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Economia

Che regalo a Putin, l’Ue bruciata da Trump

La sospensioni delle sanzioni è un dono che vale un miliardo (a settimana) e che brucia l'Ue sull'altare della ragion energetica

di Giovanni Vasso -


Un miliardo di buone ragioni, quelle di Putin che si gode il regalo di Trump e tende il barile al mondo. Pure all’Europa. La guerra in Medio Oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran hanno portato il conflitto, almeno sul fronte energetico, su un altro livello. Non è più una questione di fornitori tra cui scegliere ma di materia prima. Che c’è o, come adesso tra produzione paralizzata nel Golfo e canali bloccati, non c’è. Gli Usa speravano di far la guerra lampo ma si ritrovano con un problema. Che solo Putin gli può risolvere. E questo, va da sé, rappresenta un problema ulteriore.

Un regalo a Putin

La timida apertura di Scott Bessent è tale solo per dovere di cronaca. Ok alla “consegna e vendita di greggio e prodotti petroliferi di origine russa caricati su navi a partire dal 12 marzo 2026”. Ma, ha tentato di salvare la faccia il Segretario Usa al Tesoro, “questa misura circoscritta e di breve durata, si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”. Bessent sa benissimo che a largo di India e Cina ci sono enormi cisterne galleggianti che non aspettavano altro che il momento propizio per “scaricare”. E adesso, col brent e il Wti a ballare stabilmente attorno ai 100 dollari al barile, è arrivato.

I conti: quanto vale (non solo economicamente) la sospensione delle sanzioni

Si è calcolato che il “regalo” di Trump a Putin valga (almeno) un miliardo a settimana. Questo solo dal punto di vista economico. Chissà quanto vale, politicamente, il fatto di aver dato al Cremlino la possibilità di recitare, in questa fase, il ruolo che tradizionalmente è del Settimo Cavalleggeri nei film western. “Gli Stati Uniti stanno effettivamente prendendo atto dell’ovvio: senza il petrolio russo, il mercato dell’energia globale non può rimanere stabile. Nel quadro della crisi crescente dell’energia, allentare ulteriormente le sanzioni sulle fonti di energia russe appare sempre più inevitabile, malgrado la resistenza di alcuni nell’apparato di burocrazia di Bruxelles”, ha affermato Kirill Dmitriev, inviato del Cremlino per gli investimenti esteri.

La delusione della Ue

A Bruxelles la decisione di Trump è suonata come una coltellata alla schiena. Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ha affermato che si tratta di una decisione che impatta “sulla sicurezza europea” dal momento che Mosca utilizzerà il denaro guadagnato reinvestendolo nella guerra con l’Ucraina. Sulla stessa lunghezza d’onda più o meno tutti, tranne l’Ungheria che fin da subito ha chiesto la riattivazione dei canali di approvvigionamento di materie prime energetiche dalla Russia. Per il Vecchio Continente si profilano giorni durissimi, nel fuoco di due guerre concentriche che impattano su ciò che resta della produttività industriale. E con l’alleato di sempre che sembra divertirsi a sganciare bombe (in senso figurato ma non meno potenti) sui poveri “scrocconi” europei.

Urso e il caso accise

Sul fronte interno, invece, la giornata di ieri è passata, ancora, tra le polemiche. Il ministro all’Industria Adolfo Urso ha detto che nessuna potenza europea è intervenuta sulle accise e che l’intervento del 2022, all’epoca del governo Draghi, su “costoso e inutile”. Il governo, dunque, si prepara a non toccare niente sulle tasse fisse legate ai carburanti. Qualcosa accadrà, e molto probabilmente agirà sull’Iva, ma bisognerà attendere. Le associazioni dei consumatori, intanto, hanno scritto proprio a Chigi chiedendo di far presto prima che la situazione diventi incontrollabile. Ai mercati generali di frutta, verdura e del pesce i rincari iniziano già a farsi sentire. Intanto il vicepremier Matteo Salvini ha convocato le compagnie petrolifere per un vertice nella giornata di mercoledì. Un atto che, dall’opposizione, è stato visto con le lenti del “commissariamento” del Mimit. Dalla Lega, nel frattempo, sono giunti appelli a ritrovare un rapporto di fornitura con la Russia. Una posizione scomoda, assai, per gli altri soci di maggioranza, a cominciare da Fratelli d’Italia.

Eni firma l’intesa in Venezuela sul gas

Una buona notizia, a proposito di compagnie, arriva da Eni che ha sottoscritto un accordo importante in Venezuela. L’intesa, oltre al Cane a Sei Zampe, coinvolge pure gli spagnoli di Repsol e riguarda le forniture di gas da Pdvsa che ha ceduto a Eni e Repsol la licenza per la joint venture Cardòn IV, ritenute tra i più importanti e promettenti giacimenti offshore dell’America latina.


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