L'ennesimo divario: sale l'occupazione e sale pure il reddito disponibile ma resta inferiore del 31% rispetto al Nord
Altro che chiacchiere: vivere al Sud costa tanto. E no, non c’entra solo la questione del carovita e nemmeno il livello dei prezzi. C’entrano i livelli di reddito disponibile che, nel Mezzogiorno, risultano inferiori fino addirittura al 31% rispetto a quelli su cui possono fare affidamento le famiglie che risiedono al Nord. Un divario, l’ennesimo, che dimostra plasticamente quanto si stia allungando la distanza tra le aree di un Paese che, mai come in questi ultimi anni, risulta lacerato e diviso.
Il reddito disponibile, il caso Sud
I dati li ha snocciolati l’Istat nel report dedicato ai conti economici territoriali. I numeri sono fin troppo eloquenti. Al Sud, complice l’avanzata dei tassi di occupazione, sale il reddito disponibile alle famiglie. Più che altrove, in Italia. Ma quanto raccontano le percentuali non sembra confermato dalla fredda contabilità. In termini di trend, l’aumento è pari al 3,4% a fronte di una media nazionale stimata nel 3%. Media, chiaramente, che risente dei dati sensibilmente peggiori registratisi nelle altre regioni italiane: al Nord Ovest, difatti, il reddito disponibile è salito del 2,9% a fronte di un più limitato aumento al Nord-Est (+2,7%). Se, però, si vanno a fare i conti c’è di che restar delusi. Nel 2024, difatti, le famiglie residenti nel Nord-ovest hanno registrato il livello di reddito disponibile per abitante più elevato (27,1mila euro annui), seguite dal Nord-est (25,9mila euro) e dal Centro (24,1mila euro).
Salgono le percentuali, distanza in termini reali
Soldi, questi, che al Sud non si vedono manco per scherzo. Gli analisti dell’Istat, difatti, hanno riferito che il reddito disponibile per le famiglie meridionali assomma a 17,8mila euro. Benissimo per le percentuali di crescita (erano 17,2mila euro del 2023 per un incremento del 3,7%). Non altrettanto bene in termini reali. Vivere al Sud, in definitiva, costa circa un terzo del reddito disponibile. Si guadagna il 31% in meno. Ma questi, va da sé, son dati statistici. Perché, a ben vedere, in alcune Regioni il reddito disponibile è persino inferiore a quello medio stimato per tutto il Sud. In Campania, Sicilia e Calabria, si vive guadagnando ancora meno rispetto agli italiani del Nord.
La sproporzione del Pil pro capite
Lo iato, chiaramente, si ripercuote su tutta una serie di indicatori. In termini di Pil pro capite, difatti, il paragone è impietoso. I primi, in Italia, sono i cittadini del Nord Ovest che possono vantare una quota pari a poco più di 46,1 mila euro ciascuno (in crescita rispetto al 2023 quando era stata di 45mila euro). A seguire c’è il Nord Est (43,6 milia euro). Netto il distacco con il Centro dove la quota di Pil pro capite raggiunge i 40mila euro (a fronte dei 39mila dell’anno scorso). Ma non c’è proprio partita, invece, coi dati meridionali. Che boccheggiano. Il Pil pro capite dei cittadini meridionali è inchiodato a 24,8 mila euro. In pratica 1,75 volte inferiore a quella del Centro Nord con una differenza che, in termini assoluti, è pari a 18,6 mila euro. La “classifica” delle città restituisce il quadro di un Paese a trazione settentrionale. Milano, in termini di Pil pro capite, è saldamente in testa. E può vantare livelli addirittura doppi (71,3 mila euro) rispetto alla media nazionale (36,3 mila euro). Dietro c’è Bolzano (61,5mila euro), poi Bologna (50,1mila euro), quindi Modena (48,6mila euro) e dunque arriva la capitale, Roma (47,6mila euro). In fondo alla graduatoria la solita caterva di città meridionali. Ultimissima è Agrigento, con un Pil per abitante pari a 19mila euro, seguita da Enna (19,3mila euro). Poco sopra, ma non di troppo, c’è Cosenza (19,4mila euro), quindi l’area del Sud Sardegna (19,5mila euro) e infine Barletta-Andria-Trani (19,8mila euro).
L’economia sommersa
Certo, c’è la questione dell’economia sommersa. Che al Sud vale più che altrove. Secondo i dati 2023, l’incidenza del “nero” (o quantomeno del grigio…) è quasi doppia nel Mezzogiorno rispetto al Nord. Al Sud rappresenta il 16,5% del valore aggiunto, al Centro l’11,8%, mentre l’incidenza nel Nord-est è pari al 9,3% e nel Nord-ovest all’8,9%.
Ma aumenta l’occupazione
C’è, almeno, la buona notizia riguardante l’occupazione. Al Sud cresce più che altrove, in Italia. Ma, da qui a definire (ancora) il Mezzogiorno come la locomotiva del Paese ce ne passa. I dati riferiscono che le assunzioni sono salite del 2,2%. A fare da traino, il comparto delle costruzioni (+6,9%) seguito da quello dei servizi (+2,1%). Al Nord Ovest, invece, l’occupazione è aumentata dell’1,6%. In perfetta armonia con la media, stimata appunto all’1,6%. Meglio ha fatto il Centro (+1,8%) e peggio di tutti il Nord Est (+0,8%).
Si lavora di più, al Sud. Dove, però, si continua a guadagnare meno degli altri. Un problema serissimo. Che si riverbera pure nei consumi, al lumicino nelle regioni meridionali. Un cane che si morde la coda. Meno soldi in busta paga, meno denari da spendere in giro. E i divari, invece di attenuarsi, si estendono.