Uk Pound Down

La sterlina è ai suoi minimi storici sul dollaro. Nella giornata di lunedì il pound inglese è sceso a 1,04 rispetto alla valuta USA, il più basso di sempre, e i mercati finanziari sono entrati in una spirale di sfiducia nei confronti del Regno Unito e del governo Truss, in carica da appena tre settimane.

Praticamente un cane che si morde la coda: responsabile del crollo spaventoso la politica economica della nuova premier Tory, tutta incentrata su tagli fiscali e sulla conseguente copertura stimata attorno ai 150 miliardi di sterline per contrastare il caro energia, il vero campo di battaglia su cui si disputeranno le sorti del paese e del resto dell’Europa.

La manovra della BoE

La BoE, la Bank of England, si è già dichiarata pronta a intervenire per calmare le acque e frenare l’economia. Lo farà riacquistando miliardi di sterline di debito pubblico, per cercare di abbassare il tasso d’interesse che è salito alle stelle in seguito alla presentazione del “piano per la crescita”di Kwasi Kwarteng, il cancelliere dello Scacchiere (ossia il ministro del Tesoro).
Non solo il pound in caduta libera dunque, ma una crisi di fiducia nella tenuta dell’economia britannica.

La mossa drammatica della banca centrale inglese è riuscita a dare un po’ di sollievo al mercato obbligazionario, ma non a stabilizzare la valuta che continua a vacillare e scendere, inesorabilmente.

Quali sono i motivi? I mercati internazionali non credono che il paese possa crescere del 2,5% l’anno come previsto dalla Truss; inoltre questa volta, non è stato interpellato l’Office for Budget Responsibility (OBR), l’organismo indipendente che ha il compito di valutare la finanziaria presentata dal governo UK.

Anche il Fondo Monetario Internazionale condanna duramente le scelte della premier, perché in un momento storico difficile come questo, tagliare le tasse ai ceti più abbienti nel tentativo di spingere i consumi e risollevare l’economia, “non farà altro che aumentare le disuguaglianze sociali.”

Caos in casa Tory

Intanto nella House of Parliament non si respira un’aria né tranquilla né coesa: tra i conservatori arrivano le prime manifestazioni di dissenso, in aula e sui social.
A spaventare i membri più centristi del partito è l’aspetto profondamente strutturale e culturale della questione: non è possibile avere una politica economica che vada in direzione opposta e contraria rispetto a quella monetaria della Bank of England.
Cosa farà adesso Liz Truss non è dato sapere. Forse, indomita, andrà avanti per la sua strada come fece ai tempi la Lady di ferro Margaret Thatcher, o magari si piegherà alle pressioni dei tory più moderati che detengono la maggioranza parlamentare del partito.
Quel che è certo è che il mondo è di fronte alla peggiore crisi economica da generazioni, ma il Regno Unito è una barca in mezzo al mare davanti alla tempesta perfetta. Dopo Brexit, la pandemia, la crisi energetica aggravata dalla guerra in Ucraina, anche la morte della Regina Elisabetta, il crollo della sterlina, la paura dei mercati finanziari, e adesso, una premier che in meno di un mese ha scatenato la perplessità delle grandi istituzioni economiche mondiali.

Manca qualcosa? Apparentemente no. Si registra già un’inflazione dei generi alimentari da record (visto e considerato che UK importa il 46% del suo fabbisogno), del gas e della benzina; e un imminente tracollo del prezzo degli immobili.

La posta in gioco è altissima.
L’Inghilterra sembrerebbe lì lì per cadere nella peggiore recessione mai registrata.

La sterlina è ai suoi minimi storici sul dollaro. Nella giornata di lunedì il pound inglese è sceso a 1,04 rispetto alla valuta USA, il più basso di sempre, e i mercati finanziari sono entrati in una spirale di sfiducia nei confronti del Regno Unito e del governo Truss, in carica da appena tre settimane.

Praticamente un cane che si morde la coda: responsabile del crollo spaventoso la politica economica della nuova premier Tory, tutta incentrata su tagli fiscali e sulla conseguente copertura stimata attorno ai 150 miliardi di sterline per contrastare il caro energia, il vero campo di battaglia su cui si disputeranno le sorti del paese e del resto dell’Europa.

La manovra della BoE

La BoE, la Bank of England, si è già dichiarata pronta a intervenire per calmare le acque e frenare l’economia. Lo farà riacquistando miliardi di sterline di debito pubblico, per cercare di abbassare il tasso d’interesse che è salito alle stelle in seguito alla presentazione del “piano per la crescita”di Kwasi Kwarteng, il cancelliere dello Scacchiere (ossia il ministro del Tesoro).
Non solo il pound in caduta libera dunque, ma una crisi di fiducia nella tenuta dell’economia britannica.

La mossa drammatica della banca centrale inglese è riuscita a dare un po’ di sollievo al mercato obbligazionario, ma non a stabilizzare la valuta che continua a vacillare e scendere, inesorabilmente.

Quali sono i motivi? I mercati internazionali non credono che il paese possa crescere del 2,5% l’anno come previsto dalla Truss; inoltre questa volta, non è stato interpellato l’Office for Budget Responsibility (OBR), l’organismo indipendente che ha il compito di valutare la finanziaria presentata dal governo UK.

Anche il Fondo Monetario Internazionale condanna duramente le scelte della premier, perché in un momento storico difficile come questo, tagliare le tasse ai ceti più abbienti nel tentativo di spingere i consumi e risollevare l’economia, “non farà altro che aumentare le disuguaglianze sociali.”

Caos in casa Tory

Intanto nella House of Parliament non si respira un’aria né tranquilla né coesa: tra i conservatori arrivano le prime manifestazioni di dissenso, in aula e sui social.
A spaventare i membri più centristi del partito è l’aspetto profondamente strutturale e culturale della questione: non è possibile avere una politica economica che vada in direzione opposta e contraria rispetto a quella monetaria della Bank of England.
Cosa farà adesso Liz Truss non è dato sapere. Forse, indomita, andrà avanti per la sua strada come fece ai tempi la Lady di ferro Margaret Thatcher, o magari si piegherà alle pressioni dei tory più moderati che detengono la maggioranza parlamentare del partito.
Quel che è certo è che il mondo è di fronte alla peggiore crisi economica da generazioni, ma il Regno Unito è una barca in mezzo al mare davanti alla tempesta perfetta. Dopo Brexit, la pandemia, la crisi energetica aggravata dalla guerra in Ucraina, anche la morte della Regina Elisabetta, il crollo della sterlina, la paura dei mercati finanziari, e adesso, una premier che in meno di un mese ha scatenato la perplessità delle grandi istituzioni economiche mondiali.

Manca qualcosa? Apparentemente no. Si registra già un’inflazione dei generi alimentari da record (visto e considerato che UK importa il 46% del suo fabbisogno), del gas e della benzina; e un imminente tracollo del prezzo degli immobili.

La posta in gioco è altissima.
L’Inghilterra sembrerebbe lì lì per cadere nella peggiore recessione mai registrata.

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