Venezuela: il blitz di Trump colpisce l’asse anti-occidentale – Cina, Russia, Iran e Cuba –
La notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 ha segnato una svolta drammatica negli equilibri geopolitici globali. L’operazione delle forze speciali americane su Caracas, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, non rappresenta solo un cambio di regime in America Latina, ma un duro colpo all’intera rete di alleanze anti-occidentali. Trump ha colpito simultaneamente gli interessi – anche – della Cina, della Russia, dell’Iran e di Cuba.
Petrolio e il controllo globale
Il Venezuela custodisce le maggiori riserve petrolifere certificate al mondo: 303 miliardi di barili. Trump non ha nascosto le intenzioni: “Saremo fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela”, ha dichiarato a Fox News, annunciando che Washington “governerà” il Paese fino a una “transizione sicura”. Ma dietro la retorica sul narcotraffico, emergono motivazioni geopolitiche ben chiare: l’amministrazione Trump vede il Venezuela come un punto chiave della competizione globale, diventato avamposto per potenze rivali nel “cortile di casa” americano.
Gli interessi della Cina a rischio
La Cina si è detta “profondamente scioccata” e ha chiesto il “rilascio immediato” di Maduro. Pechino ha investito oltre 60 miliardi di dollari in Venezuela, principalmente attraverso prestiti petroliferi tra il 2007 e il 2016. La Cina sarebbe emersa come uno dei principali acquirenti del greggio venezuelano, utilizzando Caracas per diversificare le fonti energetiche. Solo due giorni prima dell’operazione, Maduro aveva incontrato l’inviato speciale cinese Qiu Xiaoqi. L’intervento americano ha interrotto questa partnership nel momento del suo consolidamento, privando Pechino di un alleato chiave nella strategia di espansione latinoamericana.
Russia: l’influenza perduta
Mosca ha definito l’operazione “un atto di aggressione armata”, come riportato da NBC News. La Russia aveva costruito negli ultimi vent’anni relazioni strategiche con il Venezuela, fornendo miliardi in armamenti: caccia Su-30, sistemi antiaerei S-300, carri armati. Per Putin, il Venezuela rappresentava la capacità russa di proiettare influenza nell’emisfero occidentale. Ma le opzioni concrete di Mosca appaiono limitate. La Russia, già impegnata in Ucraina e sotto sanzioni, difficilmente può rispondere alla perdita dell’alleato venezuelano, dimostrando i limiti nel proteggere “partner” lontani.
L’Iran e il crollo dell’economia
Forse il colpo più duro, dopo Cina e Russia, è quello subito dall’Iran. L’alleanza tra Teheran e Caracas, consolidatasi con Ahmadinejad e Chávez, era un’architettura complessa di interessi economici, militari e illegali. L’Iran aveva investito tra 5 e 7 miliardi in Venezuela, con presenza capillare dei Pasdaran e di Hezbollah. Il Venezuela era una piattaforma iraniana nelle Americhe, utilizzata per aggirare le sanzioni attraverso oro, petrolio e flussi finanziari offshore.
Il Venezuela forniva all’Iran condensato petrolifero necessario per diluire il greggio extra-pesante, mentre Teheran inviava carburante raffinato a Caracas. Il Patto ventennale del 2022 prevedeva l’assemblaggio di droni iraniani in Venezuela e tecniche di repressione digitale. La caduta di Maduro smantella questa architettura strategica, isolando ulteriormente un regime iraniano già sotto una forte pressione.
Cuba sarà il prossimo obiettivo?
L’operazione ha gettato nel panico anche Cuba. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha denunciato un “attacco criminale”, ma le sue parole tradiscono più timore che forza. Cuba ha migliaia di cittadini in Venezuela, dove da vent’anni esercita influenza sugli apparati di sicurezza. Per L’Avana, il Venezuela rappresentava una fonte vitale di petrolio e un alleato economico fondamentale.
E Trump non ha nascosto le intenzioni. Su Cuba ha risposto: “È una nazione in fallimento. Credo che inizieremo a occuparci anche di Cuba. Vogliamo aiutare il popolo cubano”. Il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di emigrati cubani, ha avvertito: “Se vivessi all’Avana, sarei preoccupato”. Per i falchi repubblicani, Cuba rappresenta il vero obiettivo finale.
Un messaggio all’asse bolivariano
Anche altri membri dell’asse bolivariano osservano con preoccupazione. La Turchia ha condannato l’operazione come “banditismo”, mentre il presidente colombiano Petro ha dispiegato l’esercito alla frontiera. Trump gli ha risposto: “Dovrebbe guardarsi le spalle”. Il Messico ha condannato l’azione come violazione della Carta ONU, mentre Nicaragua e Bolivia assistono in silenzio.
Il Blitz e il nuovo ordine
L’operazione segna un ritorno a pratiche di intervento unilaterale. Il segretario ONU Guterres ha parlato di “pericoloso precedente”. Per gli alleati di Maduro – dall’Iran a Cuba, dalla Russia alla Cina – questa dimostrazione di forza è un messaggio chiaro: Washington può rovesciare, brillantemente, governi ostili in poche ore Trump ha ridisegnato gli equilibri di potere in America Latina, affermando nuovamente il primato americano e marginalizzando le ambizioni di un intero asse anti-occidentale che vedeva in Caracas un punto di riferimento strategico.
E la Groenlandia?
Per Trump il Venezuela è solo un tassello di una strategia decisamente più ampia di riaffermazione del potere americano. Non a caso, mentre si consumava il blitz a Caracas, il presidente ha nominato un inviato speciale per la Groenlandia, rilanciando le pretese su quel territorio: “Ne abbiamo bisogno per la sicurezza”, ha dichiarato, provocando l’indignazione di Copenaghen. Dall’emisfero occidentale all’Artico, Washington intende ridefinire le sfere d’influenza globali secondo i propri interessi strategici.
Per gli alleati di Maduro – dall’Iran a Cuba, dalla Russia alla Cina – questa dimostrazione di forza è un avvertimento: l’America di Trump può rovesciare governi ostili in poche ore e rivendicare territori strategici senza chiedere il permesso a nessuno.
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