Punture di spillo SALVINI, INVIDIA E PAURA CATTIVE CONSIGLIERE

Alla fine della fiera, forse, tutto si sistemerà e il centrodestra potrebbe ritrovare quell’unità, fittizia, che Matteo Salvini  per ora ha incrinato. Da due anni il segretario della Lega assomiglia tanto a Penelope, che di notte disfa la stessa tela che tesse di giorno. Con una differenza: lui difetta di pazienza ed ha una voglia di comando, sproporziona alle sue qualità,  unita ad un’ arroganza che lo ha portato ad aprire una crisi di governo nella convinzione di andare a Palazzo Chigi per prendersi i pieni poteri ma restando alla fine con il c..lo per terra. Facendo della lotta all’immigrazione e del suo slogan più popolare “Prima gli Italiani” il suo cavallo di battaglia, era riuscito infatti  da ministro dell’Interno a costruirsi un consenso “virtuale” tra il 36 e il 38 per cento che ha poi dissipato in appena  due anni: La Lega infatti, veleggia oggi intorno al 23-24  per cento, poco più di un paio di punti davanti al PD e con il fiato sul collo della “sorniona” Giorgia Meloni. Beninteso si tratta sempre di sondaggi perché alla prova delle urne il partito di Salvini sul territorio  ha visto ben presto naufragare i “sogni di gloria” del suo Capitano. Immaginava diessere al comando di un transatlantico  ma il voto locale – che è quello che in politica  conta – lo ha riportato ad una più modesta realtà: un fragile peschereccio in cerca di pesci da far abboccare. E forse potrebbero essere state queste ripetute “musate” regionali  a portarlo in confusione rompendo con Silvio Berlusconi e – inspiegabile –  su di una questione che per due anni era stato invece il suo mantra: “Prima gli Italiani”. Ma come? Un tuo alleato proprietario storico di Mediaset è sotto attacco straniero e tu, Salvini, favorisci la scalata della francese Vivendi? Non solo, ma gli “rubi” tre parlamentari in libera uscita? E, non contento,  nella stessa giornata plaudi  all’arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria eletto nelle liste di Forza Italia? E’ questa la lealtà del ragazzotto lombardo? quella di cui, per due anni,  hai scassato i cabasisi agli italiani? A dirla tutta, Il segretario della Lega corretto e leale con i suoi presunti alleati nelle elezioni del 2018 non lo è stato. Li ha relegati all’opposizione,  preferendo flirtare al governo con Di Maio. Purtroppo per lui, un solo annetto. Penelope, nonostante i ripetuti tentativi dei Proci, seppe aspettare il suo Ulisse;  Salvini invece, tornato all’opposizione, è stato precipitoso e si è fatto prendere la mano. Ma perché? Forse per due sentimenti che fanno a cazzotti con chi aspira a diventare Capo: L’invidia e la paura. Invidia per la continua ascesa, a spese della Lega, di Giorgia Meloni che addirittura ha superato – sempre nei sondaggi – il Movimento 5 Stelle e che, senza strombazzarlo, sta mettendo a rischio proprio la leadership dello stesso Salvini. E poi la paura che Silvio Berlusconi possa giocare una “partita in proprio” con il Governo, rendendogli pan per focaccia dopo il tradimento di inizio legislatura. Solo che invidia e paura sono cattive consigliere per chi punta ad essere leader.

PdA

Alla fine della fiera, forse, tutto si sistemerà e il centrodestra potrebbe ritrovare quell’unità, fittizia, che Matteo Salvini  per ora ha incrinato. Da due anni il segretario della Lega assomiglia tanto a Penelope, che di notte disfa la stessa tela che tesse di giorno. Con una differenza: lui difetta di pazienza ed ha una voglia di comando, sproporziona alle sue qualità,  unita ad un’ arroganza che lo ha portato ad aprire una crisi di governo nella convinzione di andare a Palazzo Chigi per prendersi i pieni poteri ma restando alla fine con il c..lo per terra. Facendo della lotta all’immigrazione e del suo slogan più popolare “Prima gli Italiani” il suo cavallo di battaglia, era riuscito infatti  da ministro dell’Interno a costruirsi un consenso “virtuale” tra il 36 e il 38 per cento che ha poi dissipato in appena  due anni: La Lega infatti, veleggia oggi intorno al 23-24  per cento, poco più di un paio di punti davanti al PD e con il fiato sul collo della “sorniona” Giorgia Meloni. Beninteso si tratta sempre di sondaggi perché alla prova delle urne il partito di Salvini sul territorio  ha visto ben presto naufragare i “sogni di gloria” del suo Capitano. Immaginava diessere al comando di un transatlantico  ma il voto locale – che è quello che in politica  conta – lo ha riportato ad una più modesta realtà: un fragile peschereccio in cerca di pesci da far abboccare. E forse potrebbero essere state queste ripetute “musate” regionali  a portarlo in confusione rompendo con Silvio Berlusconi e – inspiegabile –  su di una questione che per due anni era stato invece il suo mantra: “Prima gli Italiani”. Ma come? Un tuo alleato proprietario storico di Mediaset è sotto attacco straniero e tu, Salvini, favorisci la scalata della francese Vivendi? Non solo, ma gli “rubi” tre parlamentari in libera uscita? E, non contento,  nella stessa giornata plaudi  all’arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria eletto nelle liste di Forza Italia? E’ questa la lealtà del ragazzotto lombardo? quella di cui, per due anni,  hai scassato i cabasisi agli italiani? A dirla tutta, Il segretario della Lega corretto e leale con i suoi presunti alleati nelle elezioni del 2018 non lo è stato. Li ha relegati all’opposizione,  preferendo flirtare al governo con Di Maio. Purtroppo per lui, un solo annetto. Penelope, nonostante i ripetuti tentativi dei Proci, seppe aspettare il suo Ulisse;  Salvini invece, tornato all’opposizione, è stato precipitoso e si è fatto prendere la mano. Ma perché? Forse per due sentimenti che fanno a cazzotti con chi aspira a diventare Capo: L’invidia e la paura. Invidia per la continua ascesa, a spese della Lega, di Giorgia Meloni che addirittura ha superato – sempre nei sondaggi – il Movimento 5 Stelle e che, senza strombazzarlo, sta mettendo a rischio proprio la leadership dello stesso Salvini. E poi la paura che Silvio Berlusconi possa giocare una “partita in proprio” con il Governo, rendendogli pan per focaccia dopo il tradimento di inizio legislatura. Solo che invidia e paura sono cattive consigliere per chi punta ad essere leader.

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