“Radio Londra”,

Durante la seconda guerra mondiale la propaganda ebbe come medium principale la radio. Nella memoria di molti italiani i ricordi del tempo di guerra sono legati a un segnale acustico, quattro colpi di percussione un po’ sordi: era il “signature tune” di “Radio Londra”. Pochi ascoltatori sapevano che quei quattro toni significavano nell’alfabeto Morse (punto, punto, punto, linea) V come “Victory” e che quella sigla era stata scelta dal capo-servizio per il Belgio della Bbc, come apertura di tutti i programmi radiofonici inglesi per i paesi dell’Europa invasa dai nazisti e per quelli nemici. In particolare, l’apertura del fronte in Italia portò una innovazione nei programmi: la lettura dei messaggi operativi, diretti ai movimenti resistenziali. Questi “cifrati” erano indirizzati a destinatari determinati che aspettavano dalla radio inglese le parole d’ordine, per operazioni militari da effettuare oltre le linee nemiche (principalmente, sabotaggi a mezzi e a vie di comunicazione e la predisposizione di pattuglie e di campi per ricevere rifornimenti aviolanciati dagli Alleati). Questi messaggi non erano elaborati dallo staff redazionale (erano consegnati, per il tempo della trasmissione, dagli organi militari che li avevano predisposti ). Il periodo in cui l’attività propagandistica e informativa verso l’Italia fu più “concitata” fu quello che va dal 25 luglio all’8 settembre 1943. Il Political Warfare Executive (PWE) si sforzò di coordinare intenzioni, proposte e sollecitazioni che provenivano da Londra, da Washington e dal quartier generale di Eisenhower ad Algeri. La conclusione dell’armistizio mutò radicalmente la situazione: il livello dei contenuti propagandistici cambiò atteggiamento nei confronti del governo Badoglio (la sua stabilità fu vista con favore per la realizzazione dei piani militari degli Alleati). Ma cambiarono anche le condizioni dei mezzi di comunicazione di massa in Italia, via via che il territorio era liberato. Passarono sotto il controllo alleato, tra il settembre 1943 e il giugno 1945, Radio Bari, poi Radio Napoli, quindi Radio Roma. L’ascolto di “Radio Londra” in Italia fu generalizzato e coprì un’area assai più vasta di quella dell’antifascismo, militante e no. Alla base del successo: l’attendibilità delle notizie e la credibilità dei commenti riuscirono a rispondere alle esigenze d’informazione sentite nel paese e a far leva sulle riserve degli italiani verso il fascismo. In “Radio Londra” (Ed. Laterza) Maura Piccialuti Caprioli ha ripercorso storicamente il periodo dal 1939 al 1945, completando il percorso con i servizi andati in onda, tra giugno 1944 e aprile 1945.  Nella prefazione-intervista Ruggero Orlando, che ha collaborato con la redazione per l’Italia della Bbc, ricorda che tutti i programmi di “Radio Londra” hanno dato agli italiani la sensazione che la loro situazione era seguita e ben compresa in Inghilterra, riscuotendo perciò una grande popolarità, e che tra le “voci” che si alternarono ai microfoni c’erano quelle di Elio Nissim, di Paolo Treves, di Marus (“Candidus” che parlava dei valori morali e politici travolti dal fascismo) e del colonnello Stevens che presentava un’Inghilterra amica dell’Italia.

Mauro De Vincentiis

Durante la seconda guerra mondiale la propaganda ebbe come medium principale la radio. Nella memoria di molti italiani i ricordi del tempo di guerra sono legati a un segnale acustico, quattro colpi di percussione un po’ sordi: era il “signature tune” di “Radio Londra”. Pochi ascoltatori sapevano che quei quattro toni significavano nell’alfabeto Morse (punto, punto, punto, linea) V come “Victory” e che quella sigla era stata scelta dal capo-servizio per il Belgio della Bbc, come apertura di tutti i programmi radiofonici inglesi per i paesi dell’Europa invasa dai nazisti e per quelli nemici. In particolare, l’apertura del fronte in Italia portò una innovazione nei programmi: la lettura dei messaggi operativi, diretti ai movimenti resistenziali. Questi “cifrati” erano indirizzati a destinatari determinati che aspettavano dalla radio inglese le parole d’ordine, per operazioni militari da effettuare oltre le linee nemiche (principalmente, sabotaggi a mezzi e a vie di comunicazione e la predisposizione di pattuglie e di campi per ricevere rifornimenti aviolanciati dagli Alleati). Questi messaggi non erano elaborati dallo staff redazionale (erano consegnati, per il tempo della trasmissione, dagli organi militari che li avevano predisposti ). Il periodo in cui l’attività propagandistica e informativa verso l’Italia fu più “concitata” fu quello che va dal 25 luglio all’8 settembre 1943. Il Political Warfare Executive (PWE) si sforzò di coordinare intenzioni, proposte e sollecitazioni che provenivano da Londra, da Washington e dal quartier generale di Eisenhower ad Algeri. La conclusione dell’armistizio mutò radicalmente la situazione: il livello dei contenuti propagandistici cambiò atteggiamento nei confronti del governo Badoglio (la sua stabilità fu vista con favore per la realizzazione dei piani militari degli Alleati). Ma cambiarono anche le condizioni dei mezzi di comunicazione di massa in Italia, via via che il territorio era liberato. Passarono sotto il controllo alleato, tra il settembre 1943 e il giugno 1945, Radio Bari, poi Radio Napoli, quindi Radio Roma. L’ascolto di “Radio Londra” in Italia fu generalizzato e coprì un’area assai più vasta di quella dell’antifascismo, militante e no. Alla base del successo: l’attendibilità delle notizie e la credibilità dei commenti riuscirono a rispondere alle esigenze d’informazione sentite nel paese e a far leva sulle riserve degli italiani verso il fascismo. In “Radio Londra” (Ed. Laterza) Maura Piccialuti Caprioli ha ripercorso storicamente il periodo dal 1939 al 1945, completando il percorso con i servizi andati in onda, tra giugno 1944 e aprile 1945.  Nella prefazione-intervista Ruggero Orlando, che ha collaborato con la redazione per l’Italia della Bbc, ricorda che tutti i programmi di “Radio Londra” hanno dato agli italiani la sensazione che la loro situazione era seguita e ben compresa in Inghilterra, riscuotendo perciò una grande popolarità, e che tra le “voci” che si alternarono ai microfoni c’erano quelle di Elio Nissim, di Paolo Treves, di Marus (“Candidus” che parlava dei valori morali e politici travolti dal fascismo) e del colonnello Stevens che presentava un’Inghilterra amica dell’Italia.

Mauro De Vincentiis

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