Transizione ecologica, un incontro ASviS: si può accelerare, serve l’impegno di tutti

L’Italia può accelerare sulla transizione ecologica. Un impulso arriva dalle recenti riforme che introducono nella Costituzione la tutela dell’ambiente, della salute e degli interessi delle future generazioni. Esse rappresentano un passaggio importante del percorso dell’Italia verso il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 e sono il punto di partenza per dare nuova lena al lavoro da fare.

“Per reagire alle crisi in atto – la pandemia, i cambiamenti climatici, la guerre – dobbiamo prendere decisioni coraggiose, seguendo una visione lungimirante e condivisa, e affermare nuovi modelli di sviluppo centrati sull’equità sociale, la partecipazione, la responsabilità”. E’ quanto rileva l’ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che ha promosso un incontro online sul significato e le implicazioni della riforma degli Articoli 9 e 41 della Costituzione approvati l’8 febbraio dal Parlamento con una ampia maggioranza e pubblicati l’8 marzo in Gazzetta Ufficiale.
All’incontro online c’erano Marcella Mallen, presidente dell’ASviS; Franco Bassanini, presidente della Fondazione Astrid: Giuseppe Brescia, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati; Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili; Dario Parrini, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica.
“Le riforme della Costituzione realizzano le proposte formulate dall’ASviS fin dalla sua nascita, nel 2016, e dimostrano che in Italia c’è la capacità di costruire consenso e di raggiungere intese politiche su un tema rilevante come la sostenibilità – ha detto la Mallen -. Ora che entriamo nella fase esecutiva dobbiamo fare attenzione a mantenere il focus sull’interesse generale, evitare i particolarismi, superare il divario tra l’enunciazione dei principi e i comportamenti concreti. Per attuare quanto prevede la Costituzione occorre lavorare sulla cultura della programmazione identificando obiettivi, risorse, metriche di misurazione, proposte: una cultura che l’ASviS promuove e mette a disposizione del Paese alla luce dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030”.
Un conforto a questo ragionamento è venuto dal ministro Giovannini: “Per la prima volta nella Costituzione italiana si parla delle future generazioni, un segnale dell’impegno con cui vogliamo rispondere alle istanze dei giovani e superare gli interessi di breve periodo. Il nostro orizzonte temporale deve andare oltre al 2030, come indica anche l’Europa fissando di raggiungere la neutralità carbonica nel 2050. C’è ora la convergenza tra investimenti pubblici e privati sul fronte delle energie rinnovabili, l’attenzione del MIMS agli investimenti per l’adattamento delle infrastrutture ai cambiamenti climatici, tanto nei trasporti quanto per le reti idriche, la necessità di un cambiamento culturale capace di tradurre in politiche locali la visione globale della sostenibilità considerandone sia la dimensione ambientale sia quella sociale, quella che si riflette sulla vita delle persone”.
Mentre Bassanini si è interrogato sulle possibilità concrete per dare corpo alla riforma: “E’ importante in questa riforma anche il riferimento agli interessi delle future generazioni: le democrazie hanno molti pregi, rispetto alle autocrazie, perché tutelano libertà e diritti e basano le scelte sul consenso e la partecipazione dei cittadini, ma spesso vedono prevalere logiche di breve termine, perché le future generazioni non votano. La Costituzione da ora le difende, tutela il futuro del Paese. Ma come attuare la riforma? innanzitutto promuovendo la cultura della sostenibilità, poi lavorando sulla P.A.: in Italia abbiamo un sistema di decine di migliaia di pubbliche amministrazioni diverse, occorre che ciascuna incorpori questi nuovi principi e obiettivi costituzionali nella sua attività”.
Dario Parrini, dal fronte “caldo” del Parlamento, invece, ha voluto indirizzare un monito a chi fa sui banchi di Camera e Senato le riforme: “L’importanza di avere colmato un ritardo che segnava il nostro ordinamento costituzionale rispetto a quello di Paesi europei nei quali il principio di tutela dell’ambiente era già presente, facendo dei riferimenti alla biodiversità, agli ecosistemi e alle future generazioni una bussola. Abbiamo la sfida di fare tesoro di questa modifica: soprattutto chi fa le leggi, chi agisce nelle istituzioni deve saper tenere davvero conto dell’impatto sull’ambiente adottando procedure che siano allo stesso tempo snelli, efficaci e avanzate”.
Gli ha fatto eco, dalla Camera, Brescia: “Una riforma storica, per la prima volta dal 1948 sono stati aggiornati i principi fondamentali della Costituzione. Finalmente si è riconosciuto il principio di giustizia intergenerazionale, con un impatto anche sulle politiche, che spesso portano a prendere decisioni determinate dalla tirannia del presente per perseguire risultati immediati a scapito delle risorse future. Nel dibattito parlamentare qualcuno era preoccupato che mettere paletti all’attività economica potesse danneggiarla, ma invece sappiamo che lo sviluppo e la crescita devono essere sostenibili e la politica si deve impegnare seriamente e concretamente in questa direzione”.

