Stretta Ue contro l’Iran: 31 misure
Scattano il congelamento di beni e il divieto di ingresso in Stati membri
I ministri degli Esteri Ue hanno approvato oggi un nuovo pacchetto di misure sanzioni contro l’Iran, colpendo formalmente 31 tra persone ed entità ritenute responsabili della repressione violenta delle proteste interne e del supporto militare di Teheran alla Russia nella guerra contro l’Ucraina.
Le misure prevedono il congelamento dei beni nei Paesi Ue e il divieto di ingresso nel territorio europeo. La decisione segna un irrigidimento della politica europea verso Teheran in un momento di forte pressione internazionale.
Chi è nella lista delle sanzioni e perché
Secondo le fonti ufficiali e le ricostruzioni diplomatiche, la lista approvata oggi comprende 21 soggetti (individui o entità) direttamente associati alla repressione delle proteste di massa in Iran e 10 soggetti coinvolti nella fornitura di aiuti militari alla Russia o nel sostegno logistico a programmi di armamenti condivisi.
Persone chiave sotto sanzione
Tra gli individui indicati come responsabili della repressione interna, figure di spicco delle forze di sicurezza iraniane e funzionari di governo.
Per esempio, Eskandar Momeni, ministro dell’Interno iraniano e vice comandante delle Forze di Legge e Ordine (LEF), ritenuto responsabile della gestione e repressione delle proteste con uso di forza letale.
Poi, Mohammad Movahedi-Azad, procuratore generale iraniano, accusato di aver minacciato manifestanti con pene capitali e di aver sostenuto l’azione repressiva delle autorità giudiziarie contro dissidenti.
Ancora, i comandanti IRGC regionali, senior ufficiali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), compresi responsabili di unità come la Saberin Brigade e altri comandanti provinciali accusati di aver ordinato l’apertura del fuoco contro manifestanti.
In generale, soggetti “coinvolti nella forza letale contro i civili” e nelle bozze di designazione interna agli Stati membri.
Entità e sigle sotto restrizioni
Oltre alle persone fisiche, l’Ue ha inserito nell’elenco diverse entità istituzionali o strutture di potere statali.
Innanzitutto le IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps), già soggette a sanzioni finanziarie prima di oggi, ed elemento centrale del dibattito europeo perché molti Paesi membri spingono per inserirle formalmente nella lista delle “organizzazioni terroristiche”.
Poi, le forze di polizia iraniane (Law Enforcement Forces – LEF) coinvolte nei rastrellamenti e nelle operazioni di repressione sul territorio nazionale.
E ancora, il ministero dell’Interno e quello della della Difesa, strutture di apparato responsabili dell’organizzazione delle attività di sicurezza e ordine pubblico.
Nel complesso, le categorie di entità colpite spaziano da apparati militari e di sicurezza statali a organismi di controllo e logistica, riflettendo la duplice preoccupazione dell’Ue per i diritti umani e la cooperazione militare internazionale iraniana.
Il nodo IRGC e la polemica sulle designazioni
Una delle sigle più discusse nel contesto delle sanzioni è quella del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Questa struttura — istituita dopo la rivoluzione del 1979 e oggi con enorme influenza politica, economica e militare — è oggetto di un dibattito politico interno all’Unione. Alcuni Stati membri spingono per inserirla ufficialmente nella lista europea delle organizzazioni terroristiche, equiparandola a gruppi come ISIS o al-Qaida, mentre altri sono più cauti per considerazioni diplomatiche e di sicurezza.
Al momento dell’adozione delle nuove misure, non è stato formalmente inserito l’IRGC in quella lista, perché la designazione richiede consenso unanime dei 27 Stati membri e la questione resta “sensibile” e oggetto di negoziato.
Perché queste misure erano attese da tempo
Le nuove sanzioni Ue non sono arrivate all’improvviso ma fanno parte di un regime complessivo di pressioni accumulate nel tempo. L’Ue aveva già esteso e prorogato le sanzioni iraniane per violazioni dei diritti umani e per il sostegno di Teheran a Mosca nella guerra contro l’Ucraina.
Dal 2011, in vigore un regime di sanzioni europeo in risposta a gravi violazioni dei diritti umani in Iran, che è stato drasticamente ampliato dall’ottobre 2022 in poi e aggiornato più volte per includere centinaia di individui e decine di entità.
Negli ultimi mesi il flusso di proteste di massa, la repressione violenta documentata da organizzazioni internazionali e le accuse di supporto militare iraniano alla Russia hanno portato molti diplomatici europei a chiedere un inasprimento delle misure. Le sanzioni odierne rispondono a queste pressioni politiche e alla richiesta di allineare più strettamente la politica dell’Ue con i valori di tutela dei diritti umani.
L’impatto delle sanzioni
Le misure adottate oggi prevedono principalmente due strumenti. Il primo, il congelamento dei beni di individui ed entità sanzionate all’interno dei Paesi membri dell’Ue. Poi, il divieto di accesso (visa ban) al territorio dell’Unione per i soggetti colpiti.
Queste restrizioni non solo isolano diplomaticamente e finanziariamente i soggetti indicati, ma mirano anche a inviare un segnale politico forte alla leadership iraniana e alle istituzioni coinvolte nelle violazioni dei diritti umani.
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