Su produzione ed export ma auto in crisi

Sale la produzione industriale ad aprile e l’export delle Regioni, nel primo trimestre dell’anno, ha fatto registrare dati incoraggianti. I numeri Istat sembrano restituire l’immagine di un’economia che tenta di rialzarsi e che punta a recuperare il terreno perduto. Eppure c’è un’incognita che pesa sul sistema economico ed industriale italiano: l’automotive è in flessione e le Regioni che a esso hanno legato il loro destino di esportazione restano clamorosamente al palo mentre tutte le altre fanno registrare importanti balzi in avanti.

Secondo quanto ha riferito l’Istat, ad aprile l’indice destagionalizzato della produzione industriale è cresciuto dell’1,6 per cento. Un dato che aumenta fino al 2 per cento se si prende in considerazione il trimestre tra febbraio ad aprile e lo si confronta con quello precedente. Insomma per il terzo mese di fila si registra una crescita congiunturale, dopo il tonfo di gennaio. L’incremento ha interessato più o meno tutti i principali settori. Tranne alcuni, di certo non secondari nel sistema industriale italiano. A trainare la ripresa, il settore tessile e della moda (che fa registrare un aumento del 23,4 per cento), quello farmaceutico (+19,8%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+9,4%). Pesa, però, la cattiva perfomance per prodotti chimici (-0,7%), metallurgia (-2,3%) e soprattutto dell’automotive (-0,7%).

Per colpa della crisi dell’auto, Basilicata (-13,5%) e Molise (che perde addirittura il 23,5%) sono le uniche due regioni italiane che, nel primo trimestre dell’anno, hanno fatto registrare il segno meno nell’export. Pesa, questa incertezza, anche sulla performance dell’Abruzzo (le cui esportazioni aumentano appena dello 0,4 per cento) e sul settore delle vendite di metalli da Lazio e Sardegna. E se l’aumento delle vendite al Nord e il balzo (pari a poco più del 23 per cento) della Lombardia ha trascinato verso l’alto i livelli dell’export, è stato il Sud a fare la parte del leone nella ripresa. La Sicilia, trainata dalle vendite di prodotti petroliferi raffinati, ha aumentato il valore del suo export del 72 per cento. Così Siracusa è entrata, unica città del Sud, all’interno della Top Ten delle province più attive sul fronte delle esportazioni. Ottima, inoltre, la perfomance della Calabria (più 56,6 per cento) e del Friuli Venezia Giulia (+51,3%), trascinata quest’ultima dalla ripresa della cantieristica navale.

In definitiva, secondo i dati Istat, si è registrata una forte crescita congiunturale delle esportazioni per il primo trimestre 2022 su tutto il territorio: +9,3% per il Sud e Isole, +9,1% per il Centro, +9,0% per il Nord-ovest e +8,1% per il Nord-est. Su base annua, invece, il dato assume le proporzioni di una crescita lusinghiera (+22,9%) e diffusa su tutto il territorio nazionale, che fa registrare un bel balzo per le Isole (+58,4%). Altrove, i valori oscillano. Intorno alla media nazionale per il Nord-est (+24,2%) e il Nord-ovest (+23,1%), va meno bene al Centro (+17,0%) e al Sud (+14,3%).

Se i valori sono positivi, resta la preoccupazione per il settore dell’automobile anche alla luce della scelta Ue di bandire i motori endotermici entro il 2035.

Il ministro Renato Brunetta vede positivo: “Altro che recessione. L’economia italiana, malgrado gli impatti dei rincari energetici e dei beni alimentari dovuti alla guerra in Ucraina, si mostra resiliente oltre le aspettative dei catastrofisti un tanto al chilo. Una crescita per il 2022 al +3% o superiore non è affatto impossibile”.

Sale la produzione industriale ad aprile e l’export delle Regioni, nel primo trimestre dell’anno, ha fatto registrare dati incoraggianti. I numeri Istat sembrano restituire l’immagine di un’economia che tenta di rialzarsi e che punta a recuperare il terreno perduto. Eppure c’è un’incognita che pesa sul sistema economico ed industriale italiano: l’automotive è in flessione e le Regioni che a esso hanno legato il loro destino di esportazione restano clamorosamente al palo mentre tutte le altre fanno registrare importanti balzi in avanti.

Secondo quanto ha riferito l’Istat, ad aprile l’indice destagionalizzato della produzione industriale è cresciuto dell’1,6 per cento. Un dato che aumenta fino al 2 per cento se si prende in considerazione il trimestre tra febbraio ad aprile e lo si confronta con quello precedente. Insomma per il terzo mese di fila si registra una crescita congiunturale, dopo il tonfo di gennaio. L’incremento ha interessato più o meno tutti i principali settori. Tranne alcuni, di certo non secondari nel sistema industriale italiano. A trainare la ripresa, il settore tessile e della moda (che fa registrare un aumento del 23,4 per cento), quello farmaceutico (+19,8%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+9,4%). Pesa, però, la cattiva perfomance per prodotti chimici (-0,7%), metallurgia (-2,3%) e soprattutto dell’automotive (-0,7%).

Per colpa della crisi dell’auto, Basilicata (-13,5%) e Molise (che perde addirittura il 23,5%) sono le uniche due regioni italiane che, nel primo trimestre dell’anno, hanno fatto registrare il segno meno nell’export. Pesa, questa incertezza, anche sulla performance dell’Abruzzo (le cui esportazioni aumentano appena dello 0,4 per cento) e sul settore delle vendite di metalli da Lazio e Sardegna. E se l’aumento delle vendite al Nord e il balzo (pari a poco più del 23 per cento) della Lombardia ha trascinato verso l’alto i livelli dell’export, è stato il Sud a fare la parte del leone nella ripresa. La Sicilia, trainata dalle vendite di prodotti petroliferi raffinati, ha aumentato il valore del suo export del 72 per cento. Così Siracusa è entrata, unica città del Sud, all’interno della Top Ten delle province più attive sul fronte delle esportazioni. Ottima, inoltre, la perfomance della Calabria (più 56,6 per cento) e del Friuli Venezia Giulia (+51,3%), trascinata quest’ultima dalla ripresa della cantieristica navale.

In definitiva, secondo i dati Istat, si è registrata una forte crescita congiunturale delle esportazioni per il primo trimestre 2022 su tutto il territorio: +9,3% per il Sud e Isole, +9,1% per il Centro, +9,0% per il Nord-ovest e +8,1% per il Nord-est. Su base annua, invece, il dato assume le proporzioni di una crescita lusinghiera (+22,9%) e diffusa su tutto il territorio nazionale, che fa registrare un bel balzo per le Isole (+58,4%). Altrove, i valori oscillano. Intorno alla media nazionale per il Nord-est (+24,2%) e il Nord-ovest (+23,1%), va meno bene al Centro (+17,0%) e al Sud (+14,3%).

Se i valori sono positivi, resta la preoccupazione per il settore dell’automobile anche alla luce della scelta Ue di bandire i motori endotermici entro il 2035.

Il ministro Renato Brunetta vede positivo: “Altro che recessione. L’economia italiana, malgrado gli impatti dei rincari energetici e dei beni alimentari dovuti alla guerra in Ucraina, si mostra resiliente oltre le aspettative dei catastrofisti un tanto al chilo. Una crescita per il 2022 al +3% o superiore non è affatto impossibile”.

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