TECH BATTE CRISI

Con il 2023 presentatosi all’insegna della recessione, l’evento tech più importante del mondo – il Ces 2023 in corso a Las Vegas – può provare a chiarire quali tendenze seguiranno le nuove tecnologie per rispondere alle sfide di un’economia globale in continua trasformazione e nella quale il mercato del tech solo 2 anni fa era stimato dalla research company IDC in oltre 5mila miliardi di dollari, con l’Europa a pesarvi per il 22%.
La prima previsione, che arriva dal vicepresidente della Consumer Technology Association che promuove il Ces, è quella di un’ondata diversificata di innovazione tecnologica, che renderà il business più sicuro ed efficiente e aiuterà i singoli consumatori a condurre una vita migliore. Steve Koenig, a proposito della crisi, cita l’economista Christopher Freeman quando disse che “l’innovazione accelera e cresce durante le recessioni economiche solo per scatenarsi quando l’economia inizia a riprendersi, inaugurando nuove potenti ondate di cambiamento tecnologico”.
Accelerazione e crescita, allora, con una marea di prodotti innovativi e di soluzioni, nella molteplicità delle aree di intervento: l’innovazione tecnologica nelle aziende, il metaverso e il web 3.0, il settore della mobilità, la tecnologia legata alla sanità, la sostenibilità e il mondo del gaming e dei servizi.
Koenig è netto: “Abbiamo già visto di recente con la grande crisi del 2008 e 2009 come l’innovazione tecnologica rivolta al consumatore sia cresciuta a seguito dell’arrivo della rete 4G. Oggi, con il 5G, vedremo molta innovazione industriale aziendale che migliorerà davvero l’economia globale ed avremo dei vantaggi sotto forma di nuovi servizi e nuovi prodotti per i consumatori”.
E a proposito del discusso metaverso, le sue considerazioni sono propositive: “Qualsiasi questione sul metaverso in questi giorni è ovviamente accolta con un certo scetticismo. Ma io credo che, mentre il suo universo sia ancora in qualche modo un termine speculativo, rappresenti comunque una vera tendenza. Ciò cui assistiamo è molto simile a quanto accaduto nei primi anni ’90 quando è arrivato Internet. E sappiamo come questo abbia cambiato tutto”.
Al centro di tutto la connettività, che alimenterà ovunque l’innovazione tecnologica. A guidare nella logistica una gestione efficiente e condizioni di lavoro più sicure, nell’agricoltura le tecnologie di precisione e il monitoraggio ambientale, nei trasporti l’aumento dei veicoli autonomi e i sistemi di controllo vocale, nella telemedicina i servizi e il monitoraggio dei pazienti. E nel gaming l’autodefinizione dell’intrattenimento, come negli Usa ove sono già 164 milioni quelli l’hanno scelta per 24 ore a settimana.

In questa visione, dove si troveranno l’Europa e l’Italia rispetto a questa ondata? Sulla spiaggia, ad assistere ai suoi effetti? O dalla parte che la genera? I presupposti rilevati da Deloitte non sono confortanti. Gli investimenti di Venture Capital di 75 miliardi di dollari per lo sviluppo del tech AI nel 2020, secondo l’Oecd, sono stati assorbiti per l’80% da startup cinesi e Usa, con l’Europa ad aggiudicarsene solo il 4%, di cui due terzi andati a realtà francesi e tedesche. Deloitte ipotizza quattro possibili scenari futuri. Da quello peggiore dominato dalle big tech extra Ue a quelli ove saremo fragili e incapaci senza un nostro settore comunitario o follower nell’attrattività e nella competitività. Fino alla migliore delle opzioni, quella secondo la quale l’ecosistema tech europeo si fa forte di educazione, ricerca, startup e scaleup.

Con il 2023 presentatosi all’insegna della recessione, l’evento tech più importante del mondo – il Ces 2023 in corso a Las Vegas – può provare a chiarire quali tendenze seguiranno le nuove tecnologie per rispondere alle sfide di un’economia globale in continua trasformazione e nella quale il mercato del tech solo 2 anni fa era stimato dalla research company IDC in oltre 5mila miliardi di dollari, con l’Europa a pesarvi per il 22%.
La prima previsione, che arriva dal vicepresidente della Consumer Technology Association che promuove il Ces, è quella di un’ondata diversificata di innovazione tecnologica, che renderà il business più sicuro ed efficiente e aiuterà i singoli consumatori a condurre una vita migliore. Steve Koenig, a proposito della crisi, cita l’economista Christopher Freeman quando disse che “l’innovazione accelera e cresce durante le recessioni economiche solo per scatenarsi quando l’economia inizia a riprendersi, inaugurando nuove potenti ondate di cambiamento tecnologico”.
Accelerazione e crescita, allora, con una marea di prodotti innovativi e di soluzioni, nella molteplicità delle aree di intervento: l’innovazione tecnologica nelle aziende, il metaverso e il web 3.0, il settore della mobilità, la tecnologia legata alla sanità, la sostenibilità e il mondo del gaming e dei servizi.
Koenig è netto: “Abbiamo già visto di recente con la grande crisi del 2008 e 2009 come l’innovazione tecnologica rivolta al consumatore sia cresciuta a seguito dell’arrivo della rete 4G. Oggi, con il 5G, vedremo molta innovazione industriale aziendale che migliorerà davvero l’economia globale ed avremo dei vantaggi sotto forma di nuovi servizi e nuovi prodotti per i consumatori”.
E a proposito del discusso metaverso, le sue considerazioni sono propositive: “Qualsiasi questione sul metaverso in questi giorni è ovviamente accolta con un certo scetticismo. Ma io credo che, mentre il suo universo sia ancora in qualche modo un termine speculativo, rappresenti comunque una vera tendenza. Ciò cui assistiamo è molto simile a quanto accaduto nei primi anni ’90 quando è arrivato Internet. E sappiamo come questo abbia cambiato tutto”.
Al centro di tutto la connettività, che alimenterà ovunque l’innovazione tecnologica. A guidare nella logistica una gestione efficiente e condizioni di lavoro più sicure, nell’agricoltura le tecnologie di precisione e il monitoraggio ambientale, nei trasporti l’aumento dei veicoli autonomi e i sistemi di controllo vocale, nella telemedicina i servizi e il monitoraggio dei pazienti. E nel gaming l’autodefinizione dell’intrattenimento, come negli Usa ove sono già 164 milioni quelli l’hanno scelta per 24 ore a settimana.

In questa visione, dove si troveranno l’Europa e l’Italia rispetto a questa ondata? Sulla spiaggia, ad assistere ai suoi effetti? O dalla parte che la genera? I presupposti rilevati da Deloitte non sono confortanti. Gli investimenti di Venture Capital di 75 miliardi di dollari per lo sviluppo del tech AI nel 2020, secondo l’Oecd, sono stati assorbiti per l’80% da startup cinesi e Usa, con l’Europa ad aggiudicarsene solo il 4%, di cui due terzi andati a realtà francesi e tedesche. Deloitte ipotizza quattro possibili scenari futuri. Da quello peggiore dominato dalle big tech extra Ue a quelli ove saremo fragili e incapaci senza un nostro settore comunitario o follower nell’attrattività e nella competitività. Fino alla migliore delle opzioni, quella secondo la quale l’ecosistema tech europeo si fa forte di educazione, ricerca, startup e scaleup.
Previous article
Next article
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli