Spensionati

La Cgil non ha atteso nemmeno la convocazione, per questa mattina, a Montecitorio. Sulle pensioni è subito scontro con il governo mentre, all’interno della maggioranza, si alza la voce di Silvio Berlusconi che ribadisce come l’aumento delle minime rappresenti una priorità inderogabile per il partito azzurro mentre il ministro Giorgetti rivendica il “coraggio della scelta” del governo di prendere risorse dalle pensioni per sostenere le famiglie e i figli dal momento che “senza, non ci sono riforme possibili”. Ma se è vero che il fronte dei sindacati è spaccato, sul nodo pensioni la Cisl non lesina critiche alle decisioni dell’esecutivo anche se riconosce che (almeno) si è evitato di “ricadere” nel regime previsto dalla legge Fornero.
Intanto lo Spi-Cgil ha indetto, per il 16 dicembre prossimo, a Roma in piazza Santi Apostoli una manifestazione di protesta contro le scelte dell’esecutivo in tema di assegni pensionistici. Secondo il sindacato dei pensionati, “il governo tratta i pensionati come un bancomat e si prende dalle loro tasche 3,7 miliardi di euro in un solo anno per finanziare la flat tax e misure che favoriscono furbi ed evasori, taglia le risorse alla sanità, non fa nulla per dare seguito alla legge delega sulla non autosufficienza degli anziani e spinge verso l’autonomia differenziata che aumenterà le diseguaglianze nel paese”. Il segretario generale Cgil Maurizio Landini aveva da subito criticato l’impostazione del governo sul tema: “Il taglio pesantissimo delle rivalutazioni delle pensioni, il blocco pensionistico: la legge Fornero non si cambia, così si peggiora e siamo di fronte a tagli ulteriori sulla sanità e sostanzialmente anche nella scuola”.
L’appello potrebbe essere raccolto presto dalla Uil secondo cui “sulle pensioni” così come “sul taglio del cuneo, aumenti contrattuali e accordi di secondo livello” la manovra “non dà risposte significative. Non è dello stesso avviso l’esecutivo della Cisl secondo cui è stato “fondamentale aver disinnescato lo scalone della legge Fornero”. Tuttavia anche la compagine cislina randella le scelte del governo in materia di previdenza sociale: “Aver ridotto la perequazione a partire da quattro volte il trattamento minimo, penalizza gravemente assegni di fascia media, ex lavoratori che percepiscono redditi netti da 1600 euro. La rimodulazione va rivista per ridare un profilo di equità alla distribuzione delle risorse pubbliche. Si ritengono iniqui e penalizzanti anche i vincoli introdotti in opzione donna, come pure l’innalzamento e uneventuale estensione dellapplicabilità dei voucher nel terziario e nel comparto agricolo”.
Dubbi arrivano direttamente da Silvio Berlusconi che l’altro giorno, in una videoconferenza con i parlamentari di Forza Italia, ha spiegato che andrà chiesto alla maggioranza “un ulteriore impegno sulla detassazione dei nuovi assunti, per offrire un lavoro ai giovani che oggi vivono col reddito di cittadinanza e per aumentare le pensioni più basse, gravemente erose dall’inflazione”. Se ne parlerà, però, dal 1 gennaio prossimo. Il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti ha tentato di spiegare le ragioni alla base della limitazione all’adeguamento delle pensioni. Per il titolare del Mef, quella del governo è stata “una scelta coraggiosissima” perché “ha spostato risorse, le ha prese dalla previdenza per spostarle sulle famiglie e sui figli”. Questo perché, ha affermato Giorgetti, “senza figli non ci sono riforme delle pensioni sostenibili”. La partita, dunque, è aperta.

La Cgil non ha atteso nemmeno la convocazione, per questa mattina, a Montecitorio. Sulle pensioni è subito scontro con il governo mentre, all’interno della maggioranza, si alza la voce di Silvio Berlusconi che ribadisce come l’aumento delle minime rappresenti una priorità inderogabile per il partito azzurro mentre il ministro Giorgetti rivendica il “coraggio della scelta” del governo di prendere risorse dalle pensioni per sostenere le famiglie e i figli dal momento che “senza, non ci sono riforme possibili”. Ma se è vero che il fronte dei sindacati è spaccato, sul nodo pensioni la Cisl non lesina critiche alle decisioni dell’esecutivo anche se riconosce che (almeno) si è evitato di “ricadere” nel regime previsto dalla legge Fornero.
Intanto lo Spi-Cgil ha indetto, per il 16 dicembre prossimo, a Roma in piazza Santi Apostoli una manifestazione di protesta contro le scelte dell’esecutivo in tema di assegni pensionistici. Secondo il sindacato dei pensionati, “il governo tratta i pensionati come un bancomat e si prende dalle loro tasche 3,7 miliardi di euro in un solo anno per finanziare la flat tax e misure che favoriscono furbi ed evasori, taglia le risorse alla sanità, non fa nulla per dare seguito alla legge delega sulla non autosufficienza degli anziani e spinge verso l’autonomia differenziata che aumenterà le diseguaglianze nel paese”. Il segretario generale Cgil Maurizio Landini aveva da subito criticato l’impostazione del governo sul tema: “Il taglio pesantissimo delle rivalutazioni delle pensioni, il blocco pensionistico: la legge Fornero non si cambia, così si peggiora e siamo di fronte a tagli ulteriori sulla sanità e sostanzialmente anche nella scuola”.
L’appello potrebbe essere raccolto presto dalla Uil secondo cui “sulle pensioni” così come “sul taglio del cuneo, aumenti contrattuali e accordi di secondo livello” la manovra “non dà risposte significative. Non è dello stesso avviso l’esecutivo della Cisl secondo cui è stato “fondamentale aver disinnescato lo scalone della legge Fornero”. Tuttavia anche la compagine cislina randella le scelte del governo in materia di previdenza sociale: “Aver ridotto la perequazione a partire da quattro volte il trattamento minimo, penalizza gravemente assegni di fascia media, ex lavoratori che percepiscono redditi netti da 1600 euro. La rimodulazione va rivista per ridare un profilo di equità alla distribuzione delle risorse pubbliche. Si ritengono iniqui e penalizzanti anche i vincoli introdotti in opzione donna, come pure l’innalzamento e uneventuale estensione dellapplicabilità dei voucher nel terziario e nel comparto agricolo”.
Dubbi arrivano direttamente da Silvio Berlusconi che l’altro giorno, in una videoconferenza con i parlamentari di Forza Italia, ha spiegato che andrà chiesto alla maggioranza “un ulteriore impegno sulla detassazione dei nuovi assunti, per offrire un lavoro ai giovani che oggi vivono col reddito di cittadinanza e per aumentare le pensioni più basse, gravemente erose dall’inflazione”. Se ne parlerà, però, dal 1 gennaio prossimo. Il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti ha tentato di spiegare le ragioni alla base della limitazione all’adeguamento delle pensioni. Per il titolare del Mef, quella del governo è stata “una scelta coraggiosissima” perché “ha spostato risorse, le ha prese dalla previdenza per spostarle sulle famiglie e sui figli”. Questo perché, ha affermato Giorgetti, “senza figli non ci sono riforme delle pensioni sostenibili”. La partita, dunque, è aperta.

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