Sale la tensione tra israeliani e palestinesi, una nuova crisi è alle porte. E adesso Tel Aviv sostiene Kiev

Violenze a Gaza, Gerusalemme e Cisgiordania: Assad incontra Khamenei. E la crisi Ucraina rischia di polarizzare anche lo scontro in Medio Oriente.

Non accenna a diminuire la tensione tra israeliani e palestinesi dopo gli scontri delle ultime settimane. Ad un anno esatto dall’operazione “Guardiani delle mura” la recente escalation rischia di causare una nuova crisi e un possibile intervento militare di Tel Aviv. Sono le stesse parole pronunciate due giorni fa dal premier israeliano Naftali Bennett a non escludere un possibile salto di livello: “Si apre una nuova fase: non permetteremo che da lontano ci sia l’istigazione di altri e che questo passi senza conseguenze”, ha detto annunciando l’istituzione di una “guardia nazionale civile” entro un mese. “Tutte le decisioni riguardanti il Monte del Tempio e Gerusalemme saranno prese dal governo israeliano, che detiene la sovranità sulla città”.

Secondo le autorità israeliane l’innalzamento della tensione delle ultime settimane è la conseguenza diretta degli attentati palestinesi di fine marzo e inizio a aprile a Beersheba, Bnei Brak e Tel Aviv, che hanno causato in totale 14 morti e decine di feriti. Diversamente i palestinesi denunciano i sempre più frequenti raid nei villaggi in Cisgiordania ad opera dell’esercito israeliano, oltre alla violazione da parte dei nazionalisti ebraici dell’accordo sullo status quo che permette agli ebrei di visitare il Monte del Tempio ma gli vieta di pregare. Proprio la Spianata delle Moschee è stata terreno di scontro tra la polizia israeliana e i dimostranti palestinesi, con oltre 300 feriti registrati nei giorni a cavallo della Pasqua Ebraica a metà aprile. Sempre ad aprile, mese in cui quest’anno cade anche il Ramadan, Israele ha condotto diversi attacchi aerei sulla striscia di Gaza in risposta al lancio di alcuni razzi da parte di Hamas. Negli ultimi giorni la Corte suprema israeliana ha inoltre dato il via libera allo sfratto di oltre 1200 palestinesi da un’area rurale della Cisgiordania, che Israele ha designato come zona di esercitazione militare. Un fatto da non sottovalutare, considerando che il casus belli della crisi del 2021 fu proprio lo sfratto di alcune famiglie palestinesi da un quartiere di Gerusalemme Est.

E proprio la crescente tensione tra israeliani e palestinesi è stata al centro dell’incontro l’altro ieri tra il presidente siriano Bashar Assad e la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei. “I legami strategici tra Iran e Siria hanno impedito il dominio del regime sionista (di Israele, ndr) nella regione. Oggi l’America è più debole che mai” ha dichiarato il presidente siriano. Il riferimento agli Stati Uniti non è casuale e conferma le ripercussioni della guerra in Ucraina anche per gli equilibri in Medio Oriente. Archiviata la prima fase in cui Israele ha provato a ritagliarsi un ruolo da mediatore, nelle ultime settimane, anche in seguito alle polemiche seguite alle dichiarazioni di Lavrov, Tel Aviv ha cambiato posizione e ora valuta addirittura la possibilità di inviare armi Kiev. La polarizzazione dello scontro potrebbe dunque riguardare anche il Medio Oriente e in quest’ottica va probabilmente analizzato l’incontro tra Assad e Khamenei: ribadire il sostegno a Mosca e rinsaldare il cosiddetto “asse della resistenza”, ovvero quell’alleanza che comprende anche Iraq e le milizie sciite di Hezbollah, in funzione anti-israeliana.

Violenze a Gaza, Gerusalemme e Cisgiordania: Assad incontra Khamenei. E la crisi Ucraina rischia di polarizzare anche lo scontro in Medio Oriente.

Non accenna a diminuire la tensione tra israeliani e palestinesi dopo gli scontri delle ultime settimane. Ad un anno esatto dall’operazione “Guardiani delle mura” la recente escalation rischia di causare una nuova crisi e un possibile intervento militare di Tel Aviv. Sono le stesse parole pronunciate due giorni fa dal premier israeliano Naftali Bennett a non escludere un possibile salto di livello: “Si apre una nuova fase: non permetteremo che da lontano ci sia l’istigazione di altri e che questo passi senza conseguenze”, ha detto annunciando l’istituzione di una “guardia nazionale civile” entro un mese. “Tutte le decisioni riguardanti il Monte del Tempio e Gerusalemme saranno prese dal governo israeliano, che detiene la sovranità sulla città”.

Secondo le autorità israeliane l’innalzamento della tensione delle ultime settimane è la conseguenza diretta degli attentati palestinesi di fine marzo e inizio a aprile a Beersheba, Bnei Brak e Tel Aviv, che hanno causato in totale 14 morti e decine di feriti. Diversamente i palestinesi denunciano i sempre più frequenti raid nei villaggi in Cisgiordania ad opera dell’esercito israeliano, oltre alla violazione da parte dei nazionalisti ebraici dell’accordo sullo status quo che permette agli ebrei di visitare il Monte del Tempio ma gli vieta di pregare. Proprio la Spianata delle Moschee è stata terreno di scontro tra la polizia israeliana e i dimostranti palestinesi, con oltre 300 feriti registrati nei giorni a cavallo della Pasqua Ebraica a metà aprile. Sempre ad aprile, mese in cui quest’anno cade anche il Ramadan, Israele ha condotto diversi attacchi aerei sulla striscia di Gaza in risposta al lancio di alcuni razzi da parte di Hamas. Negli ultimi giorni la Corte suprema israeliana ha inoltre dato il via libera allo sfratto di oltre 1200 palestinesi da un’area rurale della Cisgiordania, che Israele ha designato come zona di esercitazione militare. Un fatto da non sottovalutare, considerando che il casus belli della crisi del 2021 fu proprio lo sfratto di alcune famiglie palestinesi da un quartiere di Gerusalemme Est.

E proprio la crescente tensione tra israeliani e palestinesi è stata al centro dell’incontro l’altro ieri tra il presidente siriano Bashar Assad e la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei. “I legami strategici tra Iran e Siria hanno impedito il dominio del regime sionista (di Israele, ndr) nella regione. Oggi l’America è più debole che mai” ha dichiarato il presidente siriano. Il riferimento agli Stati Uniti non è casuale e conferma le ripercussioni della guerra in Ucraina anche per gli equilibri in Medio Oriente. Archiviata la prima fase in cui Israele ha provato a ritagliarsi un ruolo da mediatore, nelle ultime settimane, anche in seguito alle polemiche seguite alle dichiarazioni di Lavrov, Tel Aviv ha cambiato posizione e ora valuta addirittura la possibilità di inviare armi Kiev. La polarizzazione dello scontro potrebbe dunque riguardare anche il Medio Oriente e in quest’ottica va probabilmente analizzato l’incontro tra Assad e Khamenei: ribadire il sostegno a Mosca e rinsaldare il cosiddetto “asse della resistenza”, ovvero quell’alleanza che comprende anche Iraq e le milizie sciite di Hezbollah, in funzione anti-israeliana.

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