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Esteri

Scintille Usa-Iran: gli appelli degli oppositori e l’ipocrisia del mainstream

Aumenta la pressione su Teheran

di Ernesto Ferrante -


Si intensifica lo scontro tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti hanno definito “deliranti” le accuse del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a Israele e Stati Uniti di aver soffiato sul fuoco delle proteste in corso da giorni nella Repubblica islamica. “Questa dichiarazione riflette un tentativo delirante di distogliere l’attenzione dalle enormi sfide che il regime iraniano deve affrontare in patria”, ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Stato americano in risposta alle considerazioni espresse dal capo della diplomazia iraniana durante una visita in Libano.

Le parole di Araghchi in Libano

Araghchi ha parlato di un coinvolgimento forte di Israele e Stati Uniti nei disordini in corso in varie città dell’Iran, pur evidenziando le possibilità “molto basse” di un intervento militare diretto. Durante gli incontri con le autorità libanesi sono state esaminate “le minacce israeliane che riguardano tutti gli abitanti della regione e le modalità per affrontarle”. Secondo il ministro iraniano, i due Paesi condividono la consapevolezza della “portata dei pericoli provenienti dal fronte israeliano”.

Gli Usa seguono le proteste in Iran

Gli Usa stanno monitorando attentamente la situazione. “L’Iran ha grossi problemi. Mi sembra che il popolo stia prendendo il controllo di alcune città, cosa che nessuno avrebbe ritenuto possibile solo poche settimane fa. Seguiamo la situazione molto da vicino. Fareste meglio a non cominciare a sparare, perché spareremo anche noi”, ha avvertito il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

“Se cominceranno a uccidere persone come hanno fatto in passato, allora interverremo. Questo non significa che invieremo truppe sul terreno, ma significa che li colpiremo molto, molto duramente, là dove fa male”, ha sottolineato Trump.

La doppia morale

Il figlio dell’ex scià, esponente dell’opposizione in esilio, Reza Pahlavi, gli ha chiesto venerdì di intervenire presto in Iran, reclamando sui social network “attenzione” e “sostegno”. La moglie si è rivolta invece al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Un tipico esempio di doppio standard propagandato con molta ipocrisia dal mainstream. Entrambi i leader invocati come salvatori, sono infatti sotto accusa nei rispettivi Paese per le violenze dell’Ice contro pacifici cittadini e dell’Idf sui gazawi.


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