Politica

Separazione delle carriere, Benedetto: “Una classe politica senza capacità e schiena dritta ostacola Nordio”

di Edoardo Sirignano -

GIUSEPPE BENEDETTO PRESIDENTE FONDAZIONE LUIGI EINAUDI


Separazione delle carriere, Benedetto: “Una classe politica senza capacità e schiena dritta ostacola Nordio”

di EDOARDO SIRIGNANO

“Ho fiducia nel ministro Nordio, ma ne ho poca nelle forze politiche tutte, sia quelle contrarie, Pd e Movimento 5 Stelle che quelle favorevoli. Non credo che questa classe politica abbia la capacità e la schiena dritta per poter controbattere le tesi strumentali dell’Associazione Nazionale Magistrati”.  A dirlo Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi.

Separazione delle carriere, perché è importante questo cambiamento invocato da anni?

Non si tratta di un’iniziativa personale. La Fondazione Luigi Einaudi ha raccolto 70mila firme, insieme all’Unione delle Camere Penali e ha depositato 7 anni fa una proposta di legge di iniziativa popolare da cui hanno tratto ispirazione quattro progetti di legge, che sono all’attenzione della I commissione Affari Costituzionali della Camera. La stessa mercoledì scorso mi ha audito.

Per 7 anni, quindi, non si è fatto nulla. Ha senso proporre ancora tale riforma?

È una questione che ha un taglio totalmente culturale. La separazione delle carriere tra la magistratura giudicante e quella requirente non riguarda un governo o l’arco di una intera legislatura, ma è una grande battaglia di civiltà giuridica, come d’altronde ci hanno detto i nostri padri costituenti.

Il caso Apostolico, nel frattempo, ha rimesso al centro la questione. L’obiettivo è arrivare un referendum?

Assolutamente no! Il nostro è un appello a tutte le istituzioni e a tutte le forze politiche. Falcone sosteneva che il Pm non doveva avere nessun tipo di parentela con il giudice, non doveva essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. “Chi come me – diceva – ritiene che il Pm e il giudice siano due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di fare il Pm sotto il controllo dell’esecutivo”. Sembrano parole scritte questa mattina, in contrasto con quanto afferma l’Associazione Nazionale Magistrati.

Perché l’Anm non intende smuoversi dalle sue posizioni?

Questa è la battaglia cruciale. Senza la separazione delle carriere, anche le altre riforme, pur pregevoli, penso all’abuso d’ufficio o alle intercettazioni, rischiano di essere vanificate. È troppo comodo quanto succede da trent’anni a questa parte, in cui Pm e giudici si valutano a vicenda. Il risultato finale è che il 99,7 per cento viene giudicato positivamente. Stiamo parlando, però, di una percentuale che offende l’intelligenza degli italiani.

Perché ritiene che si valutino a vicenda?

Hanno un solo Csm. Non voglio fare pubblicità, ma c’è un libro molto noto che spiega come ci si metteva d’accordo per fare le progressioni di carriera.

A suo parere Nordio riuscirà in questa svolta epocale?

Ho fiducia in Nordio, ma ne ho poca nelle forze politiche tutte, sia quelle contrarie, Pd e Movimento 5 Stelle che quelle favorevoli. Non credo che questa classe politica abbia la capacità e la schiena dritta per poter controbattere le tesi strumentali dell’Anm.

Indebolire i Pm, per tanti politici, vuol dire svolgere la propria attività con più tranquillità…

Vogliamo soltanto che i Pm abbiano un loro Csm. Non vogliamo indebolire nessuno. Al contrario, sosteniamo che debbano essere più forti di oggi.

Perché, allora, si cerca di ostacolare un cambiamento che dovrebbe essere recepito come “manna caduta dal cielo”?

In un convegno, una settimana fa, ho fatto una battuta con Nordio: “Ministro – gli ho detto – il processo non dura troppo tempo, ma troppo poco”. Mi riferivo cioè all’ora in cui il potente Pm fa la conferenza stampa in cui annuncia di aver fatto arrestare 250 noti criminali x. Nello stesso momento ci sono i microfoni dei giornalisti che ascoltano e riportano quanto si sta dicendo. Nessuno, poi, però, si occuperà di quei 250 disgraziati. Questa è l’Italia.

Perché, dunque, la politica rallenta l’operato del Guardasigilli?

Temo che sia un po’ sotto scacco, che non vuole la riforma. Questa è la verità.

Il tanto discusso post di Salvini, intanto, ha più che riaperto il dibattito…

I giudici devono esprimere la propria opinione. Lì, però, c’è un problema di opportunità. Se avessi partecipato a un paio di manifestazioni, come quelle a cui pare abbia preso parte Apostolico, magari poi mi sarei astenuto quando mi sarebbe capitato un caso come quello discusso. È un fatto di sensibilità. Il giudice dovrebbe essere come la moglie di Cesare. Non deve essere solo imparziale, ma deve anche apparire imparziale.

Spesso ciò non accade…

Direi proprio di no! Faccio l’avvocato penalista da una vita.

Non è un caso che appena si crea una maggioranza stabile il primo ostacolo è appunto a una piccola parte della magistratura che fa uso politico della giustizia…

È la storia di trent’anni d’Italia.

Perché nessuno è riuscito a cambiare le carte in tavola?

Berlusconi ha sempre detto di essere a favore della separazione delle carriere. Pur avendo una maggioranza ampissima, non l’ha fatto. Dobbiamo chiederci il perché e lo stesso ragionamento vale per chiunque. Non ci sono differenze di colori. Anche il leader di Arcore, come gli altri, probabilmente è stato messo sotto scacco.


Torna alle notizie in home