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Politica

Una legge elettorale per assecondare il bipolarismo

di Giuseppe Ariola -


C’è un problema di fondo che accompagna ogni intervento teso a modificare, aggiornare o riformare la legge elettorale. Una questione, più che tecnica, proprio istituzionale. Tanto che tutte le norme che si sono susseguite negli ultimi venti anni sono finite sotto la mannaia della Corte costituzionale o, comunque, non hanno avuto lunga vita. Emblematico è l’esempio dell’Italicum, addirittura mai utilizzato e superato proprio a seguito di una bocciatura della Consulta che aveva già stroncato la precedente legge Calderoli, il celebre Porcellum. Il sistema attualmente in vigore, il Rosatellum, invece, non ha avuto problemi di costituzionalità, ma non prevede alcun meccanismo premiale in grado da assicurare alla coalizione che vince le elezioni numeri tali da garantire la governabilità. E qui veniamo al cuore del problema.

Le coalizioni sulla scheda elettorale

Il riassestamento politico seguito alla stagione di Tangentopoli che ha spinto a sistema italiano verso un bipolarismo che poco si confà a quelli che sono gli assetti istituzioni e, soprattutto, costituzionali. Per dirlo in parole semplici, l’idea di un gruppo di partiti che si allea in una coalizione chiaramente identificabile sulla scheda elettorale è una novità relativamente recente della storia italiana. Prima ogni partito correva per sé, senza accordi preelettorali. Almeno non ufficiali. Solo dopo i risultati consegnati dalle urne ci si metteva all’opera per costruire una coalizione in grado di formare un governo a sua volta capace di ottenere la fiducia di Camera e Senato. Non essendoci stata alcuna modifica costituzionale questo schema non è stato mai cambiato, ma a differenza di quanto accadeva durante la prima Repubblica, adesso si tenta di offrire agli elettori una possibile coalizione di governo già prima del voto.

Il senso del premio di maggioranza

Non essendo però questo meccanismo politico sugellato a livello istituzionale il rischio che il tentativo fallisca è dietro l’angolo. E’ così che nasce il governo giallo-verde nel 2018 e, prima ancora, nella legislatura precedente, per questa stessa ragione si insediarono il governo Letta di larghe intese, quello Renzi con la partecipazione di una parte di eletti con la coalizione di centrodestra e poi quello di scopo con a capo Gentiloni. Ecco perché si tenta di intervenire sulla legge elettorale con l’obiettivo di legare un impianto bipolare alla successiva formazione del governo. Lo strumento più semplice, ovviamente, è quello del premio di maggioranza. In questo modo si assegna al gruppo di liste che raccoglie più consensi un numero di seggi ulteriori tale da garantire a un governo nato nel perimetro ben delineato di una specifica coalizione i numeri per nascere.

Una legge elettorale che garantisca la stabilità

Praticamente il risultato a cui mira lo Stabilicum che premia chi ottiene almeno il 40% dei voti con l’elezione di ulteriori 70 deputati e 35 senatori. Insomma, una platea parlamentare solida e in grado di superare le alchimie che in tante occasioni hanno accompagnato la nascita dei governi. La coalizione precostituita prima e non dopo le elezioni non avrebbe problemi numerici a far conferire al proprio leader il mandato del Presidente della Repubblica a formare l’esecutivo. Ovviamente, questo spinge il sistema politico verso un’ancora più accentuata bipolarizzazione. Perché è evidente che i partiti che corrono da soli non hanno alcuna possibilità di arrivare avanti a coalizioni più o meno strutturate e, quindi, di accaparrarsi il premio di maggioranza. Al di là della legge elettorale, non è infatti un caso che per contrastare il centrodestra, consolidato da tempo, sulla sponda opposta si lavori faticosamente alla nascita del campo largo.


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