Una storia di identità e di patrie

Una storia d’identità che si scontrano e quando è possibile si integrano. Una storia di patrie che si scambiano. Una storia di confine. Tutto questo è “Resta quel che resta”, il nuovo romanzo di Katia Tenti (Piemme, 2022). Ambientato subito dopo la fine della Grande Guerra, racconta la difficile transizione dell’Alto Adige/Südtirol da tedesco a italiano, con tanti che si trasferirono in quelle aree a caccia di fortuna e di una vita più decorosa. Anni in cui è ancora fortemente sentito il concetto di “patria”: ed è proprio di questo che tratta il libro, raccontando in stile picaresco le vicissitudini di queste famiglie, che lottano per i propri diritti in una terra ostile, superando, insieme, qualsiasi ostilità. Anche sui banchi di scuola si tende a studiare poco quei momenti in cui gli italiani, orgogliosi di esserlo, per mantenere la loro identità, combattevano per la loro indipendenza, una parola che affascina ma che nel contempo fa anche paura perché implica coraggio, determinazione e grande maturità. Oggi che non sappiamo che cosa significhi l’amore per la propria patria e per la propria terra, per i propri usi e per i propri costumi. Non conosciamo talora nemmeno le sue bellezze e le sue grandezze e andiamo a cercare altrove quello che potremmo avere vicino a noi.
Il romanzo narra di Else Steiner e suo padre, che hanno dedicato tutta la propria vita alla musica, e non ci sono mai stati né tempo né spazio per il conflitto. La musica non ha lingua, in fondo, è universale. Quando però la giovane cantante viene allontanata dal teatro, per far posto a un’italiana, qualcosa si spezza per sempre. È Alfred Gasser, medico di successo, ad approfittare della solitudine della donna. Non è un matrimonio d’amore, ma potrebbero essere felici se la loro storia non si intrecciasse a quella di altre tre famiglie. Gli Egger, tra i più ricchi e amati abitanti di Bolzano, il cui figlio minore ha un ritardo mentale che per sua madre è impossibile da accettare, così come ciò che i Walsche, gli estranei, stanno facendo alla sua terra. I Marchetti, arrivati da Vicenza per scappare da un destino infame e disposti a qualunque cosa per integrarsi e arricchirsi, a rubare, mentire, vendere ai fascisti i nemici politici per un pugno di pane in più. I Ceccarini, orgogliosi comunisti toscani, pieni di figli e di sogni che in parte si infrangeranno nei campi per i dissidenti politici, ma che forse troveranno un riscatto. Lungo i sessant’anni di storia ripercorsi in questo appassionante affresco, la Tenti riesce a farci entrare nei mondi di tutti loro, raccontandoci però anche una storia più grande, quella di una terra dove l’oppressore cambia faccia e bandiera ogni volta. Ma soprattutto riesce a far appassionare i lettori a un luogo amato profondamente da coloro che ci abitano e che sono disposti a tutto per restarci.

Una storia d’identità che si scontrano e quando è possibile si integrano. Una storia di patrie che si scambiano. Una storia di confine. Tutto questo è “Resta quel che resta”, il nuovo romanzo di Katia Tenti (Piemme, 2022). Ambientato subito dopo la fine della Grande Guerra, racconta la difficile transizione dell’Alto Adige/Südtirol da tedesco a italiano, con tanti che si trasferirono in quelle aree a caccia di fortuna e di una vita più decorosa. Anni in cui è ancora fortemente sentito il concetto di “patria”: ed è proprio di questo che tratta il libro, raccontando in stile picaresco le vicissitudini di queste famiglie, che lottano per i propri diritti in una terra ostile, superando, insieme, qualsiasi ostilità. Anche sui banchi di scuola si tende a studiare poco quei momenti in cui gli italiani, orgogliosi di esserlo, per mantenere la loro identità, combattevano per la loro indipendenza, una parola che affascina ma che nel contempo fa anche paura perché implica coraggio, determinazione e grande maturità. Oggi che non sappiamo che cosa significhi l’amore per la propria patria e per la propria terra, per i propri usi e per i propri costumi. Non conosciamo talora nemmeno le sue bellezze e le sue grandezze e andiamo a cercare altrove quello che potremmo avere vicino a noi.
Il romanzo narra di Else Steiner e suo padre, che hanno dedicato tutta la propria vita alla musica, e non ci sono mai stati né tempo né spazio per il conflitto. La musica non ha lingua, in fondo, è universale. Quando però la giovane cantante viene allontanata dal teatro, per far posto a un’italiana, qualcosa si spezza per sempre. È Alfred Gasser, medico di successo, ad approfittare della solitudine della donna. Non è un matrimonio d’amore, ma potrebbero essere felici se la loro storia non si intrecciasse a quella di altre tre famiglie. Gli Egger, tra i più ricchi e amati abitanti di Bolzano, il cui figlio minore ha un ritardo mentale che per sua madre è impossibile da accettare, così come ciò che i Walsche, gli estranei, stanno facendo alla sua terra. I Marchetti, arrivati da Vicenza per scappare da un destino infame e disposti a qualunque cosa per integrarsi e arricchirsi, a rubare, mentire, vendere ai fascisti i nemici politici per un pugno di pane in più. I Ceccarini, orgogliosi comunisti toscani, pieni di figli e di sogni che in parte si infrangeranno nei campi per i dissidenti politici, ma che forse troveranno un riscatto. Lungo i sessant’anni di storia ripercorsi in questo appassionante affresco, la Tenti riesce a farci entrare nei mondi di tutti loro, raccontandoci però anche una storia più grande, quella di una terra dove l’oppressore cambia faccia e bandiera ogni volta. Ma soprattutto riesce a far appassionare i lettori a un luogo amato profondamente da coloro che ci abitano e che sono disposti a tutto per restarci.

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