Punture di spillo SALVINI: DALLE FELPE AL GILET

 

Matteo Salvini cambia look ma… solo quello. Il segretario della Lega ha dismesso le felpe e – da quando è entrato “da suggeritore esterno” nel Governo di supposta unità nazionale con ben tre ministri, sia pure di non sua stretta osservanza – è passato al gilet. Un capo di abbigliamento elegante se viene indossato sotto la giacca. Diversamente… Salvini infatti l’ama poco e, quando la porta, preferisce tenerla sportivamente su una sola spalla. Altro cambiamento, forse fino all’inizio ufficiale della campagna elettorale per le amministrative del prossimo autunno, riguarda l’abolizione del rituale di rosari, crocefissi e vangeli che accompagnavano i suoi comizi.

Per il resto, tutto come prima: faccione a tutto tondo tendente all’ovale, spesso inespressivo, che il Capitano muove leggermente in segno di approvazione o di diniego verso il suo interlocutore. Un po’ come quei cagnolini che in anni passati gli automobilisti mettevano davanti al lunotto posteriore della loro vettura. E poi due mani, grandi come pale, che nelle interviste il Nostro spalanca, o chiude davanti al petto, quasi in preghiera, con le solite frasi che meccanicamente ripete a mo’ di litania: “La Lega c’è e non si tira indietro…”, “Siamo leali con Draghi…”, “lo sosterremo con convinzione per il Quirinale”, “Noi uniti e centrosinistra diviso…”, “Io lavoro per l’Italia…”, “non sarà questa maggioranza a riformare giustizia e fisco…”. E poi frasi a difesa del Nord produttivo, stop alle cartelle esattoriali, priorità a lavoro e salute. 

 Salvini rientra in quella categoria di  politici della cosiddetta  seconda Repubblica abituati ad un solo schema di gioco che applicano in ogni situazione: clamore mediatico, strappi, stop end go, frasi fatte,  impermeabilità alle mediazione. Diversamente… il nulla.

PdA

 

 

Matteo Salvini cambia look ma… solo quello. Il segretario della Lega ha dismesso le felpe e – da quando è entrato “da suggeritore esterno” nel Governo di supposta unità nazionale con ben tre ministri, sia pure di non sua stretta osservanza – è passato al gilet. Un capo di abbigliamento elegante se viene indossato sotto la giacca. Diversamente… Salvini infatti l’ama poco e, quando la porta, preferisce tenerla sportivamente su una sola spalla. Altro cambiamento, forse fino all’inizio ufficiale della campagna elettorale per le amministrative del prossimo autunno, riguarda l’abolizione del rituale di rosari, crocefissi e vangeli che accompagnavano i suoi comizi.

Per il resto, tutto come prima: faccione a tutto tondo tendente all’ovale, spesso inespressivo, che il Capitano muove leggermente in segno di approvazione o di diniego verso il suo interlocutore. Un po’ come quei cagnolini che in anni passati gli automobilisti mettevano davanti al lunotto posteriore della loro vettura. E poi due mani, grandi come pale, che nelle interviste il Nostro spalanca, o chiude davanti al petto, quasi in preghiera, con le solite frasi che meccanicamente ripete a mo’ di litania: “La Lega c’è e non si tira indietro…”, “Siamo leali con Draghi…”, “lo sosterremo con convinzione per il Quirinale”, “Noi uniti e centrosinistra diviso…”, “Io lavoro per l’Italia…”, “non sarà questa maggioranza a riformare giustizia e fisco…”. E poi frasi a difesa del Nord produttivo, stop alle cartelle esattoriali, priorità a lavoro e salute. 

 Salvini rientra in quella categoria di  politici della cosiddetta  seconda Repubblica abituati ad un solo schema di gioco che applicano in ogni situazione: clamore mediatico, strappi, stop end go, frasi fatte,  impermeabilità alle mediazione. Diversamente… il nulla.

PdA

 

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