Rinnovabili, semplificazione cercasi

In Italia la strada è lastricata di vincoli e intoppi. Il caso Firenze

La strada delle energie rinnovabili è lastricata di intoppi. Lo dimostra il caso degli impianti fotovoltaici da installare nei centri urbani e in particolare nei centri storici delle città piccole, medie e grandi, dove spesso il vincolo urbanistico si accompagna a quello paesaggistico o a quello di tutela di particolari beni, considerati monumentali o storici.

Con il via libera del Senato, sembrava cosa fatta, e legge, il Dl Energia (Dl 17 del 2022), annunciato come moltiplicatore delle misure a favore dello sviluppo degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. In particolare, qualunque sia la modalità di installazione, il fotovoltaico sugli edifici, insieme alle opere funzionali alla connessione alla rete elettrica, non dovrebbe essere soggetto a permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso.

Ma l’eccezione è dietro l’angolo, con gli impianti realizzati su beni paesaggistici di notevole interesse pubblico. E quindi a Firenze, per esempio, la questione diventa oggetto di una procedura di Variante al Piano strutturale e al Regolamento urbanistico.

Per dare il via libera all’installazione degli impianti solari e fotovoltaici sui tetti in tutto il territorio comunale, ad eccezione del centro storico Unesco, e a terra in determinate aree del territorio comunale, ad eccezione della zona otto-novecentesca e delle aree in prossimità dei fiumi Arno e Greve, del torrente Ema e del bosco, serve una verifica di Vas. In attuazione delle recenti norme nazionali, l’installazione di impianti solari e fotovoltaici rientrerà tra gli interventi di manutenzione ordinaria non subordinati all’acquisizione di permessi o autorizzazioni, ad eccezione di quella paesaggistica per immobili e aree di notevole interesse pubblico. E gli impianti dovranno privilegiare l’utilizzo di superfici antropizzate, degradate o comunque non idonee ad altri usi.

La proposta di modifica, con variante semplificata, è subordinata alla valutazione degli effetti ambientali. Quindi, sono stati avviati la verifica di assoggettabilità a Vas e il coordinamento con la valutazione di incidenza. Dopo l’avvio di Vas si procederà all’adozione, per poi arrivare in approvazione dopo il periodo previsto per le osservazioni. Insomma, “semplificazione cercasi”, ovunque in Italia.

In Italia la strada è lastricata di vincoli e intoppi. Il caso Firenze

La strada delle energie rinnovabili è lastricata di intoppi. Lo dimostra il caso degli impianti fotovoltaici da installare nei centri urbani e in particolare nei centri storici delle città piccole, medie e grandi, dove spesso il vincolo urbanistico si accompagna a quello paesaggistico o a quello di tutela di particolari beni, considerati monumentali o storici.

Con il via libera del Senato, sembrava cosa fatta, e legge, il Dl Energia (Dl 17 del 2022), annunciato come moltiplicatore delle misure a favore dello sviluppo degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. In particolare, qualunque sia la modalità di installazione, il fotovoltaico sugli edifici, insieme alle opere funzionali alla connessione alla rete elettrica, non dovrebbe essere soggetto a permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso.

Ma l’eccezione è dietro l’angolo, con gli impianti realizzati su beni paesaggistici di notevole interesse pubblico. E quindi a Firenze, per esempio, la questione diventa oggetto di una procedura di Variante al Piano strutturale e al Regolamento urbanistico.

Per dare il via libera all’installazione degli impianti solari e fotovoltaici sui tetti in tutto il territorio comunale, ad eccezione del centro storico Unesco, e a terra in determinate aree del territorio comunale, ad eccezione della zona otto-novecentesca e delle aree in prossimità dei fiumi Arno e Greve, del torrente Ema e del bosco, serve una verifica di Vas. In attuazione delle recenti norme nazionali, l’installazione di impianti solari e fotovoltaici rientrerà tra gli interventi di manutenzione ordinaria non subordinati all’acquisizione di permessi o autorizzazioni, ad eccezione di quella paesaggistica per immobili e aree di notevole interesse pubblico. E gli impianti dovranno privilegiare l’utilizzo di superfici antropizzate, degradate o comunque non idonee ad altri usi.

La proposta di modifica, con variante semplificata, è subordinata alla valutazione degli effetti ambientali. Quindi, sono stati avviati la verifica di assoggettabilità a Vas e il coordinamento con la valutazione di incidenza. Dopo l’avvio di Vas si procederà all’adozione, per poi arrivare in approvazione dopo il periodo previsto per le osservazioni. Insomma, “semplificazione cercasi”, ovunque in Italia.

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