Salviamo la Libreria Saba

Trieste, via S. Nicolò 30, Libreria antiquaria Umberto Saba. Un pezzo di storia, un tesoro di cultura, un’oasi di pace per bibliofili. Ma soprattutto un omaggio allo scrittore e poeta triestino che la rilevò nel 1919. Vi lavorò per quasi tutta la sua vita. Il suo collaboratore più vicino fu Carlo Cerne che tutti conoscevano come Carletto e che fu assunto nel 1924. Oggi, quel compendio di cultura è gestito da suo figlio Mario. Ha 81 anni e vive in quello spazio magico intere giornate, in compagnia di libri e ricordi. Ama da sempre tutti i volumi, centinaia, quelli – dice con orgoglio – che non puoi trovare nelle altre librerie. Mario allarga le braccia sconsolato: “Sono anziano e quando lascerò questa libreria temo che questo gioiello possa cadere nel dimenticatoio. Nessuno mai si è fatto vivo con me per capire le mie intenzioni, nessuno mi ha mai chiesto di subentrare una volta che cesserò questo viaggio magnifico”.
Cerne aggiunge di sentirsi un illuso che crede non soltanto in quella libreria antiquaria, ma soprattutto in Umberto Saba. “La cittadinanza, invece, mah – si sfoga – avverto che l’interesse sta scemando, che i giovani sono concentrati sulle batterie dei loro cellulari per capire quanto tempo gli resta per continuare a smanettare. No, non ho più la pallida idea di come andrà a finire una volta che sarò costretto a lasciare. Eppure è un patrimonio unico, di livello internazionale”.
Saba quando venne a sapere che il primo proprietario di quella libreria, Giuseppe Marylander, era intenzionato a lasciare, si era detto che quell’antro oscuro, come lui lo definiva, non gli interessava proprio. Non si sa come e perché cambiò idea. Il settembre 2019 la libreria Saba ha compiuto 100 anni. Nell’occasione Mario Cerne ha ricevuto una targa. Tutto lì. Dice che neppure le varie amministrazioni comunali hanno mai dimostrato particolare attenzione e affetto, “dimenticando le migliaia e migliaia di turisti che in questo secolo sono entrati in libreria”.
“La realtà – scrivono Elena Bizjak e Stelio Vinci nel La libreria del poeta Umberto Saba – è che la libreria oggi resiste grazie soltanto alla determinazione derivante dalla nostalgia e dal sentimento di chi ha caparbiamente voluto conservarla nonostante una città capace di lasciar morire altri locali storici simboli del suo illustre passato. Viene da chiedersi cosa ne direbbe lo stesso Saba che tanto amava la sua Trieste da dedicarle una poesia tradotta in più di 20 lingue”. Cerne è pessimista. “Se anche – insiste – qualcuno si facesse avanti per rilevare la libreria, credo che gli interesserebbe soltanto il lato commerciale e non tutto quello che ha fatto della Libreria Saba un gioiellino di antiquariato. Sento poca attenzione e scarsissima solidarietà da parte di una città che sembra aver dimenticato il suo poeta, se non fosse per la statua all’incrocio tra via Dante e via San Nicolò”. Una breve pausa, poi l’ultimo sfogo: “Quando la Sovrintendenza si è occupata della pulizia degli scaffali e dei volumi più pregiati, molti hanno detto che si è trattato di uno spreco di denaro pubblico. Non ho parole”.

Trieste, via S. Nicolò 30, Libreria antiquaria Umberto Saba. Un pezzo di storia, un tesoro di cultura, un’oasi di pace per bibliofili. Ma soprattutto un omaggio allo scrittore e poeta triestino che la rilevò nel 1919. Vi lavorò per quasi tutta la sua vita. Il suo collaboratore più vicino fu Carlo Cerne che tutti conoscevano come Carletto e che fu assunto nel 1924. Oggi, quel compendio di cultura è gestito da suo figlio Mario. Ha 81 anni e vive in quello spazio magico intere giornate, in compagnia di libri e ricordi. Ama da sempre tutti i volumi, centinaia, quelli – dice con orgoglio – che non puoi trovare nelle altre librerie. Mario allarga le braccia sconsolato: “Sono anziano e quando lascerò questa libreria temo che questo gioiello possa cadere nel dimenticatoio. Nessuno mai si è fatto vivo con me per capire le mie intenzioni, nessuno mi ha mai chiesto di subentrare una volta che cesserò questo viaggio magnifico”.
Cerne aggiunge di sentirsi un illuso che crede non soltanto in quella libreria antiquaria, ma soprattutto in Umberto Saba. “La cittadinanza, invece, mah – si sfoga – avverto che l’interesse sta scemando, che i giovani sono concentrati sulle batterie dei loro cellulari per capire quanto tempo gli resta per continuare a smanettare. No, non ho più la pallida idea di come andrà a finire una volta che sarò costretto a lasciare. Eppure è un patrimonio unico, di livello internazionale”.
Saba quando venne a sapere che il primo proprietario di quella libreria, Giuseppe Marylander, era intenzionato a lasciare, si era detto che quell’antro oscuro, come lui lo definiva, non gli interessava proprio. Non si sa come e perché cambiò idea. Il settembre 2019 la libreria Saba ha compiuto 100 anni. Nell’occasione Mario Cerne ha ricevuto una targa. Tutto lì. Dice che neppure le varie amministrazioni comunali hanno mai dimostrato particolare attenzione e affetto, “dimenticando le migliaia e migliaia di turisti che in questo secolo sono entrati in libreria”.
“La realtà – scrivono Elena Bizjak e Stelio Vinci nel La libreria del poeta Umberto Saba – è che la libreria oggi resiste grazie soltanto alla determinazione derivante dalla nostalgia e dal sentimento di chi ha caparbiamente voluto conservarla nonostante una città capace di lasciar morire altri locali storici simboli del suo illustre passato. Viene da chiedersi cosa ne direbbe lo stesso Saba che tanto amava la sua Trieste da dedicarle una poesia tradotta in più di 20 lingue”. Cerne è pessimista. “Se anche – insiste – qualcuno si facesse avanti per rilevare la libreria, credo che gli interesserebbe soltanto il lato commerciale e non tutto quello che ha fatto della Libreria Saba un gioiellino di antiquariato. Sento poca attenzione e scarsissima solidarietà da parte di una città che sembra aver dimenticato il suo poeta, se non fosse per la statua all’incrocio tra via Dante e via San Nicolò”. Una breve pausa, poi l’ultimo sfogo: “Quando la Sovrintendenza si è occupata della pulizia degli scaffali e dei volumi più pregiati, molti hanno detto che si è trattato di uno spreco di denaro pubblico. Non ho parole”.

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