SALVINI E MELONI DIFFICILE VEDERLI A PALAZZO CHIGI

In politica la parola “mai” non esiste, come del resto avviene nella vita di tutti i giorni. Ma, nella situazione data, è difficile che Matteo Salvini e Giorgia Meloni, pur vincendo le elezioni, possano un giorno andare a Palazzo Chigi. Troppo, eccessivamente “targati”. Oddio, in casa propria, ognuno fa quello che vuole. Ma, se non dipende economicamente da altri. E l’Italia, per riprendersi, è intimamente legata ai “soldini”, tanti, che le sono già arrivati e fino al 2026 continueranno ad arrivarle dall’Europa a determinate condizioni. Fra queste non c’è certamente il gradimento su chi, da Palazzo Chigi, guiderà la futura politica del Paese. Ma è improbabile che esponenti sovranisti e no-euro – come Salvini e, dichiaratamente, Meloni – non creino a Bruxelles qualche perplessità. Più facile, per i vertici europei, accettare figure importanti ma non di grande evidenza come Giancarlo Giorgetti o, addirittura, ancora un tecnico. Tutto è ancora “ovattato” e se ne parlerà verso la fine dell’anno, ma i possibili futuri scenari italiani, soprattutto per chi ha avallato linee creditizie senza precedenti, sono già all’esame delle varie diplomazie europee. E i presidenti Mattarella e Draghi, sia pure riservatamente, non verrebbero esclusi da tali perplessità e non è detto che non ne terranno conto. In pratica, non per il centrodestra ma per gli esponenti più “marcati” si verrebbe a configurare una sorta di “conventio ad escludendum”. Un po’ come è avvenuto per tutta la metà della seconda metà del secolo con il Partito Comunista.

In politica la parola “mai” non esiste, come del resto avviene nella vita di tutti i giorni. Ma, nella situazione data, è difficile che Matteo Salvini e Giorgia Meloni, pur vincendo le elezioni, possano un giorno andare a Palazzo Chigi. Troppo, eccessivamente “targati”. Oddio, in casa propria, ognuno fa quello che vuole. Ma, se non dipende economicamente da altri. E l’Italia, per riprendersi, è intimamente legata ai “soldini”, tanti, che le sono già arrivati e fino al 2026 continueranno ad arrivarle dall’Europa a determinate condizioni. Fra queste non c’è certamente il gradimento su chi, da Palazzo Chigi, guiderà la futura politica del Paese. Ma è improbabile che esponenti sovranisti e no-euro – come Salvini e, dichiaratamente, Meloni – non creino a Bruxelles qualche perplessità. Più facile, per i vertici europei, accettare figure importanti ma non di grande evidenza come Giancarlo Giorgetti o, addirittura, ancora un tecnico. Tutto è ancora “ovattato” e se ne parlerà verso la fine dell’anno, ma i possibili futuri scenari italiani, soprattutto per chi ha avallato linee creditizie senza precedenti, sono già all’esame delle varie diplomazie europee. E i presidenti Mattarella e Draghi, sia pure riservatamente, non verrebbero esclusi da tali perplessità e non è detto che non ne terranno conto. In pratica, non per il centrodestra ma per gli esponenti più “marcati” si verrebbe a configurare una sorta di “conventio ad escludendum”. Un po’ come è avvenuto per tutta la metà della seconda metà del secolo con il Partito Comunista.

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