“Soluzione diplomatica possibile, ma alle nostre condizioni. Posizioni del governo e del popolo italiano importanti per noi”
Intervista esclusiva all'Ambasciatore della Repubblica islamica dell'Iran in Italia, S.E. Mohammad Reza Sabouri
Nel 31esimo giorno di guerra con l’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che gli attacchi contro i vertici della Repubblica islamica equivalgono di fatto a un cambio di regime, ribadendo la tesi espressa al momento dell’annuncio dei colloqui per porre fine alle ostilità. Secondo il tycoon, che alterna minacce ad aperture, un accordo potrebbe arrivare “presto”. Dell’attuale momento e degli sviluppi abbiamo parlato con l’ambasciatore dell’Iran in Italia, S.E. Mohammad Reza Sabouri.
Signor Ambasciatore, ritiene che nelle attuali condizioni esista realmente la possibilità di una soluzione diplomatica per l’attacco iniziato dall’aggressione militare di Stati Uniti e Israele contro Teheran?
Abbiamo sempre sottolineato l’importanza delle soluzioni diplomatiche, ma è naturale che ogni situazione presenti caratteristiche diverse. Non cerchiamo la guerra: questa guerra non è nostra e non l’abbiamo iniziata. Tuttavia, riteniamo che per evitare che si ripeta sia necessario accettare determinate condizioni. Se tali condizioni saranno accettate dagli aggressori che hanno avviato la guerra, esiste la possibilità di una soluzione diplomatica per porvi fine. Inizialmente gli Stati Uniti parlavano di resa incondizionata, ma ora il loro presidente ha dichiarato di voler negoziare; questo dimostra che anche loro sono consapevoli del fallimento dell’opzione militare. Per evitare un ulteriore aggravamento di questo fallimento, sarebbe meglio perseguire una soluzione razionale.
Qual è la sua opinione sugli equilibri nella regione?
In ogni circostanza siamo pronti a difenderci dagli aggressori e non abbiamo esitazioni nel farlo. Qualsiasi ingresso in guerra contro l’Iran da parte di qualsiasi Paese, o qualsiasi forma di sostegno agli aggressori, è inaccettabile e, in base al diritto intrinseco alla legittima difesa, verrà contrastato. Tuttavia, ritengo che altri Paesi abbiano ormai compreso la determinazione dell’Iran nel colpire gli aggressori e nel difendere la propria integrità territoriale e sovranità. Non sembra che per alcun Paese sia vantaggioso unirsi alla coalizione del regime sionista e degli Stati Uniti nell’aggressione contro l’Iran. Le nostre operazioni hanno preso di mira basi e beni degli Stati Uniti e del regime sionista nella regione e, indipendentemente da eventuali cambiamenti negli equilibri, risponderemo a qualsiasi azione contro di noi.
La situazione nello Stretto di Hormuz comporta il rischio di gravi conseguenze economiche a livello globale. Esiste, secondo lei, una via d’uscita?
Dal nostro punto di vista, lo Stretto di Hormuz non è chiuso: è chiuso solo ai nemici, mentre resta aperto agli altri. Le navi evitano il transito a causa dell’insicurezza creata dagli aggressori. In realtà, i costi imposti all’economia globale derivano dalle operazioni aggressive del regime sionista e degli Stati Uniti contro l’Iran. Per alcuni Paesi, che sono nostri amici, abbiamo garantito un passaggio sicuro e su quell’area esercitiamo la nostra sovranità. In futuro intendiamo lavorare a nuovi accordi per garantire un transito sicuro. Tuttavia, nelle condizioni attuali, l’unico modo per calmare la situazione è fermare gli attacchi contro l’Iran e garantire che questa regione non venga utilizzata per operazioni offensive contro di noi.
In che misura le relazioni tra la Repubblica Islamica dell’Iran e l’Italia sono state influenzate dal conflitto in corso?
È evidente che le posizioni dell’Italia riguardo all’attuale aggressione illegittima contro l’Iran influenzeranno la situazione attuale e il futuro delle relazioni tra i due Paesi. La definizione dell’aggressione come un atto al di fuori del diritto internazionale e la condanna dell’uccisione di bambini innocenti nella scuola di Minab da parte della presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, così come la posizione italiana di non aderire alla coalizione proposta da Trump riguardo allo Stretto di Hormuz, sono per noi importanti.
Anche le posizioni del popolo italiano sono molto importanti per noi. Riceviamo numerosi messaggi di sostegno da parte dei cittadini italiani. Le molte manifestazioni contro la guerra in varie parti d’Italia ne sono una prova. Le persone esprimono il loro rifiuto dell’aggressione, della guerra e delle uccisioni. Questi sentimenti autentici rappresentano un capitale prezioso per il futuro delle relazioni.
Purtroppo, osserviamo anche dichiarazioni contraddittorie da parte di alcuni altri funzionari, che rispecchiano posizioni, che auspichiamo vengano riviste al più presto alla luce della realtà dei fatti. L’Iran ha chiaramente dichiarato che chiunque, da qualsiasi luogo, danneggi i suoi interessi, riceverà una risposta adeguata senza alcuna indulgenza. Qualsiasi partecipazione militare o logistica alle operazioni aggressive contro l’Iran sarà considerata un atto ostile e un obiettivo legittimo, in base al diritto alla legittima difesa. Siamo consapevoli delle forti pressioni esercitate dagli Stati Uniti sui Paesi europei, ma resta da vedere fino a che punto l’Europa ritenga di poter svolgere un ruolo costruttivo negli sviluppi internazionali.
Le Nazioni Unite sembrano aver perso peso e credibilità. Cosa è necessario per ridare vigore alle istituzioni multilaterali?
Il compito principale delle Nazioni Unite è mantenere la pace e la sicurezza internazionale, e la Carta delle Nazioni Unite affida questa responsabilità al Consiglio di Sicurezza. Purtroppo, gli Stati Uniti, in quanto membro del Consiglio, stanno violando la pace e la sicurezza internazionale e, con l’aggressione evidente contro l’Iran, hanno violato esplicitamente la Carta. Ciò contribuisce alla perdita di credibilità delle Nazioni Unite. Anche la mancata condanna dell’aggressione da parte dell’ONU ha aggravato questa situazione.
L’unico modo per ripristinare il ruolo e la credibilità delle Nazioni Unite è adempiere ai suoi compiti fondamentali e applicare rigorosamente la Carta, al di là delle pressioni politiche. Adottare posizioni in linea con la Carta e i principi fondamentali del diritto internazionale, tra cui la condanna dell’aggressione e il riconoscimento del diritto intrinseco dell’Iran alla legittima difesa ai sensi dell’articolo 51, sono passi iniziali essenziali. Anche gli Stati membri hanno responsabilità in questo quadro: secondo la Carta, tutti devono condannare l’aggressore e non sostenerlo. Purtroppo, vediamo che alcuni Paesi, mettendo a disposizione basi agli Stati Uniti, hanno facilitato l’azione aggressiva contro l’Iran.
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