Saipem, un piano per il salvataggio

Al quinto giorno di ribasso in Borsa e con i venti di crisi che spirano forte, arrivano i primi spiragli di una soluzione che gli azionisti pare stiano approntando per evitare guai ancora più seri per il colosso italiano dell’oil&gas. Il confronto tra gli azionisti è particolarmente serrato in queste ore e parrebbe aver previsto innanzitutto un affiancamento al management dell’azienda nella prossima gestione.  L’amministratore delegato Francesco Caio e il direttore finanziario Antonio Paccioretti potrebbero essere sostenuti nel percorso di risanamento del gruppo. Per il momento si tratta solo di un’ipotesi, che però viene accreditata in vista del consiglio di amministrazione del 23 febbraio prossimo, che dovrebbe eventualmente ratificarla.

Una data che viene giudicata fondamentale per il prosieguo stesso dell’attività dell’azienda, il cda dovrà infatti valutare lo stato dei conti all’indomani dell’allarme lanciato a seguito del crollo del titolo in Borsa all’apertura delle contrattazioni settimanali. Numeri che certificano un autentico disastro, con una perdita stimabile intorno ad un terzo del capitale, una brusca revisione del portafoglio ordini ed un sostanziale azzeramento del piano strategico al 2025, che dovrà essere completamente ridisegnato.

Nel frattempo il titolo continua a perdere terreno. Dopo il crollo del 30% di due giorni fa e il -1,26% del giorno seguente, oggi ha ceduto ancora l’1,24% arrivando a 1,31 euro, ulteriormente al di sotto del minimo storico.

Dati che spaventano gli azionisti, che dal canto loro hanno avviato rapidamente le rispettive strategie per affrontare la crisi. Eni e Cassa Depositi e Prestiti, che insieme detengono circa il 43% delle quote, stanno lavorando congiuntamente per uscire da una situazione incresciosa, intanto vincolando il 25% del capitale, mossa decisa dai consigli di amministrazione riunitisi negli ultimi due giorni. Restano in attesa, invece, le banche, che intendono conoscere l’orientamento ufficiale dei soci per decidere le loro azioni. L’unica certezza è che bisognerà agire sia sull’immissione di risorse che sul debito.

Al quinto giorno di ribasso in Borsa e con i venti di crisi che spirano forte, arrivano i primi spiragli di una soluzione che gli azionisti pare stiano approntando per evitare guai ancora più seri per il colosso italiano dell’oil&gas. Il confronto tra gli azionisti è particolarmente serrato in queste ore e parrebbe aver previsto innanzitutto un affiancamento al management dell’azienda nella prossima gestione.  L’amministratore delegato Francesco Caio e il direttore finanziario Antonio Paccioretti potrebbero essere sostenuti nel percorso di risanamento del gruppo. Per il momento si tratta solo di un’ipotesi, che però viene accreditata in vista del consiglio di amministrazione del 23 febbraio prossimo, che dovrebbe eventualmente ratificarla.

Una data che viene giudicata fondamentale per il prosieguo stesso dell’attività dell’azienda, il cda dovrà infatti valutare lo stato dei conti all’indomani dell’allarme lanciato a seguito del crollo del titolo in Borsa all’apertura delle contrattazioni settimanali. Numeri che certificano un autentico disastro, con una perdita stimabile intorno ad un terzo del capitale, una brusca revisione del portafoglio ordini ed un sostanziale azzeramento del piano strategico al 2025, che dovrà essere completamente ridisegnato.

Nel frattempo il titolo continua a perdere terreno. Dopo il crollo del 30% di due giorni fa e il -1,26% del giorno seguente, oggi ha ceduto ancora l’1,24% arrivando a 1,31 euro, ulteriormente al di sotto del minimo storico.

Dati che spaventano gli azionisti, che dal canto loro hanno avviato rapidamente le rispettive strategie per affrontare la crisi. Eni e Cassa Depositi e Prestiti, che insieme detengono circa il 43% delle quote, stanno lavorando congiuntamente per uscire da una situazione incresciosa, intanto vincolando il 25% del capitale, mossa decisa dai consigli di amministrazione riunitisi negli ultimi due giorni. Restano in attesa, invece, le banche, che intendono conoscere l’orientamento ufficiale dei soci per decidere le loro azioni. L’unica certezza è che bisognerà agire sia sull’immissione di risorse che sul debito.

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