Punture di spillo SALVINI, OVVERO TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO !

Domenica 6 giugno:  Salvini annuncia a TV e giornali che lunedì andrà da Draghi “anche per illustrare il progetto di federazione tra Lega e Forza Italia”. 

“Il centrodestra – anticipa con enfasi il Capitano – avrà una voce unica al governo: Così sveltiremo l’approvazione di decreti, emendamenti, faciliteremo le riforme del fisco e della giustizia, del codice degli appalti e tagli irpef”.

Passano solo 24 ore e la “notiziona”, che aveva agitato il mondo della politica e spaccato Forza Italia, si affloscia: Il Presidente del Consiglio opportunamente si chiama fuori e non si fa strumentalizzare, Berlusconi frena e, come se nulla fosse accaduto tra domenica e lunedì, Salvini esce da Palazzo Chigi dopo oltre un’ora abbondante e seraficamente esclude che “l’argomento federazione” sia stato un tema affrontato nell’incontro. “Con Draghi – dice ai giornalisti increduli – non ne abbiamo parlato. Con lui discuto di Italia, non di partiti”.

Allucinante! Come un giocatore delle tre carte il segretario della Lega nasconde quella vincente e… manda a vuoto chi aveva “puntato” sulle sue affermazioni del giorno prima.

Eppure alla tecnica del dire tutto e il contrario di tutto Salvini ci ha da tempo abituati. La cosa grave è che i giornalisti lo lascino parlare a ruota libera, senza contraddittorio e consentendogli di utilizzare impunemente i Media come un megafono o come una buca delle lettere…

Un po’ come avvenne nell’agosto 2019 quando il Segretario della Lega, all’apice dei consensi con un sonante 38% di sondaggi, staccò la spina al Conte 1 nella quasi certezza di andare ad elezioni anticipate, stravincerle ed ottenere i “pieni poteri”.

Le cose non andarono proprio così e Salvini si “autocondannò” all’opposizione.

Si ripete oggi lo stesso copione di allora ma a parti rovesciate: il Segretario di una Lega in crisi di consensi, scesa intorno al 21 per cento, rischia di “trasferire” la guida della Destra a Giorgia Meloni e di colpo, per stopparla, s’inventa una Federazione con Forza Italia: un corpaccione del 30 per cento che difficilmente la Presidente di Fratelli d’Italia potrebbe scalare.

Ma anche questa volta le cose non vanno secondo i suoi “desiderata”: il partito di Berlusconi “resiste” ad un’operazione che avrebbe i connotati di una vera e propria annessione e che potrebbe andare bene solo a qualcuno dei Tajani di turno per assicurarsi una ricandidatura nella futura legislatura. Anche perché i posti disponibili sarebbero solo 400 a Montecitorio e 200 al Senato.

Diciamo che anche questa volta Matteo Salvini non ha riflettuto ed è stato… precipitoso. Un urologo parlerebbe di una “eiaculatio ante portas”. 

PdA

 

Domenica 6 giugno:  Salvini annuncia a TV e giornali che lunedì andrà da Draghi “anche per illustrare il progetto di federazione tra Lega e Forza Italia”. 

“Il centrodestra – anticipa con enfasi il Capitano – avrà una voce unica al governo: Così sveltiremo l’approvazione di decreti, emendamenti, faciliteremo le riforme del fisco e della giustizia, del codice degli appalti e tagli irpef”.

Passano solo 24 ore e la “notiziona”, che aveva agitato il mondo della politica e spaccato Forza Italia, si affloscia: Il Presidente del Consiglio opportunamente si chiama fuori e non si fa strumentalizzare, Berlusconi frena e, come se nulla fosse accaduto tra domenica e lunedì, Salvini esce da Palazzo Chigi dopo oltre un’ora abbondante e seraficamente esclude che “l’argomento federazione” sia stato un tema affrontato nell’incontro. “Con Draghi – dice ai giornalisti increduli – non ne abbiamo parlato. Con lui discuto di Italia, non di partiti”.

Allucinante! Come un giocatore delle tre carte il segretario della Lega nasconde quella vincente e… manda a vuoto chi aveva “puntato” sulle sue affermazioni del giorno prima.

Eppure alla tecnica del dire tutto e il contrario di tutto Salvini ci ha da tempo abituati. La cosa grave è che i giornalisti lo lascino parlare a ruota libera, senza contraddittorio e consentendogli di utilizzare impunemente i Media come un megafono o come una buca delle lettere…

Un po’ come avvenne nell’agosto 2019 quando il Segretario della Lega, all’apice dei consensi con un sonante 38% di sondaggi, staccò la spina al Conte 1 nella quasi certezza di andare ad elezioni anticipate, stravincerle ed ottenere i “pieni poteri”.

Le cose non andarono proprio così e Salvini si “autocondannò” all’opposizione.

Si ripete oggi lo stesso copione di allora ma a parti rovesciate: il Segretario di una Lega in crisi di consensi, scesa intorno al 21 per cento, rischia di “trasferire” la guida della Destra a Giorgia Meloni e di colpo, per stopparla, s’inventa una Federazione con Forza Italia: un corpaccione del 30 per cento che difficilmente la Presidente di Fratelli d’Italia potrebbe scalare.

Ma anche questa volta le cose non vanno secondo i suoi “desiderata”: il partito di Berlusconi “resiste” ad un’operazione che avrebbe i connotati di una vera e propria annessione e che potrebbe andare bene solo a qualcuno dei Tajani di turno per assicurarsi una ricandidatura nella futura legislatura. Anche perché i posti disponibili sarebbero solo 400 a Montecitorio e 200 al Senato.

Diciamo che anche questa volta Matteo Salvini non ha riflettuto ed è stato… precipitoso. Un urologo parlerebbe di una “eiaculatio ante portas”. 

PdA

 

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