L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Una questione di quorum, arma a doppio taglio

di Adolfo Spezzaferro -


Una questione di quorum. Nato come garanzia, il quorum (il numero di elettori necessario affinché una votazione sia valida) col tempo si è trasformato in un’arma a doppio taglio. Il referendum sulla riforma della magistratura, per cui domani e dopodomani siamo tutti chiamati alle urne, privo appunto di una soglia minima di partecipazione, lo dimostra in maniera plastica: il risultato sarà valido comunque, anche se a votare si presenterà una minoranza degli aventi diritto.

Una scelta coerente con la natura confermativa di questo voto referendario, che arriva al termine di un iter parlamentare di approvazione della riforma. Eppure, proprio qui si annida il paradosso. Da un lato, l’assenza di quorum responsabilizza l’elettore: non votare non è più una strategia per affossare il risultato, come accade nei referendum abrogativi. Dall’altro, può condurre a esiti formalmente legittimi ma politicamente fragili, perché sostenuti da una partecipazione ridotta.

La Costituzione può essere modificata (o non) anche da una minoranza relativa del corpo elettorale (e a dire che c’è chi definisce la democrazia “dittatura della maggioranza”). L’assenza di quorum non elimina i problemi, quindi, ma li sposta. Stavolta, con l’astensionismo in continua crescita, il rischio è dunque duplice: o consultazioni che falliscono per mancanza di partecipazione, o decisioni prese da pochi. In entrambi i casi, però, il nodo resta politico prima che tecnico: la qualità della democrazia aumenta sì con le riforme giuste ma anche e soprattutto con la partecipazione.


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