Stavolta più che mai vai a votare il referendum
C’è un momento, nella vita democratica di un Paese, in cui l’astensione non è più una forma di protesta ma diventa una rinuncia. Il referendum di oggi e domani sulla riforma della giustizia è uno di quei momenti. Negli ultimi anni l’Italia ha visto crescere sempre più il numero dei cittadini che scelgono di non votare. Disillusione, sfiducia verso la politica e le istituzioni: motivazioni comprensibili, talvolta pure giustificate. Ma il referendum non è una votazione come le altre.
Non si tratta di scegliere un partito o un candidato. Si tratta di decidere una regola del gioco che riguarderà tutti per il futuro. La riforma della magistratura è uno dei temi più delicati e decisivi per il funzionamento dello Stato. Tocca l’equilibrio tra poteri, la responsabilità di chi giudica, l’efficienza di un sistema giudiziario. Per questo il voto referendario assume un valore particolare: offre ai cittadini la possibilità di esprimersi direttamente su un cambiamento strutturale. Come abbiamo più volte ripetuto, è la più alta forma di democrazia diretta: il cittadino decide per il suo bene senza intermediari. Il problema però non è l’esito del referendum ma andare a votare. Perché uno dei problemi strutturali di questo Paese è l’astensionismo crescente, come abbiamo detto.
E quando una (grande) parte dell’elettorato resta a casa, il risultato rischia di essere deciso non dalla maggioranza del Paese, ma dalla minoranza più determinata. Ecco perché questo referendum parla soprattutto a chi alle ultime elezioni ha scelto di non partecipare. A chi ha pensato che il proprio voto non cambiasse nulla. Stavolta la situazione è capovolta, ogni singolo voto può pesare in modo determinante, decisivo. Se davvero si vuole intervenire in modo diretto per cambiare questo Paese, allora non basta dirlo al bar, a lavoro o sui social di andare a votare. Bisogna andare tutti a votare. In democrazia il cambiamento non avviene per inerzia, avviene quando i cittadini decidono di partecipare. Diamo una lezione di democrazia – che è soprattutto partecipazione e responsabilità – a chi si sente in diritto e non in dovere di esercitare il diritto-dovere del voto.
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