Silvia Panzeri, lo sloveno e le quote sociali: ora rischia l’estradizione

Lo scandalo Qatargate si allarga e il Pd cerca di prendere le distanze dal sistema corruttivo di Bruxelles. All’indomani dall’annuncio del presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola dell’avvio della procedura per la revoca dell’immunità di due dei politici coinvolti nell’inchiesta, è arrivato l’annuncio dal Nazareno. “Il Partito Democratico voterà a favore della revoca dell’immunità degli eurodeputati Andrea Cozzolino e Marc Tarabella”, ha detto ad Agorà, su Raitre, Brando Benifei, eurodeputato dem e membro supplente della Commissione giuridica del Parlamento europeo che dovrà valutare l’istanza della magistratura belga. Il termine della procedura di revoca dovrebbe concludersi entro il 13 febbraio e, dopo quella data, Cozzolino potrà parlare con il giudice istruttore Michael Claise. Era stato lo stesso politico del Pd ad annunciare di voler rinunciare allo scudo parlamentare per chiarire il suo ruolo nel sistema delle mazzette dal Qatar, dopo che colui che è ritenuto dagli inquirenti il dominus del gruppo al soldo di Doha, l’ex eurodeputato di sinistra Antonio Panzeri, lo aveva chiamato in causa, seppur senza avanzare accuse precise.
Panzeri, che è in carcere da quasi un mese, ha cominciato a collaborare con i magistrati, dopo che il suo assistente Francesco Giorgi, finito in galera con la compagna ex vicepresidente dell’Eurocamera Eva Kaili, aveva svelato il giro delle tangenti e fatto nomi di almeno 60 parlamentari europei, che avrebbero contribuito, alcuni dietro pagamento e altri inconsapevolmente, a ripulire l’immagine del Qatar e ad appoggiare gli interessi dell’Emiro. Gli investigatori belgi stanno cercando di ricostruire il giro di denaro e sono convinti che quei contanti per 750mila euro nascosti in casa Giorgi-Kaili e la somma di 1,5 milioni in banconote sequestrata alla famiglia di Panzeri siano solo un parte del fiume di soldi con cui Doha ha unto il cerchio magico al fine di influenzare le decisioni politiche dell’Unione Europea. “Per sostenere gli interessi del Marocco e del Qatar, Panzeri e Giorgi hanno influenzato le nomine dei membri delle commissioni e anche quella del vicepresidente”, dicono gli investigatori, che definiscono il gruppo una “vasta organizzazione fraudolenta” sviluppata e “animata” da Panzeri, i cui “atti criminali” avrebbero avuto una “natura complessa, organizzata e ripetitiva”. Organizzazione in cui sarebbero coinvolte anche la moglie del politico di Articolo Uno, Maria Colleoni, e la figlia Silvia. Le due sono ai domiciliari, ma mentre per la consorte di Panzeri la Corte d’Appello di Brescia ha accolto l’istanza di estradizione in Belgio, sospesa attualmente in attesa della pronuncia della Cassazione, per Silvia ieri c’è stato un rinvio, perché, con un messaggio di posta certificata, Bruxelles ha comunicato di non avere ancora a disposizione la documentazione sulle condizioni del sistema carcerario, in particolare sullo stato di sovraffollamento, chiesta dalla difesa nella scorsa udienza del 30 dicembre come questione preliminare per affrontare la consegna della figlia di Panzeri. La difesa ha inoltre presentato la richiesta dei domiciliari per la ragazza o, in subordine, la misura dell’obbligo di firma. “Silvia Panzeri è avvocato, ha numerosi clienti da seguire e deve essere messa nelle condizioni di svolgere la sua attività professionale”, ha detto l’avvocato Salvatore De Riso. I giudici di Brescia decideranno nell’arco di cinque giorni, ma le accuse contro Silvia sono comunque pesanti. Per gli investigatori, l’indagata sarebbe stata del tutto consapevole del sistema delle mazzette e avrebbe contribuito a dirottare i fondi neri con l’aiuto del suo fidanzato sloveno, al quale il padre avrebbe ceduto quote di una società, al fine di creare le scatole cinesi dove dirottare i pagamenti del Qatar e del Marocco.
