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Attualità

“Sfruttamento per produrre i Labubu”, la denuncia Ong

L'inchiesta di China Labor Watch, la promessa di Pop Mart: "Rafforziamo i controlli"

di Pietro Pertosa -


Dietro al fenomeno Labubu ci sarebbero presunte pratiche di sfruttamento nella catena di produzione. La denuncia arriva da un’Ong americana, la China Labor Watch, secondo cui ci sarebbero al lavoro pure ragazzini dai sedici ai diciassette anni in fabbrica. E senza poter godere delle tutele speciali che la legge cinese riconosce ai lavoratori minorenni. Una vicenda che riaccende lo scontro tra Usa e Cina e che si incista nella guerra (non solo commerciale) tra i due colossi economici.

Il caso Labubu e il presunto sfruttamento

La denuncia di China Labor Watch riferisce che ai giovani operai, e ad altri lavoratori impegnati nel ciclo di produzione dei pupazzetti che stanno spopolando da mesi. sarebbe stato firmare un contratto in bianco. Né orari, né retribuzione. Nulla messo nero su bianco. Ma non basta. Perché sarebbero stati imposti loro orari e obiettivi di produzione irrealistici. L’orario complessivo di lavoro, sempre secondo l’ong americana, sarebbe stato ben superiore rispetto ai limiti delle trentasei ore di straordinario mensili. In alcuni casi avrebbe toccato addirittura le cento ore.

Le dimensioni del problema

Stando a quanto riporta il Guardian, l’Ong con sede a New York, avrebbe intervistato una cinquantina di giovani dipendenti di una fabbrica, quella della Shunjia Toys che si trova nella contea dello Xinfeng, nella regione dello Jiangxi. Il sito produttivo complessivamente “ospita” una popolazione di 4.500 lavoratori. Il successo dei giocattoli avrebbe peggiorato le condizioni di lavoro. Per produrre più Labubu, rispettando così le richieste del mercato, il presunto sfruttamento avrebbe imposto ritmi di lavoro ancora più alti. Fino a 4000 peluche assemblati in un giorno solo da squadre di non oltre 30 operai.

Annunciata un’indagine interna

Pop Mart, l’azienda che commercializza i Labubu, ha annunciato di voler andare fino in fondo nelle accuse di sfruttamento. Sarà aperta un’indagine interna. “Stiamo indagando sulla questione”, ha riferito una portavoce dell’azienda allo stesso Guardian. Affermando che Pop Mart effettua “audit regolari e standardizzati dei nostri partner della catena di fornitura Oem, inclusi audit annuali indipendenti di terze parti condotti da società di revisione professionali riconosciute a livello internazionale”. Ora i controlli saranno ulteriormente rafforzati: “In futuro, Pop Mart continuerà a rafforzare i meccanismi di audit e supervisione della supply chain. Qualora i risultati dovessero essere confermati, chiederemo fermamente ai partner interessati di attuare azioni correttive complete in conformità con le leggi e i regolamenti locali”.


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