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Politica

Attenzione a non rendere quello sul conflitto in Medio Oriente un tavolo di guerra

di Giuseppe Ariola -


A giudicare dalle prime reazioni e da certi toni utilizzati, quello suo conflitto in Medio Oriente proposto da Giorgia Meloni rischia di trasformarsi più che altro in un tavolo di guerra. La distanza tra la maggioranza e parte dell’opposizione, quella riconducibile al campo progressista di cui si parla da quando il fu campo largo ha iniziato a disgregarsi, appare francamente incolmabile. E non è detto che sulla questione non finiscano per emergere problemi di posizionamento anche tra Pd, Movimento 5 Stelle e Avs. Se così fosse, ci troveremmo davanti all’ennesima interruzione sull’accidentato percorso della coalizione che dovrebbe sfidare il centrodestra alle prossime elezioni. Senza dubbio un primo dato è che Elly Schlein procede con una sorta di tira e molla, non dicendo né sì né no.

Le divisioni dell’opposizione

La segretaria dem preferisce non esporsi in prima persona. Preferisce richiamare la timida apertura di Francesco Boccia che ha accennato alla possibilità che il Pd possa partecipare al tavolo. Poi fa intendere di voler essere contattata direttamente dalla premier. Proprio come lei, sottolinea, ha a sua volta fatto in tante altre occasioni quando ha ritenuto necessario intraprendere iniziative, se non comuni, almeno condivise. Una linea ondivaga, che non scioglie alcun nodo ma che punta a porsi come aperturista. Di avviso diametralmente opposto è invece Giuseppe Conte. Il suo niet al tavolo proposto dalla premier sembra essere dovuto alla scoperta della centralità del Parlamento dopo aver gestito la stagione del Covid a suon di decreti a sua firma. È, dunque, chiaro che all’appello all’unità lanciato da Giorgia Meloni l’opposizione risponderà in modo tutt’altro che unitario.

I centristi per il sì al tavolo sul conflitto in Medio Oriente

Fosse anche solo per le nette differenze nello stesso campo progressista che si sono cristallizzate nella presentazione di tre diverse risoluzioni in occasione delle comunicazioni della premier a Camera e Senato. Un quadro a cui va aggiunta la distanza che separa l’anima più a sinistra dell’opposizione da quella centrista. I partiti moderati dell’opposizione sono infatti riusciti a trovare una linea comune sia sul conflitto in Medio Oriente che su quello in Ucraina. E sono assolutamente a favore di un tavolo sul conflitto a Palazzo Chigi. Tanto che Carlo Calenda ha già confermato la volontà di Azione a prendervi parte considerando quella di Giorgia Meloni come un’iniziativa “che va colta”. Con l’augurio, scontato ma opportuno, che al tavolo non trovino posto battibecchi e clave.


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