L’Italia può accelerare sulla transizione ecologica. Un impulso arriva dalle recenti riforme che introducono nella Costituzione la tutela dell’ambiente, della salute e degli interessi delle future generazioni. Esse rappresentano un passaggio importante del percorso dell’Italia verso il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 e sono il punto di partenza per dare nuova lena al lavoro da fare.

“Per reagire alle crisi in atto – la pandemia, i cambiamenti climatici, la guerre – dobbiamo prendere decisioni coraggiose, seguendo una visione lungimirante e condivisa, e affermare nuovi modelli di sviluppo centrati sull’equità sociale, la partecipazione, la responsabilità”. E’ quanto rileva l’ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che ha promosso un incontro online sul significato e le implicazioni della riforma degli Articoli 9 e 41 della Costituzione approvati l’8 febbraio dal Parlamento con una ampia maggioranza e pubblicati l’8 marzo in Gazzetta Ufficiale.
All’incontro online c’erano Marcella Mallen, presidente dell’ASviS; Franco Bassanini, presidente della Fondazione Astrid: Giuseppe Brescia, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati; Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili; Dario Parrini, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica.
“Le riforme della Costituzione realizzano le proposte formulate dall’ASviS fin dalla sua nascita, nel 2016, e dimostrano che in Italia c’è la capacità di costruire consenso e di raggiungere intese politiche su un tema rilevante come la sostenibilità – ha detto la Mallen -. Ora che entriamo nella fase esecutiva dobbiamo fare attenzione a mantenere il focus sull’interesse generale, evitare i particolarismi, superare il divario tra l’enunciazione dei principi e i comportamenti concreti. Per attuare quanto prevede la Costituzione occorre lavorare sulla cultura della programmazione identificando obiettivi, risorse, metriche di misurazione, proposte: una cultura che l’ASviS promuove e mette a disposizione del Paese alla luce dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030”.
Un conforto a questo ragionamento è venuto dal ministro Giovannini: “Per la prima volta nella Costituzione italiana si parla delle future generazioni, un segnale dell’impegno con cui vogliamo rispondere alle istanze dei giovani e superare gli interessi di breve periodo. Il nostro orizzonte temporale deve andare oltre al 2030, come indica anche l’Europa fissando di raggiungere la neutralità carbonica nel 2050. C’è ora la convergenza tra investimenti pubblici e privati sul fronte delle energie rinnovabili, l’attenzione del MIMS agli investimenti per l’adattamento delle infrastrutture ai cambiamenti climatici, tanto nei trasporti quanto per le reti idriche, la necessità di un cambiamento culturale capace di tradurre in politiche locali la visione globale della sostenibilità considerandone sia la dimensione ambientale sia quella sociale, quella che si riflette sulla vita delle persone”.
Mentre Bassanini si è interrogato sulle possibilità concrete per dare corpo alla riforma: “E’ importante in questa riforma anche il riferimento agli interessi delle future generazioni: le democrazie hanno molti pregi, rispetto alle autocrazie, perché tutelano libertà e diritti e basano le scelte sul consenso e la partecipazione dei cittadini, ma spesso vedono prevalere logiche di breve termine, perché le future generazioni non votano. La Costituzione da ora le difende, tutela il futuro del Paese. Ma come attuare la riforma? innanzitutto promuovendo la cultura della sostenibilità, poi lavorando sulla P.A.: in Italia abbiamo un sistema di decine di migliaia di pubbliche amministrazioni diverse, occorre che ciascuna incorpori questi nuovi principi e obiettivi costituzionali nella sua attività”.
Dario Parrini, dal fronte “caldo” del Parlamento, invece, ha voluto indirizzare un monito a chi fa sui banchi di Camera e Senato le riforme: “L’importanza di avere colmato un ritardo che segnava il nostro ordinamento costituzionale rispetto a quello di Paesi europei nei quali il principio di tutela dell’ambiente era già presente, facendo dei riferimenti alla biodiversità, agli ecosistemi e alle future generazioni una bussola. Abbiamo la sfida di fare tesoro di questa modifica: soprattutto chi fa le leggi, chi agisce nelle istituzioni deve saper tenere davvero conto dell’impatto sull’ambiente adottando procedure che siano allo stesso tempo snelli, efficaci e avanzate”.
Gli ha fatto eco, dalla Camera, Brescia: “Una riforma storica, per la prima volta dal 1948 sono stati aggiornati i principi fondamentali della Costituzione. Finalmente si è riconosciuto il principio di giustizia intergenerazionale, con un impatto anche sulle politiche, che spesso portano a prendere decisioni determinate dalla tirannia del presente per perseguire risultati immediati a scapito delle risorse future. Nel dibattito parlamentare qualcuno era preoccupato che mettere paletti all’attività economica potesse danneggiarla, ma invece sappiamo che lo sviluppo e la crescita devono essere sostenibili e la politica si deve impegnare seriamente e concretamente in questa direzione”.

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