Spunta Tajani per la Farnesina

La parola d’ordine è meritocrazia, anche a costo di deludere gli alleati di governo. La futura premier Giorgia Meloni è al lavoro per costruire la squadra di governo. Sa che non può sbagliare, perché quando l’Italia si troverà a dover affrontare la crisi e dovrà dare risposte alle famiglie, ogni pedina dovrà essere al suo giusto posto. Il compito che spetta alla Meloni è quasi alchemico: dovrà essere la quadra tra le promesse fatte agli italiani e le professionalità migliori per tramutare quelle promesse in provvedimenti in grado di portare al cambiamento. La scelta dei ministri e dei sottosegretari, dunque, non sarà la conseguenza di manovre di Palazzo. “Non accetterò compromessi e non mi presterò a giochini”, ha detto la leader di Fratelli d’Italia, che sta ponderando fin nei minimi dettagli i componenti di un governo che, senza dubbio, sarà politico e in contrapposizione con l’operato dei tecnici. Fermo restando che la Meloni sa bene quanto, a causa delle difficoltà economiche all’orizzonte, potrebbe avere bisogno della collaborazione di Mario Draghi per varare la legge di Bilancio.

Giorgia in questi giorni è chiusa in casa, fa riunioni con i suoi, incontra gente. E durante uno di questi incontri si è detta irremovibile su richieste di ministeri da parte degli alleati che possano creare problemi, anche internazionali. I rumors dicono che è del tutto archiviata la figura di Matteo Salvini alla guida dell’Interno. D’altronde non è un mistero la posizione della Meloni contro i porti chiusi, che invece sono il cavallo di battaglia del Carroccio. E il flop nei risultati della Lega alle urne è servito a togliere a Giorgia le castagne dal fuoco di una nomina imbarazzante. Non viene neppure considerata la possibilità che Silvio Berlusconi diventi presidente del Senato, una carica che il futuro presidente del Consiglio, comunque, potrebbe lasciare agli alleati, tenendo per FdI la guida della Camera. Il nome più accreditato, esterno a FdI, per una carica di peso è quello del forzista Antonio Tajani. La sua esperienza europea e il suo profilo moderato lo portano in lizza al ministero degli Esteri, la poltrona a cui ambisce il coordinatore azzurro, ma per la Farnesina è in quota pure l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri. Per Tajani, dunque, si apre anche l’ipotesi della Difesa. Alla Giustizia appare scontata la nomina di Carlo Nordio, il magistrato che la Meloni aveva indicato, e votato insieme a tutto il suo partito, come presidente della Repubblica. La casella dell’Economia è una delle poche che la futura premier vuole affidare a un tecnico e pensa a Fabio Panetta, ex direttore generale della Banca d’Italia che, però, vorrebbe tornare a Palazzo Koch e dunque potrebbe non accettare l’incarico. La leader di FdI sta valutando diverse ipotesi e non può sbagliare, perché il Tesoro è il vero banco di prova della premier in pectore. Perfino il cofondatore del partito, Guido Crosetto, non ha fatto mistero di quanto serva “una figura autorevole che tranquillizzi i mercati”. Lo stesso Crosetto è uno dei papabili alla Difesa o, in alternativa, allo Sviluppo economico. Un altro nome forte per la Difesa è quello di Ignazio La Russa. All’Interno la sfida sarebbe tra due prefetti di Roma: Matteo Piantedosi, attualmente in carica a via IV Novembre, e Giuseppe Pecoraro, che ha comandato l’ufficio fino al 2015. Per Francesco Lollobrigida si aprono le porte delle Infrastrutture, mentre pare chiudersi ogni possibilità per Noi Moderati. Il terribile risultato elettorale ha messo il partito contro Maurizio Lupi: l’ufficio di presidenza chiederà alla Meloni di non farlo ministro.

La parola d’ordine è meritocrazia, anche a costo di deludere gli alleati di governo. La futura premier Giorgia Meloni è al lavoro per costruire la squadra di governo. Sa che non può sbagliare, perché quando l’Italia si troverà a dover affrontare la crisi e dovrà dare risposte alle famiglie, ogni pedina dovrà essere al suo giusto posto. Il compito che spetta alla Meloni è quasi alchemico: dovrà essere la quadra tra le promesse fatte agli italiani e le professionalità migliori per tramutare quelle promesse in provvedimenti in grado di portare al cambiamento. La scelta dei ministri e dei sottosegretari, dunque, non sarà la conseguenza di manovre di Palazzo. “Non accetterò compromessi e non mi presterò a giochini”, ha detto la leader di Fratelli d’Italia, che sta ponderando fin nei minimi dettagli i componenti di un governo che, senza dubbio, sarà politico e in contrapposizione con l’operato dei tecnici. Fermo restando che la Meloni sa bene quanto, a causa delle difficoltà economiche all’orizzonte, potrebbe avere bisogno della collaborazione di Mario Draghi per varare la legge di Bilancio.

Giorgia in questi giorni è chiusa in casa, fa riunioni con i suoi, incontra gente. E durante uno di questi incontri si è detta irremovibile su richieste di ministeri da parte degli alleati che possano creare problemi, anche internazionali. I rumors dicono che è del tutto archiviata la figura di Matteo Salvini alla guida dell’Interno. D’altronde non è un mistero la posizione della Meloni contro i porti chiusi, che invece sono il cavallo di battaglia del Carroccio. E il flop nei risultati della Lega alle urne è servito a togliere a Giorgia le castagne dal fuoco di una nomina imbarazzante. Non viene neppure considerata la possibilità che Silvio Berlusconi diventi presidente del Senato, una carica che il futuro presidente del Consiglio, comunque, potrebbe lasciare agli alleati, tenendo per FdI la guida della Camera. Il nome più accreditato, esterno a FdI, per una carica di peso è quello del forzista Antonio Tajani. La sua esperienza europea e il suo profilo moderato lo portano in lizza al ministero degli Esteri, la poltrona a cui ambisce il coordinatore azzurro, ma per la Farnesina è in quota pure l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri. Per Tajani, dunque, si apre anche l’ipotesi della Difesa. Alla Giustizia appare scontata la nomina di Carlo Nordio, il magistrato che la Meloni aveva indicato, e votato insieme a tutto il suo partito, come presidente della Repubblica. La casella dell’Economia è una delle poche che la futura premier vuole affidare a un tecnico e pensa a Fabio Panetta, ex direttore generale della Banca d’Italia che, però, vorrebbe tornare a Palazzo Koch e dunque potrebbe non accettare l’incarico. La leader di FdI sta valutando diverse ipotesi e non può sbagliare, perché il Tesoro è il vero banco di prova della premier in pectore. Perfino il cofondatore del partito, Guido Crosetto, non ha fatto mistero di quanto serva “una figura autorevole che tranquillizzi i mercati”. Lo stesso Crosetto è uno dei papabili alla Difesa o, in alternativa, allo Sviluppo economico. Un altro nome forte per la Difesa è quello di Ignazio La Russa. All’Interno la sfida sarebbe tra due prefetti di Roma: Matteo Piantedosi, attualmente in carica a via IV Novembre, e Giuseppe Pecoraro, che ha comandato l’ufficio fino al 2015. Per Francesco Lollobrigida si aprono le porte delle Infrastrutture, mentre pare chiudersi ogni possibilità per Noi Moderati. Il terribile risultato elettorale ha messo il partito contro Maurizio Lupi: l’ufficio di presidenza chiederà alla Meloni di non farlo ministro.

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