetto alla salute”. Questo è Salvini,  rimesso prepotentemente in sella  dall’altro Matteo, Renzi, che ha voluto la caduta del Governo ed ha fatto naufragare poi qualsiasi ipotesi di “Conte ter” aprendo la strada – nell’impossibilità di elezioni in piena crisi sanitaria, economica e sociale  – all’appello del Capo dello Stato per un governo di unità nazionale.  Solo che il segretario della Lega ha incassato il ritorno del suo partito al governo mentre il Bullo toscano nella redistribuzione degli incarichi ha perso un ministero, l’Agricoltura, e soprattutto la golden share che di fatto esercitava nel Conte 2, nonostante il 2/3 per cento del suo Partitino. Oggi Matteo Renzi appoggia anch’egli il governo ma, al contrario di Salvini, non conta più un tubo. E, poiché non è immaginabile vederlo in panchina, è possibile un nuovo colpo di scena: un avvicinamento alla Lega, l’appoggio per Berlusconi al Colle e la conseguente annessione di Forza Italia. Come leggere, del resto, la “convergenza” di Bonaccini con la Lega per riaprire ristoranti, piscine, cinema e teatri? Vero che Il presidente della Regione Emilia Romagna è un esponente del PD ma come dimenticare che è  un amico di Renzi? Il classico cavallo di Troia anche per un eventuale ritorno nel PD qualora l’opzione su Forza Italia non dovesse andare in porto !

PdA

 

Adesso la barca del Governo con “tutti dentro”, o quasi,  può salpare. Anche se è facile prevedere che la navigazione non sarà agevole. Nessun dubbio sulle qualità del timoniere, ma oggettive riserve sull’equipaggio salito a bordo e su qualche Capociurma che, per non dare nell’occhio, si è preferito lasciare sulla banchina  a controllare che la rotta sia “quella” giusta.

E sarà sull’interpretazione da dare all’aggettivo “giusto” che si potrà misurare l’esatta rispondenza tra i fatti e le “assicurazioni” date per non restare a terra. Senza inutili giri di parole, l’obiettivo dichiarato  è quello di mettere le mani sugli  aiuti economici dell’Europa. Un po’ come  nell’Isola del Tesoro di Stevenson, dove il pirata cattivo si fingeva buono per carpire la buona fede di un ragazzo e farsi portare dove pensava di trovare un grosso tesoro.

Ecco, l’impressione è che sulla barca di Draghi  La Lega (ex nord) – e con essa Matteo Salvini –  punti ad attribuirsi di fatto  il ruolo di azionista di maggioranza e che il Presidente del Consiglio avrà il suo bel da fare nel tenerlo a bada, evitando soprattutto che il “Lumbard” offra la percezione di essere una sorta di premier-ombra. 

I segnali non mancano. Critico con i ministri dell’Interno e della Sanità del Conte 2, mal ha digerito la loro conferma e subito dopo, vestendo i panni dell’agnellino, si è lasciato sfuggire un “dovremo aiutarli” puntando a “commissariarli” con due sottosegretari “cagnacci”. Così  si è espresso con alcuni suoi collaboratori. Gli è andata bene con il Viminale dove è riuscito a piazzare il fidatissimo  Nicola Molteni, meno con la Sanità dove non figurano uomini della Lega. Ma la “pesca” comunque lo ha soddisfatto. “Sono quelli – dice con enfasi – che avrei voluto io”. E, un po’ spocchioso, aggiunge un “mi spiace perché di persone di valore ne avremmo avute altre 30”. Il fatto è che – Draghi o non Draghi – il segretario della Lega resta in campagna elettorale permanente: il taglio delle tasse, la pace fiscale, la rottamazione di milioni di cartelle esattoriali. E poi: riaprire riaprire riaprire. Una tesi sostenuta anche  prima del lockdown dell’anno scorso e in estate con le discoteche. Non a caso, echeggiando un certo Borghi, osserva che “il diritto al lavoro non è di minor rango rispetto alla salute”. Questo è Salvini,  rimesso prepotentemente in sella  dall’altro Matteo, Renzi, che ha voluto la caduta del Governo ed ha fatto naufragare poi qualsiasi ipotesi di “Conte ter” aprendo la strada – nell’impossibilità di elezioni in piena crisi sanitaria, economica e sociale  – all’appello del Capo dello Stato per un governo di unità nazionale.  Solo che il segretario della Lega ha incassato il ritorno del suo partito al governo mentre il Bullo toscano nella redistribuzione degli incarichi ha perso un ministero, l’Agricoltura, e soprattutto la golden share che di fatto esercitava nel Conte 2, nonostante il 2/3 per cento del suo Partitino. Oggi Matteo Renzi appoggia anch’egli il governo ma, al contrario di Salvini, non conta più un tubo. E, poiché non è immaginabile vederlo in panchina, è possibile un nuovo colpo di scena: un avvicinamento alla Lega, l’appoggio per Berlusconi al Colle e la conseguente annessione di Forza Italia. Come leggere, del resto, la “convergenza” di Bonaccini con la Lega per riaprire ristoranti, piscine, cinema e teatri? Vero che Il presidente della Regione Emilia Romagna è un esponente del PD ma come dimenticare che è  un amico di Renzi? Il classico cavallo di Troia anche per un eventuale ritorno nel PD qualora l’opzione su Forza Italia non dovesse andare in porto !

PdA

 

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