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Attualità

Riduzione del danno: giochi di parole e ironia (anche con Natale e Capodanno)

di Frida Gobbi -


“Riduzione del danno – Rime, versi, distici ed epigrammi” si colloca in una zona di confine tra poesia, aforisma e satira. È un laboratorio linguistico dove il gioco di parole diventa mezzo di riflessione ironica sulla realtà, sulla condizione umana e su di sé, come dice il titolo stesso. La raccolta di Marco Ferrazzoli (editore Gattomerlino) è infatti frammentaria e concisa: epigrammi, distici e versi brevi si susseguono in aree che spaziano dal linguaggio (Parole povere) all’amore (Amorini e putti), dalla religione (Oddio…) alla multimedialità (In media non stat virtus).

La morte e il disincanto come temi centrali

Fino alla morte (Death Line), protagonista principale trattata con lucidità quasi cinica: “Si muore così come si nasce / cioè da soli, anche se in compagnia” (Il giorno di Luca). Dietro il sorriso, si avverte insomma un costante, amaro disincanto. La vita appare come una salita, sin dall’inizio: “Dell’alba il bagliore / svela già per intero / della vita l’orrore” (Buon giorno!). Persino l’ottimismo educativo è rovesciato con sarcasmo: “Coraggio genitori, dietro ogni bambino / potrebbe nascondersi un futuro cretino” (Futuro molto semplice).

In tutti i casi, la cifra resta la medesima: velocità, ritmo serrato, ironia dissacrante, stile popolare e vocabolario contemporaneo, alternato a registri colti, mescolato con citazioni e soprattutto parodie d’autore.

Lessico, digitale e satira dei rituali

Il lessico stesso, del resto, è smascherato nelle sue mode e ipocrisie: “Empatia e resilienza / le prime due parole / delle quali fare senza. / Ah, anche eccellenza!” (Less is more). Così come non manca la satira su digitale e Social network: “Sono un vero socialist / sono sempre su Effebì / e se devo farla corta / mando subito un bel tweet”. Il tono dissacrante raggiunge il culmine nella demolizione dei rituali, sacri ma ridotti a convenzioni abitudinarie, impoveriti della fede che dovrebbe animarli: “Natale di merda, inchiodato alla croce / ma senza Cristo, senza fede né pace” (Invettiva del Natale).

La poesia eponima della raccolta se la prende invece col prossimo anno nuovo, ormai orbo dell’attributo felice: “Da qualche tempo per il Capodanno / si augura un nuovo anno sereno. / Come se la speranza tirasse il freno / come se ci contentassimo di meno, / una specie di riduzione del danno”.

Una commistione di generi e registri vivace, insolita; un umorismo dietro il cui gioco linguistico si percepisce una solida cultura e una varietà di spunti che evita la monotonia, grazie anche al breve sviluppo testuale.

Forse il limite è proprio un eccesso di frammentazione: talvolta la forma breve disperde la tensione poetica e l’ironia è prevedibile, alcuni calembour risultano meccanici e il disincanto costante rischia di appiattire la gamma emotiva. Salvo che nella più posata sezione finale Eventuali e varie.

Una satira non consolatoria

Riduzione del danno è però consigliato a chi ama la satira più che la lirica, la leggerezza, il gusto per la parola e la sperimentazione, un aiuto a pensare in modo divertente. Con l’avvertenza che non è una raccolta “consolatoria” ma un esercizio di lucidità, che smonta illusioni e convenzioni con tagli a volte dolorosi.

Prima di tutto per l’autore, come rivela La parola che manca, la poesia in IV di copertina e, si deduce, collegata alla dedica del libro a una sorella scomparsa. “Ma le parole, quelle escono a taglio, da sole: / dotate di vita propria e di punte acuminate / – come lance, come spade – feriscono, squartano / e provocano emorragie. Le tue come le mie. / Cosi restiamo a leccare, a guardare il sangue / mentre cola, incapaci di pronunciarla / quella sola parola che tutto potrebbe guarire”.


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