Lo scandalo Qatargate si allarga e il Pd cerca di prendere le distanze dal sistema corruttivo di Bruxelles. All’indomani dall’annuncio del presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola dell’avvio della procedura per la revoca dell’immunità di due dei politici coinvolti nell’inchiesta, è arrivato l’annuncio dal Nazareno. “Il Partito Democratico voterà a favore della revoca dell’immunità degli eurodeputati Andrea Cozzolino e Marc Tarabella”, ha detto ad Agorà, su Raitre, Brando Benifei, eurodeputato dem e membro supplente della Commissione giuridica del Parlamento europeo che dovrà valutare l’istanza della magistratura belga. Il termine della procedura di revoca dovrebbe concludersi entro il 13 febbraio e, dopo quella data, Cozzolino potrà parlare con il giudice istruttore Michael Claise. Era stato lo stesso politico del Pd ad annunciare di voler rinunciare allo scudo parlamentare per chiarire il suo ruolo nel sistema delle mazzette dal Qatar, dopo che colui che è ritenuto dagli inquirenti il dominus del gruppo al soldo di Doha, l’ex eurodeputato di sinistra Antonio Panzeri, lo aveva chiamato in causa, seppur senza avanzare accuse precise.
Panzeri, che è in carcere da quasi un mese, ha cominciato a collaborare con i magistrati, dopo che il suo assistente Francesco Giorgi, finito in galera con la compagna ex vicepresidente dell’Eurocamera Eva Kaili, aveva svelato il giro delle tangenti e fatto nomi di almeno 60 parlamentari europei, che avrebbero contribuito, alcuni dietro pagamento e altri inconsapevolmente, a ripulire l’immagine del Qatar e ad appoggiare gli interessi dell’Emiro. Gli investigatori belgi stanno cercando di ricostruire il giro di denaro e sono convinti che quei contanti per 750mila euro nascosti in casa Giorgi-Kaili e la somma di 1,5 milioni in banconote sequestrata alla famiglia di Panzeri siano solo un parte del fiume di soldi con cui Doha ha unto il cerchio magico al fine di influenzare le decisioni politiche dell’Unione Europea. “Per sostenere gli interessi del Marocco e del Qatar, Panzeri e Giorgi hanno influenzato le nomine dei membri delle commissioni e anche quella del vicepresidente”, dicono gli investigatori, che definiscono il gruppo una “vasta organizzazione fraudolenta” sviluppata e “animata” da Panzeri, i cui “atti criminali” avrebbero avuto una “natura complessa, organizzata e ripetitiva”. Organizzazione in cui sarebbero coinvolte anche la moglie del politico di Articolo Uno, Maria Colleoni, e la figlia Silvia. Le due sono ai domiciliari, ma mentre per la consorte di Panzeri la Corte d’Appello di Brescia ha accolto l’istanza di estradizione in Belgio, sospesa attualmente in attesa della pronuncia della Cassazione, per Silvia ieri c’è stato un rinvio, perché, con un messaggio di posta certificata, Bruxelles ha comunicato di non avere ancora a disposizione la documentazione sulle condizioni del sistema carcerario, in particolare sullo stato di sovraffollamento, chiesta dalla difesa nella scorsa udienza del 30 dicembre come questione preliminare per affrontare la consegna della figlia di Panzeri. La difesa ha inoltre presentato la richiesta dei domiciliari per la ragazza o, in subordine, la misura dell’obbligo di firma. “Silvia Panzeri è avvocato, ha numerosi clienti da seguire e deve essere messa nelle condizioni di svolgere la sua attività professionale”, ha detto l’avvocato Salvatore De Riso. I giudici di Brescia decideranno nell’arco di cinque giorni, ma le accuse contro Silvia sono comunque pesanti. Per gli investigatori, l’indagata sarebbe stata del tutto consapevole del sistema delle mazzette e avrebbe contribuito a dirottare i fondi neri con l’aiuto del suo fidanzato sloveno, al quale il padre avrebbe ceduto quote di una società, al fine di creare le scatole cinesi dove dirottare i pagamenti del Qatar e del Marocco.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli