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Scuola – lavoro, i giovani: “più aziende in classe”

Una survey di Orienta rivela un dato netto

di Giorgio Brescia -


I giovani chiedono più aziende in classe, un collegamento più concreto tra scuola e mercato del lavoro. Oltre 2.300 studenti coinvolti in 19 scuole italiane e più di 110 aziende partecipanti. Sono i numeri della Survey Nazionale di Orienta, realizzata durante i roadshow di orientamento che hanno toccato città come Bari, Bologna, Milano, Roma, Palermo e Bolzano. Il dato che emerge è netto.

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Scuola – lavoro: ecco cosa chiedono gli studenti

il giudizio sull’orientamento scolastico è diviso quasi a metà. Il 43,3% degli studenti considera efficaci le iniziative promosse dal proprio istituto, ma il 42,76% si dichiara insoddisfatto e il 13,9% non riesce a esprimere una valutazione. In pratica, quasi uno studente su due non percepisce un accompagnamento adeguato nella scelta universitaria o nell’ingresso nel mondo del lavoro.

Quando si chiede cosa servirebbe davvero, la risposta è pragmatica: il 35,67% indica come priorità le cosiddette “gite del lavoro”, ovvero esperienze dirette in azienda. Seguono corsi su orientamento e mercato del lavoro (27,41%) e un aumento delle ore di PCTO (20,46%). Solo il 3,82% ritiene che la scuola faccia già abbastanza.

Nessuna scorciatoia

Secondo Marco Vigini, responsabile network area giovani di Orienta, i ragazzi non chiedono scorciatoie ma strumenti concreti: esperienze reali, contatto con le imprese, formazione sulle competenze trasversali.

Il problema, sottolinea, non è la mancanza di motivazione, ma di strumenti adeguati. Oltre il 70% non conosce realmente il significato di networking e più dell’84% non possiede un profilo LinkedIn, evidenziando un divario tra il modo in cui si studia e quello in cui oggi si trova lavoro.

Ecco cosa serve

Analizzando gli strumenti ritenuti più utili per trovare occupazione emerge grande concretezza: il 34,37% punta su curriculum e lettera di presentazione, il 18,84% su una rete di relazioni ampia e il 12,18% su LinkedIn. Solo il 3,39% considera decisiva la popolarità sui social. Tuttavia l’84,33% non utilizza LinkedIn, segnale di una distanza tra consapevolezza teorica e applicazione pratica.

Tra i canali formali prevalgono uffici placement (18,91%), agenzie per il lavoro (15,01%) e Career Day (11,85%). Nei canali informali pesano amicizie (20,7%) e conoscenze personali (19,41%), confermando l’importanza del capitale relazionale.

Un mercato da conoscere meglio

Proprio sulle relazioni emergono lacune culturali: il 70,02% non conosce la teoria dei legami deboli e forti nella ricerca di lavoro, mentre solo il 33,84% sa realmente cosa sia il networking. Il 55,65% distingue però chiaramente tra networking e raccomandazione, segnale che i giovani cercano percorsi meritocratici e trasparenti.

La fotografia è chiara: l’orientamento scolastico funziona solo in parte. I giovani chiedono più mercato del lavoro dentro la scuola, non fuori.


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