Punture di spillo RENZI A RIAD “UN DIVERSIVO”? PUNTI DI VISTA…

AI soldi uno che inizia la sua vita… puntando sulla “Ruota della Fortuna” difficilmente rinuncia. Più probabile che, suo malgrado, Matteo Renzi si veda costretto a cambiare commissione parlamentare al Senato. I fatti, fino a domenica tenuti rigorosamente segreti, sono noti e vanno valutati sotto tre aspetti. Il primo riguarda la tempistica. In piena crisi di governo – da lui aperta, voluta e studiata da mesi – il senatore di Rignano (e in questo caso non è banale sottolinearne lo status) vola a Riad per una consulenza pagata profumatamente migliaia di dollari. Parlare di inopportunità è forse un eufemismo. In Arabia Saudita vige un regime teocratico che nega i diritti alle donne, prevede la pena di morte e sembra implicato  dell’omicidio di Jamal Khashoggi (giornalista del Washington Post) avvenuto nel consolato saudita di Istanbul. Il secondo aspetto riguarda il cuore dell’iniziativa  mediorientale del segretario di Italia Viva: nell’intervista al principe saudita Mohammed bin Salman che gestisce tutto, dalla Difesa all’Economia, Renzi magnifica il “rinascimento” del regime di Riad, come per Firenze dopo la peste, e si dice geloso del basso costo del lavoro in Arabia Saudita. “Da fare invidia”, si lascia sfuggire… E veniamo al terzo aspetto. Il senatore (e torniamo a sottolineare che non si tratta di un semplice turista) rientra in Italia con volo privato e, come se nulla fosse, prende sottobraccio la Boschi e la Bellanova e incontra il Presidente della Repubblica.  Da non dimenticare che della delegazione quirinalizia faceva parte anche Davide Faraone! Una domanda: un senatore della Repubblica, di rientro da una “missione” privata all’estero,  può violare la quarantena obbligatoria per i comuni mortali?  O vige il principio del Marchese del Grillo “Io so io e voi non siete niente”? Renzi si è reso conto di aver esposto a rischio i suoi compagni di partito e lo stesso Presidente della Repubblica? E’ un “diversivo”, come minimizza, affrontare questi aspetti del suo viaggio a Riad, le cose che ha detto e il pericolo di contagio per le persone che al suo rientro sono venute a contatto con lui? No problem, sembra dire. Secondo un copione in questi anni mandato a memoria il Bullo attacca e promette di rispondere a tutti gli interrogativi. Non oggi, non domani, ma quando si sarà conclusa la crisi di governo. E c’è da credergli? La storia ce lo presenta come un bugiardo patentato. Lasciamo stare l’accoltellamento di Enrico Letta. Abbiamo ancora davanti agli occhi il suo bel faccione che nel dicembre 2016 ci annunciava, in caso di sconfitta del referendum costituzionale, il suo ritiro dalla politica. “Cambio mestiere e non mi vedrete più”, disse allora.

 Evidentemente pensava  a consulenze e interviste come fanno tanti Capi di Stato e di Governo una volta conclusi i rispettivi mandati. Renzi no! Resta nel PD, lo porta al minimo storico con liste al 90 per cento di “amici” in modo da “condizionare” l’attuale Parlamento, dà vita quindi ad una “sua” creatura che immagina a doppia cifra. Gli va male, rischia di finire nel dimenticatoio e si inventa, per riguadagnare la scena politica, la “guerra” al Conte 2. Il resto è il film di questi giorni. Lui, con il 2%, ancora a dare le carte  e a tenere in ostaggio la maggioranza! Il principe saudita gli ha insegnato qualcosa. E Renzi  “bravo” (Manzoni?) ad …imparare.

PdA

AI soldi uno che inizia la sua vita… puntando sulla “Ruota della Fortuna” difficilmente rinuncia. Più probabile che, suo malgrado, Matteo Renzi si veda costretto a cambiare commissione parlamentare al Senato. I fatti, fino a domenica tenuti rigorosamente segreti, sono noti e vanno valutati sotto tre aspetti. Il primo riguarda la tempistica. In piena crisi di governo – da lui aperta, voluta e studiata da mesi – il senatore di Rignano (e in questo caso non è banale sottolinearne lo status) vola a Riad per una consulenza pagata profumatamente migliaia di dollari. Parlare di inopportunità è forse un eufemismo. In Arabia Saudita vige un regime teocratico che nega i diritti alle donne, prevede la pena di morte e sembra implicato  dell’omicidio di Jamal Khashoggi (giornalista del Washington Post) avvenuto nel consolato saudita di Istanbul. Il secondo aspetto riguarda il cuore dell’iniziativa  mediorientale del segretario di Italia Viva: nell’intervista al principe saudita Mohammed bin Salman che gestisce tutto, dalla Difesa all’Economia, Renzi magnifica il “rinascimento” del regime di Riad, come per Firenze dopo la peste, e si dice geloso del basso costo del lavoro in Arabia Saudita. “Da fare invidia”, si lascia sfuggire… E veniamo al terzo aspetto. Il senatore (e torniamo a sottolineare che non si tratta di un semplice turista) rientra in Italia con volo privato e, come se nulla fosse, prende sottobraccio la Boschi e la Bellanova e incontra il Presidente della Repubblica.  Da non dimenticare che della delegazione quirinalizia faceva parte anche Davide Faraone! Una domanda: un senatore della Repubblica, di rientro da una “missione” privata all’estero,  può violare la quarantena obbligatoria per i comuni mortali?  O vige il principio del Marchese del Grillo “Io so io e voi non siete niente”? Renzi si è reso conto di aver esposto a rischio i suoi compagni di partito e lo stesso Presidente della Repubblica? E’ un “diversivo”, come minimizza, affrontare questi aspetti del suo viaggio a Riad, le cose che ha detto e il pericolo di contagio per le persone che al suo rientro sono venute a contatto con lui? No problem, sembra dire. Secondo un copione in questi anni mandato a memoria il Bullo attacca e promette di rispondere a tutti gli interrogativi. Non oggi, non domani, ma quando si sarà conclusa la crisi di governo. E c’è da credergli? La storia ce lo presenta come un bugiardo patentato. Lasciamo stare l’accoltellamento di Enrico Letta. Abbiamo ancora davanti agli occhi il suo bel faccione che nel dicembre 2016 ci annunciava, in caso di sconfitta del referendum costituzionale, il suo ritiro dalla politica. “Cambio mestiere e non mi vedrete più”, disse allora.

 Evidentemente pensava  a consulenze e interviste come fanno tanti Capi di Stato e di Governo una volta conclusi i rispettivi mandati. Renzi no! Resta nel PD, lo porta al minimo storico con liste al 90 per cento di “amici” in modo da “condizionare” l’attuale Parlamento, dà vita quindi ad una “sua” creatura che immagina a doppia cifra. Gli va male, rischia di finire nel dimenticatoio e si inventa, per riguadagnare la scena politica, la “guerra” al Conte 2. Il resto è il film di questi giorni. Lui, con il 2%, ancora a dare le carte  e a tenere in ostaggio la maggioranza! Il principe saudita gli ha insegnato qualcosa. E Renzi  “bravo” (Manzoni?) ad …imparare.

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