Quel pezzo di mare conteso tra Israele e il Libano

Un giacimento di gas naturale situato su un confine marittimo combattuto rischia di portare a un nuovo conflitto tra i due paesi

Il confine tra Israele e il Libano ancora una volta al centro di una contesa. Ma stavolta non c’entrano i razzi di Hezbollah o le incursioni di Tsahal, lo scontro stavolta riguarda il mare e più precisamente la spartizione delle risorse energetiche che si trovano al largo della costa dei due paesi. A fare da arbitro sulla questione ci sono gli Stati e l’Onu e, proprio ieri, è arrivato a Beirut Amos Hochstein, inviato statunitense. A chiamarlo sono state le autorità libanesi dopo che queste la settimana scorsa avevano denunciato “l’aggressione israeliana alla sovranità energetica” del Libano. La tensione è salita dopo che una nave piattaforma, la Energean Power, ha dato il via ai lavori preparatori per l’estrazione di gas naturale nel giacimento di Karish per conto di Israele.

La questione della definizione della zona economica esclusiva israeliana nel Mar di Levante è piuttosto complessa. Esiste un confine marittimo, la cosiddetta linea 1, frutto di un errore di calcolo e risalente ai primi anni 2000 che avvantaggia completamente Israele. C’è poi la linea 23, richiesta inizialmente dal Libano e non riconosciuta da Israele: nel 2012 la precedente mediazione americana aveva assegnato il 60% dell’area contesa al Libano, ma lo Stato ebraico non aveva accettato. A questo punto il Libano ha alzato la posta, e quest’anno ha iniziato a chiedere la linea 29, confine che taglierebbe a metà il giacimento di gas di Karish, dove gli israeliani inizieranno le estrazioni tra pochi mesi.

Di fronte alla nuova posizione del Libano l’Onu è tornata indietro, arrivando a riconoscere la linea 1 e quindi la totalità delle rivendicazioni israeliane. Le posizioni tra i due paesi si sono irrigidite e i negoziati sono ad un punto fermo. A questo punto si spera che l’intervento del mediatore statunitense Hochstein possa aiutare a sbloccare l’empasse, prima che la situazione degeneri. Da una parte Israele si dice “tema nella volontà di difendere i propri interesse strategici” e prosegue con i lavori preparatori all’estrazione, dall’altra Hezbollah minaccia una nuova guerra contro Tel Aviv se non saranno interrotte le violazioni della sovranità marittima libanese.

Un giacimento di gas naturale situato su un confine marittimo combattuto rischia di portare a un nuovo conflitto tra i due paesi

Il confine tra Israele e il Libano ancora una volta al centro di una contesa. Ma stavolta non c’entrano i razzi di Hezbollah o le incursioni di Tsahal, lo scontro stavolta riguarda il mare e più precisamente la spartizione delle risorse energetiche che si trovano al largo della costa dei due paesi. A fare da arbitro sulla questione ci sono gli Stati e l’Onu e, proprio ieri, è arrivato a Beirut Amos Hochstein, inviato statunitense. A chiamarlo sono state le autorità libanesi dopo che queste la settimana scorsa avevano denunciato “l’aggressione israeliana alla sovranità energetica” del Libano. La tensione è salita dopo che una nave piattaforma, la Energean Power, ha dato il via ai lavori preparatori per l’estrazione di gas naturale nel giacimento di Karish per conto di Israele.

La questione della definizione della zona economica esclusiva israeliana nel Mar di Levante è piuttosto complessa. Esiste un confine marittimo, la cosiddetta linea 1, frutto di un errore di calcolo e risalente ai primi anni 2000 che avvantaggia completamente Israele. C’è poi la linea 23, richiesta inizialmente dal Libano e non riconosciuta da Israele: nel 2012 la precedente mediazione americana aveva assegnato il 60% dell’area contesa al Libano, ma lo Stato ebraico non aveva accettato. A questo punto il Libano ha alzato la posta, e quest’anno ha iniziato a chiedere la linea 29, confine che taglierebbe a metà il giacimento di gas di Karish, dove gli israeliani inizieranno le estrazioni tra pochi mesi.

Di fronte alla nuova posizione del Libano l’Onu è tornata indietro, arrivando a riconoscere la linea 1 e quindi la totalità delle rivendicazioni israeliane. Le posizioni tra i due paesi si sono irrigidite e i negoziati sono ad un punto fermo. A questo punto si spera che l’intervento del mediatore statunitense Hochstein possa aiutare a sbloccare l’empasse, prima che la situazione degeneri. Da una parte Israele si dice “tema nella volontà di difendere i propri interesse strategici” e prosegue con i lavori preparatori all’estrazione, dall’altra Hezbollah minaccia una nuova guerra contro Tel Aviv se non saranno interrotte le violazioni della sovranità marittima libanese.

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