U&M, il ruggito di Bossi

Il fiuto politico del Senatur rimane intatto. Non appena sugli schermi televisivi nove giorni fa cominciavano a scorrere i numeri dei primi exit poll che sancivano il tracollo della Lega salviniana, Umberto Bossi con i suoi familiari ha commentato: “Così non va bene, la Lega deve tornare a parlare ai ceti del Nord come ha sempre fatto, il progetto nazionale è fallito, deve coltivare l’obiettivo autonomista”. E nonostante i molti acciacchi ha iniziato subito a dare corpo al nuovo progetto. Tanto più che i malumori nel Carroccio sono rimbalzati veementi anche da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

Il ruggito dell’81enne leader, che non ha mai avuto un grandissimo feeling con Matteo Salvini, dal quale venne sconfitto nel dicembre 2013 nella corsa alla segreteria federale, ma che non per questo vuole lacerare il progetto leghista che rimane la cifra del suo capolavoro politico risalente agli anni Ottanta, cinque giorni dopo si è catalizzato nel “Comitato del Nord”.

Chiamatela corrente o componente, fatto sta che il vecchio nostromo della politica nazionale, rieletto alla Camera dopo un tiramolla durato giorni, con tanto di coccodrilli politici pubblicati anche dai giornaloni, ritiene di avere ancora un ruolo “per far valere le ragioni del Nord” con il nuovo “comitato interno”.
E come un generale che dispone le sue truppe consapevole di potere recitare ancora un ruolo nel momento in cui l’avversario Salvini è alle corde agli occhi dei militanti, costretto a cercare una sponda in Berlusconi per contenere la premier in pectore Giorgia Meloni, ha nominato luogotenenti sul campo due 47enni: l’europarlamentare pavese Angelo Ciocca, con il compito di tenere i rapporti con i militanti e le istituzioni europee, e il milanese Paolo Grimoldi, già deputato e segretario della Lega Lombarda fino al febbraio 2021, quale ufficiale di collegamento con le relazioni regionali.

“L’obiettivo è di far valere le ragioni del Nord – ha commentato ieri l’Umberto da Cassano Magnago con i giornalisti che da sabato lo cercavano – e quello che sto facendo rispecchia l’azione politica di tutta la mia vita”. Bossi ripete alla noia che vuole portare un contributo nel dibattito interno al partito con l’autonomia che resta il vessillo imprescindibile. Quanto ai simboli rimangono i tradizionali fazzoletto e cravatta verdi che profumano “di libertà”.

Sempre ieri rispondendo ai cronisti che lo aspettavano al varco, a Milano, per domandargli del il “Comitato del Nord”, il governatore lombardo Attilio Fontana ha sottolineato che «mi sembra sia un’idea, è un sottolineare la necessità dell’autonomia, poi bisogna capire meglio, non sappiamo ancora niente». Aggiungendo che «non c’è nessuna fronda». Ma la Lega è nel caos.
Sul punto Bossi ha rimarcato che nel comitato «non sono coinvolti nomi che non fanno parte del partito e alla base c’è il rispetto della militanza».

Da parte sua il “luogotenente” Angelo Ciocca ha detto ai giornalisti che «sono pronto a lavorare con e per Bossi, che ringrazio per la fiducia, per i militanti e al servizio del comitato del Nord. È chiaro che ogni azione deve essere svolta all’interno della Lega Salvini Premier. Il progetto non è nostalgico ma guarda al presente e al futuro, riportando il più ampio consenso elettorale nel partito che ha le sue radici nella questione settentrionale. Il partito non va sfasciato, ma ricompattato sulla proposta dell’autonomia. Dall’elettorato del Nord è arrivato un messaggio molto chiaro».

Il fiuto politico del Senatur rimane intatto. Non appena sugli schermi televisivi nove giorni fa cominciavano a scorrere i numeri dei primi exit poll che sancivano il tracollo della Lega salviniana, Umberto Bossi con i suoi familiari ha commentato: “Così non va bene, la Lega deve tornare a parlare ai ceti del Nord come ha sempre fatto, il progetto nazionale è fallito, deve coltivare l’obiettivo autonomista”. E nonostante i molti acciacchi ha iniziato subito a dare corpo al nuovo progetto. Tanto più che i malumori nel Carroccio sono rimbalzati veementi anche da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

Il ruggito dell’81enne leader, che non ha mai avuto un grandissimo feeling con Matteo Salvini, dal quale venne sconfitto nel dicembre 2013 nella corsa alla segreteria federale, ma che non per questo vuole lacerare il progetto leghista che rimane la cifra del suo capolavoro politico risalente agli anni Ottanta, cinque giorni dopo si è catalizzato nel “Comitato del Nord”.

Chiamatela corrente o componente, fatto sta che il vecchio nostromo della politica nazionale, rieletto alla Camera dopo un tiramolla durato giorni, con tanto di coccodrilli politici pubblicati anche dai giornaloni, ritiene di avere ancora un ruolo “per far valere le ragioni del Nord” con il nuovo “comitato interno”.
E come un generale che dispone le sue truppe consapevole di potere recitare ancora un ruolo nel momento in cui l’avversario Salvini è alle corde agli occhi dei militanti, costretto a cercare una sponda in Berlusconi per contenere la premier in pectore Giorgia Meloni, ha nominato luogotenenti sul campo due 47enni: l’europarlamentare pavese Angelo Ciocca, con il compito di tenere i rapporti con i militanti e le istituzioni europee, e il milanese Paolo Grimoldi, già deputato e segretario della Lega Lombarda fino al febbraio 2021, quale ufficiale di collegamento con le relazioni regionali.

“L’obiettivo è di far valere le ragioni del Nord – ha commentato ieri l’Umberto da Cassano Magnago con i giornalisti che da sabato lo cercavano – e quello che sto facendo rispecchia l’azione politica di tutta la mia vita”. Bossi ripete alla noia che vuole portare un contributo nel dibattito interno al partito con l’autonomia che resta il vessillo imprescindibile. Quanto ai simboli rimangono i tradizionali fazzoletto e cravatta verdi che profumano “di libertà”.

Sempre ieri rispondendo ai cronisti che lo aspettavano al varco, a Milano, per domandargli del il “Comitato del Nord”, il governatore lombardo Attilio Fontana ha sottolineato che «mi sembra sia un’idea, è un sottolineare la necessità dell’autonomia, poi bisogna capire meglio, non sappiamo ancora niente». Aggiungendo che «non c’è nessuna fronda». Ma la Lega è nel caos.
Sul punto Bossi ha rimarcato che nel comitato «non sono coinvolti nomi che non fanno parte del partito e alla base c’è il rispetto della militanza».

Da parte sua il “luogotenente” Angelo Ciocca ha detto ai giornalisti che «sono pronto a lavorare con e per Bossi, che ringrazio per la fiducia, per i militanti e al servizio del comitato del Nord. È chiaro che ogni azione deve essere svolta all’interno della Lega Salvini Premier. Il progetto non è nostalgico ma guarda al presente e al futuro, riportando il più ampio consenso elettorale nel partito che ha le sue radici nella questione settentrionale. Il partito non va sfasciato, ma ricompattato sulla proposta dell’autonomia. Dall’elettorato del Nord è arrivato un messaggio molto chiaro».

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