Sgarbi: “A sinistra mogli e amanti saranno le elezioni dell’amore”

Il numero uno di Rinascimento presenta la candidatura alla stampa e accende il confronto con Casini, avversario nel collegio di Bologna.

Pierferdinando Casini è un bassorilievo vivente. Così Vittorio Sgarbi, nella prima uscita pubblica, definisce colui che sarà l’avversario in quel di Bologna. Le principali accuse, in uno show durato oltre un’ora, riguardano il passato di chi è noto alle cronache come recordman di legislature, ben undici in caso di rielezione, nonché per i clamorosi salti della quaglia. Non bisogna dimenticare il passaggio dal centrodestra di Berlusconi al Nazareno. “Pensa al seggio e basta – tuona il critico d’arte. Non rappresenta certamente il Pd, ma viene dall’Udc che ha candidato me (n.d.r. confermata l’adesione al partito guidato da Lorenzo Cesa e alla lista Noi Moderati con cui correrà come capolista anche nel proporzionale Milano 2)”.

Non mancano le frecciate, però, a tutto il campo largo guidato da Letta, soprattutto per quanto concerne la selezione della classe dirigente: “A sinistra sono in tanti che candidano amanti e mogli. Queste saranno le elezioni dell’amore e benissimo ha fatto il Cav a mettere Fascina a Marsala, visto i trascorsi politici in cui a Posillipo riuscì a raccogliere 58 preferenze”. Il leader di Rinascimento è sicuro di ripetere in Emilia Romagna quanto accaduto in Sardegna, dove è stato il primo non isolano a essere eletto. L’arma in più del nativo di Ferrara, ancora una volta, sarà la lunga esperienza nel settore della cultura: “Non tutti sanno che a Bologna solo i portici sono patrimonio dell’Unesco. Voglio, invece, che tutta la città sia riconosciuta tale. Deve diventare capitale dell’arte come Firenze e Venezia”.
Un riferimento anche alla bellezza: “Ci vuole un’Autorithy per tutelarla. Basta pale eoliche e pannelli solari che deturpano il paesaggio. Musei pubblici aperti anche di notte”.

Per quanto riguarda le questioni politiche, si trova d’accordo con Meloni e il leader di Arcore sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica: “Occorre passare quanto prima a un proporzionale puro perché le liste bloccate sono un tradimento alla democrazia. Serve dimezzare lo stipendio ai parlamentari, non i parlamentari”.

Le principali bordate, comunque, sono verso Casini, definito prima “orologio” e poi “statua”: “Qualcuno – ironizza – conosce le sue posizioni? Le uniche sono quelle contro il suo stesso partito, dall’aborto alle riforme costituzionali”.
Per il ferrarese l’avversario sarebbe talmente “spento” che sarebbe costretto a recarsi al Quirinale per chiedere l’investitura a senatore a vita. “Non voglio essere – tuona – la causa del suo pensionamento. Inutile chiedere ai bolognesi di fargli un regalo elettorale. Si rivolga direttamente al Colle”.

Alle provocazioni o meglio ancora frecciate, però, non risponde Pierferdinando Casini. “Benvenuto a Sgarbi – dichiara l’ex presidente dell’aula di Montecitorio in una nota inviata ai giornalisti. In più di quaranta anni di vita pubblica non ho mai insultato nessuno e ho sempre rispettato tutti. Non voglio cambiare modo di fare in futuro. Buon lavoro e forza Bologna”.

Il numero uno di Rinascimento presenta la candidatura alla stampa e accende il confronto con Casini, avversario nel collegio di Bologna.

Pierferdinando Casini è un bassorilievo vivente. Così Vittorio Sgarbi, nella prima uscita pubblica, definisce colui che sarà l’avversario in quel di Bologna. Le principali accuse, in uno show durato oltre un’ora, riguardano il passato di chi è noto alle cronache come recordman di legislature, ben undici in caso di rielezione, nonché per i clamorosi salti della quaglia. Non bisogna dimenticare il passaggio dal centrodestra di Berlusconi al Nazareno. “Pensa al seggio e basta – tuona il critico d’arte. Non rappresenta certamente il Pd, ma viene dall’Udc che ha candidato me (n.d.r. confermata l’adesione al partito guidato da Lorenzo Cesa e alla lista Noi Moderati con cui correrà come capolista anche nel proporzionale Milano 2)”.

Non mancano le frecciate, però, a tutto il campo largo guidato da Letta, soprattutto per quanto concerne la selezione della classe dirigente: “A sinistra sono in tanti che candidano amanti e mogli. Queste saranno le elezioni dell’amore e benissimo ha fatto il Cav a mettere Fascina a Marsala, visto i trascorsi politici in cui a Posillipo riuscì a raccogliere 58 preferenze”. Il leader di Rinascimento è sicuro di ripetere in Emilia Romagna quanto accaduto in Sardegna, dove è stato il primo non isolano a essere eletto. L’arma in più del nativo di Ferrara, ancora una volta, sarà la lunga esperienza nel settore della cultura: “Non tutti sanno che a Bologna solo i portici sono patrimonio dell’Unesco. Voglio, invece, che tutta la città sia riconosciuta tale. Deve diventare capitale dell’arte come Firenze e Venezia”.
Un riferimento anche alla bellezza: “Ci vuole un’Autorithy per tutelarla. Basta pale eoliche e pannelli solari che deturpano il paesaggio. Musei pubblici aperti anche di notte”.

Per quanto riguarda le questioni politiche, si trova d’accordo con Meloni e il leader di Arcore sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica: “Occorre passare quanto prima a un proporzionale puro perché le liste bloccate sono un tradimento alla democrazia. Serve dimezzare lo stipendio ai parlamentari, non i parlamentari”.

Le principali bordate, comunque, sono verso Casini, definito prima “orologio” e poi “statua”: “Qualcuno – ironizza – conosce le sue posizioni? Le uniche sono quelle contro il suo stesso partito, dall’aborto alle riforme costituzionali”.
Per il ferrarese l’avversario sarebbe talmente “spento” che sarebbe costretto a recarsi al Quirinale per chiedere l’investitura a senatore a vita. “Non voglio essere – tuona – la causa del suo pensionamento. Inutile chiedere ai bolognesi di fargli un regalo elettorale. Si rivolga direttamente al Colle”.

Alle provocazioni o meglio ancora frecciate, però, non risponde Pierferdinando Casini. “Benvenuto a Sgarbi – dichiara l’ex presidente dell’aula di Montecitorio in una nota inviata ai giornalisti. In più di quaranta anni di vita pubblica non ho mai insultato nessuno e ho sempre rispettato tutti. Non voglio cambiare modo di fare in futuro. Buon lavoro e forza Bologna”.

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