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Economia

Il tributo al quadrato

di Michele Gelardi -


Le conquiste del genio italico non si fermano al campo delle arti e della scienza. La creatività e l’inventiva del Belpaese si estendono anche alla politica e alla legislazione. In quest’ambito possiamo vantare non pochi primati mondiali, come ben sanno i lettori di questa rubrica. Per esempio, abbiamo inventato una nuova maniera di intendere e calcolare il “valore aggiunto” e anche un nuovo paradigma di scienza delle finanze: il tributo al quadrato.

Il valore economico e il principio dell’IVA

Si è sempre pensato che il valore economico di un bene fosse la somma delle lavorazioni intermedie e ogni passaggio lungo la catena produttiva e distributiva aggiungesse una parte al valore finale del bene immesso nel mercato. Per conseguenza si è pensato che l’imposta sul valore aggiunto (IVA) rispetti il principio dell’equità fiscale e non appesantisca il settore produttivo, perché grava solo sul consumatore in proporzione del valore globale del bene acquistato.  Così hanno pensato gli studiosi di scienza delle finanze sparsi per il mondo.

Il nuovo valore aggiunto: il fisco

Ma in Italia, dove risiedono pensatori molto più brillanti, è stato scoperto un nuovo valore aggiunto: il fisco. Il ragionamento è veramente geniale: il fatto stesso di imporre un tributo addizionale apporta un incremento di valore al bene di consumo. Il prezzo finale di quel bene non si compone solo della somma di tutti i passaggi produttivi e distributivi intermedi, ma anche  dei tributi che gravano su quel bene; e costituisce la base imponibile, cosicché l’IVA viene a gravare per quota-parte anche sul tributo che ha gonfiato il prezzo finale.  E come dar torto ai raffinati pensatori che hanno innalzato il tributo a valore? Se il prezzo è l’indice del valore della cosa, tutto ciò che contribuisce a formare il prezzo contribuisce ipso facto a incrementarne il valore e dunque costituisce valore aggiunto.  Nasce così il tributo al quadrato, partorito dal genio italico!

L’anatocismo fiscale e il pudore delle accise

Ovviamente con esso nasce anche l’esigenza di nascondere agli occhi dell’opinione pubblica questa sorta di “anatocismo fiscale” che alimenta la spirale inflazionistica, poiché l’imposta addizionale gonfia già il prezzo, che viene ulteriormente gonfiato dall’IVA calcolata su un valore aggiunto fittizio. Il pudore impone dunque di non chiamare “tributo” il tributo.

Ma non c’è problema, basta chiamarlo “accisa” e il gioco è fatto. Il popolo gabbato si accorge di nulla e si allieta comunque della consapevolezza di finanziare il pachiderma burocratico dell’Unione europea, dal quale l’Italia – si sa – trae tanti vantaggi, molto più che i Paesi del nord Europa, la Germania e la Francia. E aperta la via al “turbotributo” gravante sulla benzina, perché fermarsi? Perché non provarci con le bollette della luce e del gas? Anche per la bolletta vale la stessa equiparazione (prezzo=imponibile) e poco importa che il totale della bolletta comprenda già le imposte, chiamate amorevolmente “accise”. 

Tassazione ripetuta: successioni e dividendi

Ma non è finita qui. Quando si eredita un immobile, si paga l’imposta di successione. Tuttavia, per volturare l’immobile a nome dell’erede, bisogna pagare anche le imposte ipotecarie e catastali, calcolate sullo stesso valore che ha già subito il prelievo della successione. Si può fare un altro esempio di tassazione ripetuta: l’azienda produce un utile e paga l’IRES; ciò che resta viene distribuito ai soci come dividendo; il socio paga una ritenuta alla fonte (solitamente il 26%) su quei proventi che sono già stati tassati a monte nell’azienda.

La bulimia fiscale e la logica capovolta

Insomma la bulimia fiscale italiana non ha alcun freno. Non incontra nemmeno il limite logico, che impone la distinzione tra prelievo fiscale e valore del bene, né quello dell’equità che impone di non tassare la tassa. Viviamo in un sistema dove il fisco contraddice la logica elementare delle parole, pretendendo che l’accisa dia valore alla benzina, come se innalzasse il numero degli ottani, e i principi elementari di giustizia ed equità. perché non si limita a prendere una fetta della torta, ma pretende di tassare anche il coltello usato per tagliarla.

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